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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Mercoledì, 01 Novembre 2017

usi-ait“Rosatellum” e autodeterminazione dei popoli, di Luciano Nicolini

Da diversi anni il movimento libertario è attraversato da un dibattito: alcuni sostengono che le cosiddette democrazie occidentali offrono ai cittadini la possibilità di cambiare, attraverso il voto, il proprio paese; i più invece continuano a sostenere che tali democrazie sono soltanto maschere dietro le quali si nasconde la dittatura della borghesia (“chi ha una faccia e mostra solo il viso, sempre gradevole, sempre più impreciso”, per citare Fabrizio De André).

I  primi affermano che sarebbe stata proprio la novità costituita dal suffragio universale (che in Italia è stato ottenuto soltanto nel secondo dopoguerra) a mettere in crisi il movimento anarchico, tradizionalmente legato all’idea di rivoluzione; e questo semplicemente perchè nelle democrazie occidentali di fare la rivoluzione non c’è bisogno: è sufficiente cambiare governo utilizzando il voto. I secondi invece attribuiscono ad altre cause l’attuale debolezza del movimento, e  sostengono che la storia dimostra che chi detiene il potere non lo molla se non quando vi è costretto dal popolo, per mezzo della lotta.

Personalmente, pur affermando che le democrazie occidentali sono da preferire ad ogni altro tipo di regime oggi esistente, che lasciano effettivamente un certo margine di manovra a chi vuole cambiare la società, e che (da un punto di vista teorico) non mi sentirei neppure di escludere la possibilità di partecipare alle elezioni politiche, mi sono sempre schierato apertamente dalla parte dei secondi; e quanto sta avvenendo, non solo in Italia, sembra darmi ragione.

Iniziamo dal cosiddetto “rosatellum”, la nuova legge elettorale approvata dal parlamento italiano. La situazione è surreale: un parlamento incostituzionale (perchè eletto con una legge dichiarata incostituzionale), invece di dimettersi, resta in carica per cinque anni e, poco prima delle elezioni successive, vara una legge, probabilmente anch’essa incostituzionale, dichiaratamente finalizzata a rendere possibile un certo tipo di governo anzichè un altro.  Insomma: la democrazia parlamentare va bene, ma solo quando i potenti sono sicuri che tutto proceda come desiderano.

Appare buffa anche la questione della autodeterminazione dei popoli: l’Unione Europea ha ribadito in più occasioni il diritto dei popoli ad autodeterminarsi (quando si trattava dei paesi dell’ex Unione Sovietica) ma non riconosce tale diritto ai Catalani, neppure in presenza di un voto referendario e di una votazione del parlamento. Nelle cosiddette democrazie occidentali il popolo è sovrano solo quando decide quello che desiderano i potenti.

Qualche parola infine circa l’incredibile intervento del ministro Delrio sullo sciopero del 27 ottobre scorso. Non ne ho parlato nell’editoriale perchè, in tale contesto, mi è parso di secondaria importanza. Ma non è normale che, in presenza di una legge che limita in maniera assurda il diritto di sciopero nei servizi pubblici (ricordo che, in Italia, fino a ventisette anni fa, non era soggetto ad alcun tipo di regolamentazione), un ministro precetti intere categorie di lavoratori costringendoli a scioperare solo quattro ore anziché l’intera giornata. Anche le leggi dello stato, comprese quelle più liberticide, vanno bene soltanto fin quando non danno loro fastidio.

Sarà opportuno ricordarselo.

 

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