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Categoria: Libri
Creato Lunedì, 16 Febbraio 2004

Stefano Tassinari, I segni sulla pelle, recensione di Luciano Nicolini (n°31)

Le giornate del luglio 2001 a Genova sono destinate, come quelle del marzo 1977 a Bologna, a rimanere per sempre nella memoria di chi le ha vissute.

Non perchè si sia trattato di avvenimenti politicamente importanti. Se solo ci si sofferma un attimo a riflettere, ci si rende conto di come, in entrambi i casi, i moti di piazza, e la relativa repressione, si siano verificati in contesti tutt’altro che favorevoli a una trasformazione sociale.

E, in effetti, ad essi hanno fatto seguito momenti di stasi, se non di riflusso. Tanto che, sia per Genova sia per Bologna, c’è chi ha ipotizzato che i moti siano stati eterodiretti dal potere, da chi ad esso voleva sostituirsi o da entrambi simultaneamente.

Il vero motivo per cui quelle giornate sono destinate a rimanere nella memoria è che, in entrambi i casi, si è passati rapidamente, troppo rapidamente, dalla festa all’incubo.

Questa sensazione, ben descritta da Pellegrini, con riferimento alle giornate di Genova, nel film "Ora o mai più", è restituita con grande efficacia anche dal bel romanzo giallo di Stefano Tassinari "I segni sulla pelle" (Marco Tropea Editore, 2003).

Caterina, giovane giornalista al primo incarico per la radio privata con cui collabora, partecipa alle manifestazioni di protesta contro i G8. Assiste al crescendo delle violenze fino a che, nel pomeriggio del venerdì, una voce circola per la città: due manifestanti sono stati uccisi. Di uno, Carlo Giuliani, si conoscerà presto il nome; dell’altra non si saprà più nulla. E qui comincia il giallo che, ovviamente, non vi racconto.

Il romanzo si legge agilmente e immerge il lettore nel clima di quelle giornate. Si sente che l’autore era presente, e si capisce subito da quale parte batteva il suo cuore. Coraggiosa è la denuncia dell’operato della polizia. Interessante anche l’indicazione di indagare su alcune strane voci circolate durante il G8.

Un piccolo appunto deve però essergli fatto: possibile che la giovane giornalista non si sia accorta che venerdì, mentre i giovani dei centri sociali si scontravano con polizia e carabinieri, nel Ponente era in corso una corteo dei sindacati di base (cui partecipava anche il movimento anarchico)? E dire che, tramite Radio Gap, citata nel romanzo, il corteo è stato seguito, minuto per minuto, da tutt’Italia.

Ed è possibile che non si sia chiesta come mai queste organizzazioni avessero preferito manifestare nel Ponente, piuttosto che aderire ai confusi appelli provenienti dal Social Forum?

Forse, come l’autore, Caterina ha visto solo ciò che era portata a vedere. Ma non gliene facciamo una colpa: in occasioni come quella di Genova capita, più o meno, a tutti.

Probabilmente, è capitato anche a me.

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