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Categoria: Cinema
Creato Sabato, 01 Luglio 2017

wonder"Wonder Woman” contro “La mummia”, recensione di Luca Baroncini (n°203)

Piccola premessa per capire di chi stiamo parlando.

Wonder Woman è un personaggio dei fumetti creato da William Moulton Marston nel 1941 e pubblicato dalla DC Comics, grande rivale della Marvel nella colonizzazione del mondo a opera dei supereroi.

Chi era ragazzo negli anni ’80 la ricorda interpretata da Lynda Carter nella omonima serie televisiva, mentre nel film di Patty Jenkins, attualmente nelle sale, è la bellissima attrice israeliana Gal Gadot.

La mummia è invece il cadavere imbalsamato proveniente dall’antico Egitto, pronto a risvegliarsi negli incubi di ognuno di noi, che ora la Universal, con la complicità di Tom Cruise, sta tentando di riportare al successo. Il fine è quello di rispolverare tutti i mostri del Dark Universe, l’universo cinematografico orrorifico i cui diritti sono in mano alla Universal (la Moglie di Frankenstein, l’Uomo Invisibile, l’Uomo Lupo, Van Helsing, il Mostro della Laguna Nera, i prossimi che arriveranno), in modo da trovare un nuovo filone cinematografico da sfruttare proficuamente negli anni a venire.

I due lungometraggi sono tra quelli destinati a ravvivare il botteghino estivo mondiale, due opere basate su personaggi popolari ben radicati nell’immaginario, effetti speciali, azione e avventura, costruiti quindi per diventare grandi sucessi commerciali.

La cosa che più colpisce è la diversa accoglienza riservata ai due film dalla critica americana. Per “Wonder Woman” i giudizi sono quasi tutti eccellenti, con grande spreco di lodi e superlativi, mentre il povero Tom Cruise è stato stroncato con altrettanta veemenza. A testimoniare il diverso trattamento è il sito RottenTomatoes, la Bibbia americana per captare il gradimento di un film. “Wonder Woman” accoglie il 92% di recensioni professionali positive, “La mummia” solo il 16%.

Come mai tanta discordanza per due film in fondo destinati a intrattenere senza troppe sottigliezze? Alla prova della visione “Wonder Woman” è sicuramente più riuscito e compatto, sconta approssimazioni e ingenuità ma ha il pregio di impostare un racconto, moderatamente divertente, in cui i supereroi hanno anche il potere di condizionare il corso della Storia, e dosa cliché e generi cinematografici con equilibrio. “La mummia” è prima di tutto un film con Tom Cruise e la sua immagine cinematografica finisce per condizionare un po’ troppo il risultato che cade in un limbo dove horror, commedia, azione e avventura, faticano ad armonizzarsi tra loro. Finisce quindi per mancare di personalità o, meglio, si affida troppo a quella del baldo Tom, poco in linea con i brividi delle intenzioni. Resta comunque un onesto film di puro svago che intrattiene senza particolari cedimenti.

Allora perché tanta differenza nell’accoglienza oltreoceano? Può sembrare un dato di poco conto, invece c’è da riflettere. La sensazione è che, tra la critica, stia prendendo sempre più piede il “politicamente corretto”, soprattutto dopo l’elezione di Trump. Ne è stato un esempio il verdetto degli Oscar in cui non ha vinto il film che resterà (il “leggero” “La La Land”) ma quello più “giusto” perché incentrato su questione razziale, bullismo e accettazione della propria identità (l’interessante ma già dimenticato “Moonlight”). Hollywood pensa quindi di avere un certo potere e fa in modo di esercitarlo. In questo senso “Wonder Woman” segue la scia, dando risalto al tema molto caldo dell’orgoglio femminista. Non a caso la maggior parte dei commenti rimarcano come il progetto sia tutto al femminile: è donna sia la regista che la protagonista, è la prima donna supereroe ad avere un lungometraggio tutto suo ed è il primo film diretto da una donna a superare i 100 milioni di dollari di incasso. Sul fatto che Wonder Woman sia stata creata da un uomo, e quindi tarata su un immaginario maschile, si preferisce invece glissare. Sicuramente si tratta di conquiste significative, che mettono in luce il maschilismo imperante nella società contemporanea, ma la domanda è: tutto ciò deve anche condizionare il parere critico su un film? Si devono valutare i film per ciò che sono o per quello che rappresentano? Questione spinosa, probabilmente più interessante dei film dei quali si è parlato.

 

 

 

 

 

 

 

 

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