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Categoria: Cinema
Creato Domenica, 15 Luglio 2018

Nicole Kidman Quando parlando (di cinema) si urla di Luca Baroncini

Oltre a non esistere più le mezze stagioni, non esistono più nemmeno i pareri sfumati. Quando si parla di qualsiasi cosa, e in questo articolo ci occuperemo di film, il mondo si divide ormai in “hater” (coloro che odiano, spesso a prescindere) e “fan” (coloro che invece amano e sostengono, anche loro non sempre a ragion veduta). I social network hanno di sicuro amplificato questo bisogno di assoluto perché spesso, in poche righe, a volte proprio attraverso poche parole, addirittura sillabe o espressioni gergali, finanche emoticon, ci si sente in dovere di essere netti, perentori, definitivi.

Come se si dovesse necessariamente abbracciare una corrente, positiva o negativa poco importa. L’importante è distinguersi a suon di superlativi e finire a darsi pacche (virtuali) sulle spalle all’interno di un gruppo di presunti complici, salvo poi scoprire che non si è così affini come si pensava. 

Ma il ritmo azzera ogni ipotesi di approfondimento e quindi via a suon di “mi piace” alla ricerca, spesso disperata, di un po’ di visibilità. Perché se qualcuno mi nota, forse, esisto per davvero. Eppure tra “capolavoro” e “boiata pazzesca” ci sono mille sfumature, di grigio ma non solo. 

E la critica in tutto questo frastuono con poco contenuto che funzione ha? Dovrebbe fare ordine, dare chiavi di lettura, indagare, andare oltre ciò che appare, azzardare, anticipare piuttosto che seguire, ma molte volte non resiste a unirsi al coro urlante con, in aggiunta, un bel po’ di ego da compiacere. Tra i film della stagione in chiusura ce ne sono alcuni che hanno creato più di altri scontri ai limiti del cruento fra detrattori e sostenitori. L’estate può essere l’opportunità per vivere la meritata pigrizia all’insegna del recupero, anche perché le novità in sala sono poche. L’occasione è quindi ghiotta per provare a farsi un’idea personale sui film più discussi della stagione.

Si può cominciare con “Blade Runner 2049”, flop al cinema successo in home video, che ha avuto il coraggio di dare seguito a un cult, il celeberrimo film di Ridley Scott del 1982. Sarà il tempo a farci capire se l’opera resterà nella storia del cinema oppure no, ma liquidarlo come troppo lento o eccessivamente lungo non gli rende di sicuro giustizia. Ha bisogno del suo tempo, e anche del nostro, ma è tempo ben investito perché è visivamente magnifico (non a caso ha vinto due Oscar, per fotografia ed effetti speciali) e, pur dando anche risposte, regala soprattutto suggestioni in cui è bello perdersi. 

Tra i più odiati della stagione, ma baciato da ragguardevole successo, anche il ritorno in Italia di Gabriele Muccino con “A casa tutti bene”. In questo caso, più che in altri, il parlare a vanvera ha dominato, con commenti all’insegna del “non l’ho visto, però..”, “non andrò a vederlo perché..”. Come per tutti gli ambiti, è buona norma parlare di ciò che si conosce, o comunque, restando ai film, almeno si è visto. E il film è un interessante immagine dell’Italia contemporanea attraverso i personaggi che mette in scena. Insopportabili? Sguaiati? Egocentrici? Urlanti? Superficiali? Guardiamoci intorno, magari anche allo specchio, prima di gridare allo scandalo! 

Questi i due casi più eclatanti, ma il bisogno di bianchi o neri non ha risparmiato parecchi altri titoli: “Napoli velata” (pastrocchio o raffinato “vedo non vedo” d’autore?), “La forma dell’acqua” (tutta la magia del cinema o banale “famolo strano”?), “La ruota delle meraviglie” (Allen definitivo o minore?), “Wonder” (ruffiano o gentile?), “Deadpool 2” (orrendo o sovversivo?), “The Post” (celebrazione del mito o fiera degli stereotipi?), “Black Panther” (rivoluzionario o convenzionale?), “Lazzaro felice” (pasticciato o poetico?). A voi, lettori, l’ultima parola. Ma prima, per favore, guardateli!

 

 

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