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Creato Mercoledì, 01 Febbraio 2017

parmigianoGino Berciani, di Rino Ermini (n°198)

Questo, più che un racconto, potrebbe essere un ritratto. Ma qual è la differenza quando siamo fra noi, a raccontarcene qualcuna tanto per passare il tempo? Comunque sia, è sempre qualche cosa di cui posso parlare con cognizione di causa perché a quel tempo in quel quartiere ci lavoravo come operaio saldatore dal fabbro Renzoni.

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Creato Martedì, 01 Novembre 2016

Cavalli -Foto di Mario RebeschiniPrimetto Brandi, di Rino Ermini (n°195)

Primetto Brandi quando partì per andare a fare il militare di leva era normale e quando tornò era grullo. Questo lo diceva lui. A noi, a dir la verità, quando tornò a casa dopo il congedo ci sembrava più o meno come prima, semmai un po’ rincoglionito, ma né più né meno come erano tutti quelli che tornavano da fare il militare e che rimanevano ancora per qualche mese con un’aria un po’ beota, ma poi piano piano si rimettevano e tornavano normali. La sua tesi era precisa e netta: se mi avete preso a fare il soldato vuol dire che ero normale, e se ora sono grullo siete voi che mi avete rovinato, quindi dovete pagare. Io non so come andò.

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Creato Lunedì, 06 Giugno 2016

Murillo - Gesù del buon pastoreUn sogno, di Rino Ermini (n°191)

Stavo camminando lungo un sentiero perso in boschi di querce nell’alta val Tiberina. Chiara e fredda giornata d’inverno, senza vento, solo la luce a tratti sembra muoversi fra i rami e sul crinale dei poggi. Di rumori niente, a parte quello leggero degli scarponi sulla terra fredda, e quello dei pensieri anch’essi leggeri. Vedo all’improvviso fra i cespugli poco avanti a me, prima uno poi un altro maiale che pasturano grufolando nello strato di foglie. Mi sembra strano. Qui mi aspetterei il cinghiale. Di certo ci sarà vicino una casa di contadini dove allevano maiali all’aperto e liberi. Dopo un po’ ne vedo altri tre, più grossi, e un verro e una scrofa. Animali belli.

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Creato Martedì, 01 Marzo 2016

Rito religiosoL'acqua santa e il foco benedetto, di Rino Ermini (n°188)

Sempre parlando di cose religiose di quand’ero ragazzo, qualche giorno prima di Pasqua, se mi ricordo bene il lunedì e il martedì della settimana santa, il prete, accompagnato da due chierichetti (che da noi a dir la verità si chiamavano “sagrestani”), faceva il giro della parrocchia per la benedizione delle case. Era l’occasione anche per le grandi pulizie di primavera: gli uomini nelle stalle, nelle cantine, nei fienili e sotto le logge, le donne in cucina e nelle camere si davano un gran da fare per nettare a fondo almeno una volta all’anno, e scrollarsi di dosso il peso dell’inverno.

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Creato Domenica, 01 Novembre 2015

faggetaUn uomo e le sorgenti, di Rino Ermini (n°184)

Dalla mie parti vive un uomo, che dovrebbe avere ora poco più di settant’anni, il quale alcuni anni fa, stufo del mondo, decise di abbandonare il paese ed i parenti per andare a vivere in montagna, in una foresta di faggi. Come rifugio decise di stare in una antica e diroccata capanna di carbonai, a quattro ore di cammino dal genere umano. La sistemò alla meno peggio facendoci un focolare e un posto per dormire, senza usare altro che pietre e legno.

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Creato Giovedì, 01 Ottobre 2015

Processione - Foto Mario RebeschiniLa processione, di Rino Ermini (n°183)

Quasi sessant’anni fa uscì un libro che le autorità vaticane, nonostante la prefazione di un vescovo e il regolare nihil obstat, fecero ritirare velocemente dal commercio. In esso un prete di una parrocchia toscana di campagna analizzava con acume e dati inoppugnabili la religiosità dei propri parrocchiani. È un libro che ho letto e riletto, non solo perché mi pareva un’ottima indagine sociologica, ma anche perché ci vedevo fotografata la realtà delle campagne in cui ho vissuto da ragazzo. In fondo, a leggere questo libro, mi divertivo nel rivedere me stesso e la mia gente contadina nel vivere quotidiano di allora, in particolare nel rapporto con la religione, il prete e la chiesa.

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Creato Giovedì, 02 Aprile 2015

Casa sommersa dall'erba - Foto di Mario RebeschiniLa memoria, di Rino Ermini (n°178)

Mio padre ancora racconta fatti del fascismo, della guerra, della Resistenza e della vita contadina, fatti di cui ha avuto esperienza diretta o che sono accaduti nel raggio del suo mondo.

