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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Giovedì, 05 Luglio 2018

800px-UnclesamwantyouCrisi di governo: mi sono sbagliato di Luciano Nicolini (n°214)

(ma sarebbe importante capire il motivo dell’errore)

 Le premesse

Mi scuso con i lettori se inizio citando due miei precedenti articoli ma, al fine di ragionare su quanto sta accadendo in Italia, mi sembra necessario. Del resto,  come vedrete se avrete la pazienza di leggere, non sono i soli articoli che citerò.

 

«Prima o poi – scrivevo sul numero di maggio di Cenerentola - i nodi vengono al pettine e, nonostante la confusione, spesso creata ad arte, la divisione tra destra e sinistra riemerge all’interno dei singoli partiti. Lo si è visto quando il Movimento Cinque Stelle si è trovato a dover scegliere se accettare o meno un’alleanza con la coalizione  (elettorale) di centrodestra: è stato costretto a rifiutarla, perchè avrebbe perso gran parte dei suoi esponenti di sinistra.

Così come, con  ogni probabilità, il Partito Democratico sarà costretto a rifiutare il patto offerto dai pentastellati, perchè  gran parte dei suoi esponenti li trova troppo sinistrorsi.

E torneremo, probabilmente, a un governo sostenuto da tutti i partiti (pentastellati esclusi).

In verità esiste anche un’altra possibilità: quella di un ritorno alle urne. Ma non conviene probabilmente al Partito Democratico (piuttosto in crisi), né a Forza Italia (che potrebbe perdere  voti a favore della Lega), né, infine, al Movimento Cinque Stelle (che difficilmente potrebbe ottenere la maggioranza assoluta, necessaria a governare da solo). Non a caso, l’unico a chiedere con convinzione nuove elezioni è Salvini, che però ha un problema: aver manifestato troppo chiaramente le proprie simpatie per Putin, il che al governo Usa, vero padrone dell’Italia, non piace affatto».

Sul numero di giugno (redatto tuttavia quando ancora si era in piena “crisi di governo”) aggiungevo:

«Finora la situazione si è evoluta coerentemente con le mie previsioni: il Partito Democratico ha rifiutato il patto offerto dai pentastellati. Quest’ultimi, vistisi tagliati fuori, hanno tentato la carta delle elezioni a luglio, trovando l’appoggio di Salvini (al quale avrebbero fatto comodo per consolidare la propria posizione). A quel punto Berlusconi, che invece temeva l’esito della consultazione elettorale, gli ha consentito di trattare con Di Maio, in modo da far trascorrere il tempo necessario a rendere impossibile un rapido ritorno alle urne.

Il tempo è passato, e adesso tale eventualità sembra assai improbabile. Vedremo come andrà a finire…»

È ovvio che, coerentemente con quanto avevo scritto un mese prima, mi aspettavo che, arrivati a quel punto, il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, liquidasse Conte, Di Maio e Salvini e nominasse un governo “tecnico”, in realtà formato e sostenuto da tutti, pentastellati esclusi.

E mi sbagliavo!

La tappa successiva

Infatti, se il 27 maggio, Conte era stato costretto a rinunciare alla formazione di un governo composto da leghisti e grillini, bocciato da Mattarella con il pretesto della presenza di   Paolo Savona (considerato antieuropeista)  in qualità di ministro dell’economia, il 31 maggio riceveva una seconda volta  l’incarico di presidente del consiglio, in seguito alla decisione di Cottarelli (che nel frattempo era stato incaricato di formare un governo “provvisorio”) di rinunciare “essendosi create nuove condizioni per la formazione di un governo politico”. Governo nel quale, si noti bene, Savona era adesso presente addirittura in qualità di ministro per gli “affari europei”, in compagnia di Di Maio e di Salvini, rispettivamente  ministro del lavoro e ministro dell’interno.

Dopo aver giurato al Quirinale, il 5 giugno Conte tiene il suo discorso d’insediamento al senato, ottenendo la fiducia con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti e, il giorno seguente, ottiene la fiducia anche alla camera dei deputati con 350 voti favorevoli, 236 contrari e 35 astenuti.

In altre parole, è andata a finire nella maniera che ritenevo più improbabile: con i leghisti e i grillini al governo, insieme.

Tre ipotesi

A proposito del mio errore si possono fare tre ipotesi (che, naturalmente non si escludono vicendevolmente):

1) Nicolini è uno stupido (o, quantomeno, una persona assai disinformata);

2) Mattarella, dopo aver bocciato il governo dei leghisti e dei grillini (interpretando, tra l’altro, in modo molto forzato il dettato costituzionale), si è reso conto che un governo Cottarelli privo della legittimazione dei due rami del parlamento avrebbe pregiudicato la credibilità del Paese;

3) tra il 27 e il 31 maggio è successo qualcosa.

Il caso Scanzi

Circa la prima ipotesi, devo ammettere che non ho mai dato prova di essere particolarmente intelligente e che, data la mia lontananza dai palazzi del potere, non sono neanche molto informato circa le segrete cose. Ma non sono il solo ad essere caduto nell’errore.

