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Categoria: Cinema
Creato Venerdì, 01 Settembre 2017

Wonder Woman"Wonder Woman" contro "La mummia" 2, recensione di Domenico Secondulfo

Mi accodo all’ottima recensione di Luca Baroncini, vero esperto, che condivido, cercando di fare un intervento il più politicamente scorretto. Non ho visto e non andrò a vedere “Wonder Woman” per un pregiudizio politico/ideologico che spiegherò poi.

Per iniziare, due parole invece contro “La mummia”. A mio parere si tratta del peggiore film della serie, infinitamente più gradevoli, ricchi e complessi, per quanto può essere possibile per film di questo tipo. In quest’ultimo, la storia diventa un action movie zeppo di effetti speciali, di combattimenti, di colpi di scena, secondo il canovaccio ormai consolidato dei film di guerra e azione americani. Non a caso inizia con un’azione di guerra all’interno del conflitto in Afghanistan. Anche i film precedenti avevano nella seconda guerra mondiale lo scenario di riferimento, ma si trattava appunto di un orizzonte lontano che incorniciava la storia, senza fagocitarla completamente nel proprio universo di senso. Qui invece dell’immaginario americano di guerra non manca proprio nulla, la coppia protagonista-spalla identica in qualsiasi film americano di guerra a partire da quelle contro gli indiani, il sergente burbero ma eroico, quasi un padre, l’antipatica ed indipendente femmina che poi cederà al fascino del guerriero, ecc. ecc., il tutto condito da un protagonista espressivo e di impatto come un sedano, utile soltanto in quanto celebrità ricostruita dallo star system e, non dimentichiamolo, personaggio di grande spicco della Chiesa di Scientology. Ma non voglio infilarmi in una critica vetero ideologica, il film è semplicemente ed onestamente un brutto e noioso fritto misto taglia-incolla, con ritagli provenienti dalla serie dei morti viventi e perfino da doctor Jekyll e mr. Hyde, una specie di fermata d’autobus hollywoodiana.

Ma veniamo a Wonder Woman. Si tratta di una creatura che fa parte del primissimo gruppo di super eroi creati agli inizi degli anni ’40 del secolo scorso in gran parte dalla Marvel, anche se Wonder Woman è figlia di una testata concorrente, con lo scopo di sostenere ideologicamente lo sforzo bellico americano nella seconda guerra mondiale. Un astuto mix delle mitologie greca e nord europea messo a punto dai disegnatori e da uno psicologo (comportamentista). Volendo scomodare qualche parolone potremmo dire che è il tentativo di produrre delle icone mitologiche in grado di indirizzare ed incorniciare l’immaginario degli americani, e del resto del mondo, rispetto al ruolo militare e coloniale dell’America nel mondo che nasce dalla seconda guerra mondiale. Una parte della titanica operazione di egemonia culturale operata dai media americani da sempre, Hollywood e comix in testa. Basta guardare i costumini di questi super eroi (Wonder Woman e Capitan America, una calibrata sulla cultura femminile e l’altro su quella maschile) per fugare ogni dubbio rispetto a questa loro funzione. Per comprendere la forza ideologica di questa operazione basta chiedersi come mai quando vediamo questi super eroi nei loro costumini a stelle e strisce, anziché metterci a ridere li prendiamo sul serio. Rispetto a Capitan America, Wonder Woman è una figura di maggiore complessità e profondità simbolica, costruita attingendo a piene mani dalla mitologia greca e nord europea e più volte riscritta per seguire i flussi culturali del mondo femminile, dalla divisione del lavoro sessuale degli anni ’50 alla lotta per l’emancipazione degli anni successivi. Il costumino si modifica rendendo meno evidenti i simboli americani ed avviandosi verso un immaginario fantasy, anche se le forme, la struttura e gli accessori restano chiaramente gli stessi ed è facile trovare analogie con la prima divisa. Anche l’apparato ideologico trasmesso dalle immagini è meno grezzo di quello di Capitan America e di altri simili eroi dell’epoca, lo scopo è soprattutto quello di agganciare il movimento di emancipazione femminile introducendo in seconda battuta immaginari maggiormente standardizzati sull’ideologia americana, e da questo punto di vista anche la dimensione sentimentale dell’eroina gioca un ruolo molto importante. Potrei continuare, ad esempio, parlando degli scudi dei due personaggi nei film recentemente usciti, oppure della strana coincidenza con l’era Trump. Ma poi sembrerebbe una recensione seria. Ecco perché si tratta di un film che non andrò neppure vedere, conosco parecchi sistemi per impiegare in modo più interessante e fruttuoso le due ore di vita che esso mi ruberebbe e che non mi verrebbero mai più restituite.

 

 

 

 

 

 

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