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Contratto dei metalmeccanici: una ciotola di riso (e un calcio sotto il mento per aiutarlo ad andare giù) |
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Nel caso si votasse, chi vincerebbe? Parliamoci chiaro… E’ caduto il secondo governo Prodi. E’ una notizia? No di certo, almeno nel momento in cui state leggendo Cenerentola. Forse non è stata una notizia neppure nel giorno in cui il governo, chiesta la fiducia alle camere, è andato in minoranza al senato. Si è trattato, in buona sostanza, di una morte annunciata. E si è trattato, forse, dell’unico momento di gloria della sua breve vita. Sì, perché di cose buone il governo di centro-sinistra ne ha fatte ben poche: ha spostato un po’ di truppe dall’Irak all’Afghanistan, tentando di far passare quella manovra come il massimo del pacifismo; non ha varato alcun provvedimento che migliorasse significativamente le condizioni di vita dei lavoratori; ha peggiorato, con le assurde norme sull’espulsione dei cittadini dell’Unione Europea, il quadro, già drammatico, disegnato dalla legge Bossi-Fini. Negli ultimi giorni è arrivato addirittura ad accusare d’intolleranza quei docenti universitari che, giustamente, ritenevano inopportuno invitare Ratzinger ad inaugurare l’anno accademico, e a scagliarsi contro la magistratura solidarizzando con il ministro Mastella. In punto di morte, invece, il governo Prodi ha avuto un sussulto di dignità: si è rivolto alle camere, ove siedono, che piaccia o meno, gli eletti dal popolo, e ha chiesto, insistentemente, la conta dei voti. Ha cioè preteso che si sapesse pubblicamente, una buona volta, chi lo stava facendo cadere e perché. Nessuno, dopo quanto è accaduto al senato, potrà accusare Bertinotti e soci di aver “consegnato l’Italia alla destra”. Chi ha voltato le spalle al governo è stato Dini, e insieme a lui, non contento della solidarietà ricevuta, Mastella. Che cosa accadrà adesso? E’ difficile prevederlo. Anche se la via d’uscita più logica sembra il ricorso alle elezioni. E, nel caso si votasse subito, chi vincerebbe? I più noti opinionisti, confortati dai sondaggi, tendono a dare per scontata una vittoria del centro-destra. Parliamoci chiaro. Se ragioniamo in termini politici, la vittoria della destra è più che probabile: sono almeno trent’anni che la destra, intesa come insieme di interessi, idee e valori, avanza. Ha avanzato anche con le ultime elezioni vinte (al fotofinish) da Prodi e soci. Quanto poi al fatto che tale spostamento a destra si debba tradurre, automaticamente, in una vittoria elettorale del trio Berlusconi – Bossi – Fini non ne siamo del tutto certi. Hanno ancora tanto fascino? O, quantomeno, ne hanno tanto di più dei vari Prodi, D’Alema e Veltroni? Vedremo… Quello che è quasi certo è che, anche nel caso di un’improbabile vittoria elettorale del centro-sinistra, i suoi leader, convinti di non perdere il voto dei pochi che ancora dicono e fanno “qualcosa di sinistra”, faranno una politica ancor più orientata a destra. E’ inutile avvitarsi in questi ragionamenti: se c’è una cosa che l’esperienza del governo Prodi ha dimostrato in maniera inequivocabile è che con le alchimie politiche non si va da nessuna parte. E che questo vale anche quando, come nel caso del quale si sta parlando, scende in campo un alchimista eccezionale, quel Romano Prodi che, forgiatosi alla scuola democristiana, è stato capace di portare (e non è impresa da poco) l’Europa alla moneta unica. La sinistra, in Italia, lo sappiamo per esperienza, ha fatto passi avanti solo quando ha saputo proporre con forza i propri valori, che sono poi, alla fin fine, quelli della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza, solidarietà. Questo, come redazione di Cenerentola, continueremo a fare. Contiamo sul vostro contributo economico (che non guasta mai) e, soprattutto, intellettuale.
Contratto dei metalmeccanici: una ciotola di riso (e un calcio sotto il mento per aiutarlo ad andare giù) I metalmeccanici, in Italia, sono quasi due milioni. E il 20 gennaio è stato loro rinnovato il contratto collettivo nazionale di lavoro. Prodi si è dichiarato soddisfatto. Soddisfatti anche Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Soddisfatto il leader del Partito della Rifondazione Comunista Franco Giordano, all’unisono con il deputato di Alleanza Nazionale Gianni Alemanno. Dubitiamo seriamente che siano soddisfatti i lavoratori. Anche se dovunque tira aria di rassegnazione… Ci sono voluti nove mesi di trattativa, settimane di scioperi e l’intermediazione del governo per ottenere 127 euro in più al mese: meno di ciò che, negli ultimi anni, è stato mangiato dall’inflazione. Ma non saranno distribuiti subito. I 127 euro saranno infatti divisi in tre blocchi: 60 euro dal 1 gennaio 2008, altri 37 in più dal 1 gennaio 2009 e l’ultimo scatto di aumento (30 euro) dal 1 settembre 2009. Invece che dopo 24 mesi, il contratto scadrà dopo 30 (bloccando nuovi aumenti per un ulteriore semestre). “In cambio” (sì, così scrivono i giornali: “in cambio”) i metalmeccanici dovranno essere disposti a fare gli straordinari un sabato in più e rinunceranno a delle ore di permesso (spostabili nell’anno successivo). “In questo modo – scrive uno dei meno peggio tra i quotidiani in circolazione – l’aumento dei salari viene legato alla disponibilità dei dipendenti a lavorare di più (la cosiddetta produttività del lavoro)”. Alla faccia di tutte le lacrime di coccodrillo versate nei giorni scorsi in occasione dei funerali dei metalmeccanici morti sul lavoro dopo aver fatto turni massacranti! “Ho avuto sempre a mente l’interesse dei lavoratori e allo stesso tempo le esigenze di competitività e di crescita delle imprese. Il contratto è un compromesso che deve avere i suoi punti di equilibrio” – ha detto il ministro del lavoro Cesare Damiano. Ma, fino a pochi anni fa, non faceva il sindacalista? Sì, della famigerata CGIL.
Chi la fa l'aspetti Si era da poco diffusa la notizia della firma dell’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, quando il presidente del consiglio Romano Prodi, da Bologna, ha augurato ai giornalisti che la vicenda relativa al loro contratto, fermo da tre anni, si concluda nello stesso modo: “Mi auguro che succeda la stessa cosa che è successa per i metalmeccanici!”- ha affermato. A chi scrive certi articoli, sta come un vestito nuovo… Dell’Irak si parla poco. Brevi note, perse tra la cronaca internazionale. Può però capitare, dopo aver letto che “Ad Helsinki non è vietato fumare al balcone”, e prima di apprendere che “In Gran Bretagna, la pastasciutta al ragù è più apprezzata del fish and chips (= pesce e patatine)”, di venire a sapere che, dopo giorni di battaglia contro i miliziani sciiti, il governo statunitense ha pesantemente bombardato la periferia sud di Baghdad per colpire le postazioni sunnite: dunque, non solo non riesce a controllare neppure la capitale, ma considera addirittura le sue periferie retrovie del fronte nemico
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