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Categoria: Dibattiti e opinioni
Creato Sabato, 01 Luglio 2017

grilloschermoItalia, elezioni comunali 2017, di Luciano Nicolini

Il destro-sinistra vince, i pentastellati avanzano (poco), l’astensionismo trionfa.

Nei giorni 11 (primo turno) e 25 giugno (ballottaggio) in oltre mille comuni italiani si è votato per la nomina del sindaco e dei consiglieri comunali.

Naturalmente il destro-sinistra, la grande ammucchiata che da tempo governa il paese, ha vinto. Al suo interno si è rafforzata la destra che (con riferimento ai 160 comuni con più di 15.000 abitanti) ha eletto ben 70 sindaci contro i 51 delle precedenti comunali.

La cosiddetta (e, in qualche raro caso, sedicente) sinistra ne ha eletti invece 62, contro i 90 delle precedenti comunali.

L’unico partito che, almeno per ora, non è entrato a far parte della grande ammucchiata, il Movimento 5 Stelle, ha conquistato 8 sindaci, contro i 3 delle elezioni precedenti: un risultato significativo, ma non tale da entusiasmare coloro, tra i grillini, che sperano in una rapida conquista del paese.

Sempre con riferimento ai 160 comuni con più di 15.000 abitanti, la percentuale di votanti al primo turno è scesa al 61,5%, contro il 68,1% delle precedenti comunali: un vero e proprio trionfo dell’astensionismo, particolarmente evidente nel nord e nel centro del paese.

Auguri a tutti gli eletti! Anche a quelli che intendono avvalersi della loro posizione per rubare. Perché temo che, nei comuni italiani, da rubare sia rimasto ben poco.

Presto ci saranno le elezioni regionali in Sicilia. Dopodichè sarà la volta delle elezioni politiche.

I leader del destro-sinistra sembrano molto preoccupati: temono che il Movimento 5 Stelle gli rovini la piazza. I poteri forti, invece, come già ho avuto occasione di far notare su questa rivista, non sembrano condividere le loro preoccupazioni. Sono convinti, probabilmente a buona ragione, che, comunque vada, la situazione non potrà sfuggir loro di mano.

Il popolo italiano segue queste vicende in modo assai distratto. Fatica a comprendere le differenze tra i diversi partiti. E non è il solo, almeno a giudicare dalla disinvoltura con la quale i parlamentari passano da un partito all’altro.

Sembra rassegnato ad accettare l’impossibilità di cambiare la società attraverso gli strumenti della politica e della lotta sindacale. I più volonterosi si dedicano ad opere di carità, fingendo di non accorgersi (o non accorgendosi proprio) che quest’ultima è parte del problema e non la sua soluzione. 

I meno destri, tra coloro che partecipano alla grande ammucchiata che ho definito destro-sinistra, si riuniscono freneticamente allo scopo di contare di più nello scenario politico. L’intento è lodevole: una minor frammentazione renderebbe il quadro meno confuso ma, come sostenuto nell’articolo di Salvatore Cannavò commentato a pagina 7 di questa rivista, non saranno le coalizioni nate per partecipare alle elezioni a resuscitare i movimenti.

Anche la sinistra libertaria non gode di buona salute: c’è, come sempre, chi brinda al trionfo dell’astensionismo (meglio, del “non voto”), fingendo di non sapere che non è l’“astensionismo rivoluzionario” quello che sta crescendo; c’è chi si rallegra per l’indifferenza degli Italiani nei confronti della politica (dimenticando che va di pari passo con l’indifferenza nei confronti delle lotte sindacali e sociali); chi si eccita nel questionare con i fascisti, e chi invece nel proclamare scioperi autorappresentativi e minoritari.

Più incisivo, come narra l’articolo a lato, sembra essere il movimento libertario nella vicina Grecia, dove è riuscito a conquistare un minimo di credibilità. Ma, è lecito domandarsi, dobbiamo attendere di trovarci nella loro poco invidiabile situazione per mostrare ciò che siamo capaci di fare?

 

 

 

 

 

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