Andrea Scanzi, che è piuttosto borioso (ma tutt’altro che stupido) e che frequenta assai più di me i palazzi del potere, il 28 maggio scriveva su Il Fatto Quotidiano:

«I 5 Stelle non andranno mai al Governo. (…) Io non sbaglio mai. (…) Quando  volete sapere  come andranno le cose, chiedetelo a me. (…)

Di Maio, ma che te ridi? L’ho scritto in tempi non sospetti e lui si è arrabbiato, ma non mi pare di avere avuto torto: mai fidarsi di Salvini, del Quirinale e più in generale di chi è più scaltro di te. “Faremo la storia”, “Saremo il governo del cambiamento”, “Dureremo cinque anni”. Ma de che, Di Maio? De che? Sei stato bravissimo a trattare Berlusconi per quello che è, ma sei anche stato di una ingenuità commovente. Ricordati: i 5 Stelle, al potere, non li faranno andare mai. È l’unica certezza nello scacchiere politico nostrano. (…)

Non è vero che a ottobre nulla muterà. Sempre ammesso che a ottobre si torni a votare (faranno di tutto per imporci un altro governissimo), anche con la stessa legge elettorale il voto si polarizzerà e l’approccio degli italiani non sarà analogo a quello del 4 marzo. Sarà una cosa tipo-ballottaggio: o centrodestra, o 5 Stelle. I secondi riavranno Di Battista, e farà loro gioco. Ma vinceranno i primi. Tutto il resto verrà ridimensionato. (…)

Per concludere. Le elezioni sono inutili, Mattarella ha regalato il paese a Salvisconi e i mastini che hanno azzannato il pericolosissimo Conte possono ora serenamente ricominciare a leccare quel che resta di Renzi».

Era  il 28 maggio: tre giorni dopo, con grande figuraccia di Scanzi, Conte avrebbe ricevuto l’incarico di fare il governo con Di Maio e Salvini.

Mattarella ha avuto un ripensamento?

La seconda ipotesi è che, tra il 27 e il 31 maggio, Mattarella abbia avuto un ripensamento. Beh, forse non si aspettava che illustri giuristi criticassero il suo rifiuto. Forse Cottarelli e la sua squadra non erano contenti di presentarsi alle camere per racimolare soltanto una manciata di voti. Forse è sembrato loro che con i famosi “mercati” lo stato italiano non avrebbe fatto una gran figura…

Ma, è possibile che a queste cose non avesse pensato prima?

L’articolo di Grillo

29 maggio. Il Fatto Quotidiano pubblica uno strano articolo di Beppe Grillo: 

«Sento definire quello che è successo come drammatico, incredibile  e un gravissimo scontro istituzionale, in un crescendo di allarmati e allarmanti squittii. Eravamo talmente abituati all’idea che “politica” significasse correre dietro a personaggi scandalosamente impresentabili da confondere la cronaca rosa shocking delle loro demenziali imprese. Ci siamo fatti confondere per venti anni dalle dispute fra lo Psiconano e De Benedetti, dalle imprese di Formigoni e dalle pirloette degli eredi del Pci sino a dimenticarci che cosa fosse la politica.

(…) Oggi, finalmente giunti ai primi veri scontri fra modi diversi di intendere la cosa pubblica, sento che questo viene chiamato caos. Accidenti, era così radicata l’idea che parlare di politica significasse solo inseguire nipoti (da Letta a Ruby) e orchestrare dibattiti sul nulla che assistiamo al disorientamento assoluto di fronte alla ripresa del confronto politico, anche duro.

L’establishment  è riuscito a bloccarci? Ok, fa parte del gioco! (…)

Quello che ne seguirà si chiama semplicemente politica: il confronto fra interessi diversi combattuto con mezzi diversi dalla  violenza, dopo avere denudato la casta questo era il nostro obiettivo più importante: un paese che tornasse a porsi i temi che contano per il suo futuro. Certo, sarebbe stato meglio non perdere altro tempo a cottarellarci al sole filtrato da un’aria così difficile da respirare, ma il confronto proseguirà: questa è la politica, bellezze! In alto i cuori».

Come dire: “Mattarella ci ha bloccato, ma noi ce lo aspettavamo. La lotta continua però, per carità, senza violenza!”

È ben vero che Di Maio, dopo il rifiuto di Mattarella, aveva chiesto di processarlo per alto tradimento e aveva convocato per il 2 giugno una manifestazione di protesta a Roma. Ma non mi risulta che i grillini intendessero portare con loro i kalashnikov!

Che cosa voleva esorcizzare Grillo? (Che comunque, a questo punto, come Scanzi, dava per scontato che i suoi seguaci non sarebbero andati al governo)

La terza ipotesi 

La terza ipotesi, come si è detto, e che tra il 27 e il 31 maggio sia successo qualcosa. Forse chi aveva “consigliato” a Mattarella di non consegnare il paese (neppure provvisoriamente) a Salvini e Di Maio ha cambiato idea. E gli ha dato un “consiglio” diverso dal precedente.

Per chi, come noi, lotta ogni giorno per cambiare questo Paese, sarebbe importante capire perché.

 

 

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