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Creato Domenica, 01 Marzo 2015

PolliDue fratelli, di Rino Ermini (n°177)

Avrò avuto dieci anni e mio fratello sette ed eravamo a pascolare le pecore fra boschi e campi incolti lungo il Borronaccio, una forra profonda con un filo d’acqua che garantiva rane e bisce. C’eravamo tolti le scarpe per stare nella poca acqua del rivo e sentire sabbia e fango sotto i piedi.

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Creato Domenica, 01 Febbraio 2015

BiciclettaUna bicicletta, di Rino Ermini (n°176)

Ho avuto per lungo tempo una bicicletta da donna, bianca, vecchia, brutta. Era la bicicletta più scassata della zona a nord ovest di Milano. Me la regalò mio suocero, che l’aveva raccattata nell’angolo del ferraccio da un suo amico meccanico, per portare in giro mia figlia dai due anni in poi. Per questo dietro ci aveva montato un seggiolino in metallo, fatto da lui stesso con ferri vecchi che aveva trovato fra le sue cose.

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Creato Lunedì, 01 Dicembre 2014

Cavalli - Foto Mario RebeschiniUno studente e una studentessa anarchici? di Rino Ermini (n°174)

Negli anni in cui ho insegnato in un Istituto tecnico agrario statale ho incontrato vari studenti che in un modo o in un altro si definivano anarchici, ma ho sempre avuto qualche dubbio circa il fatto che sapessero con precisione che cosa significasse esserlo. Uno studente che invece non si definiva tale, che anzi, per la precisione, non si definiva in alcun modo, secondo me lo era.

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Creato Sabato, 01 Novembre 2014

tanicaGaribaldi di Rino Ermini (n°173)

Garibaldi aveva un po’ di anni più dei nostri, ma credo non arrivasse ai quaranta. Piccolo, biondino, un po’ stempiato, pizzetto e baffi, denti davanti un po’ in fuori. Vestito sempre come si conveniva a un uomo serio (velluto, gilè, giacca, camicia bianca rigorosamente senza cravatta, e stivali verdi di gomma, bassi, da contadino), passava quasi ogni giorno dalla Casa del Popolo fra le tre e le quattro del pomeriggio. Noi che eravamo nei nostri venti-venticinque anni non sempre ci trovavamo lì a quell’ora (insomma: lavoravamo, studiavamo, facevamo politica, non eravamo sempre liberi di andare al circolo), ma se c’eravamo scambiavamo due parole con lui, sempre rispettosamente perché era piuttosto suscettibile. Fra di noi e con gli altri avventori eravamo abbastanza portati a fare gli scemi, ma con Garibaldi si faceva molta attenzione.

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Creato Sabato, 01 Marzo 2014

Cercatori d’oro di Rino Ermini (n°166)La febbre dell'oro

Si dice che lungo l’Elvo e il Cervo, fiumi che scendono dai monti del Biellese, o lungo il Ticino, si può trovare l’oro. Di certo si trovava in epoche remote. Che cosa sarebbero altrimenti i grandi cumuli di grossi ciottoli nella zona della Bessa o dalle parti di Varallo Pombia, se non il risultato dell’immane lavoro dei cercatori che dal corso d’acqua rimuovevano le pietre per cercarlo? E, ugualmente, che cosa ci farebbe al Museo Civico di Cuggiono l’attrezzatura adoperata da chi si dedicava a tale attività? Nella valle del Ticino si dice anche che un tempo i giovanotti che volevano sposarsi avrebbero potuto farlo soltanto se fossero riusciti a trovare tanto oro quanto ne bastava per forgiare l’anello matrimoniale per sé e la ragazza amata.

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Creato Sabato, 01 Febbraio 2014

Due studenti comunisti di Rino Ermini (n°165)

Nei quindici anni durante i quali ho insegnato in unmegafono Istituto di istruzione superiore a nord-ovest di Milano, fra centinaia di studentesse e di studenti, di comunisti dichiarati ne ho incontrati pochissimi, forse una decina. Di significativi poi, cioè che sapessero che cosa vuol dire “comunista” e avessero un minimo di preparazione in proposito, ne ho incontrati due.

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Creato Mercoledì, 01 Gennaio 2014

La spigolatura di Rino Ermini (n°164)

Quando ero ragazzo, la mia era una famiglia di mezzadri Ulivoe viveva in un podere la cui coltura principale era quella dell’olivo e il prodotto più importante l’olio. L’olio era infatti una delle pochissime cose che il mezzadro riuscisse a vendere per raggranellare qualche soldo e fin dalla notte dei tempi un alimento assai prezioso.

La raccolta delle olive era dura perché si faceva da novembre a gennaio, col freddo e con sistemi arcaici. Da noi, per il tipo di coltura degli olivi e per il tipo d’olio che si produceva, le olive erano raccolte a mano sulla pianta.

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