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Hotel Meina

Nessuna qualità agli eroi

 

Home Movies, per il recupero e la conservazione del filmino di famiglia

Scena del film "Hotel Meina"
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Hotel Meina

di Carlo Lizzani,con Benjamin Sadler, Ursula Bushhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano, Federico Costantini, Ivana Lotito, Ernesto Mahieux uscita prevista:25 gennaio 2008

 Ci si dimentica spesso che il cinema non è solo arte, ma può essere anche intrattenimento, oppure assumere un valore particolare per ciò che racconta piuttosto che per il come. Un mezzo dalle tante potenzialità, quindi, che a seconda delle aspettative (e dell’apertura mentale) di chi lo fruisce può scontentare, inebriare oppure semplicemente offrire spunti di interesse. Sta di fatto che l’ultima fatica di Carlo Lizzani, presentata in settembre al Festival di Venezia, è passata ingiustamente tra fischi e indifferenza. In conferenza stampa, all’affermazione di un giornalista “Il suo è un cinema televisivo ormai datato”, l’ottantacinquenne Lizzani ha replicato dicendo “Non è il mio cinema a essere televisivo, ma è la televisione che ha finito per imitare il cinema. Poi forse è vero che tecnicamente il mio modo di fare cinema non è in linea con le mode dei tempi, ma attraverso una tecnica classica, che è l’unica che conosco, penso di essere ancora in grado di raccontare una storia”. Ed è proprio ciò che accade con il film “Hotel Meina”, che ha infatti più pregi documentari che formali. Lo spunto è il saggio di Marco Nozza ispirato ai tragici eventi accaduti nel settembre 1943 all’Hotel Meina sul Lago Maggiore. L’albergo è infatti diventato il teatro del primo omicidio di massa di Ebrei compiuto in Italia. Un gruppo di sedici Ebrei italiani, provenienti dalla Grecia, sono ospiti dello stabilimento di proprietà di Giorgio Benar, un Ebreo con passaporto turco e quindi cittadino di un paese neutrale. In seguito all’8 settembre, giorno dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, un reparto di SS capitanato dal comandante Krassler giunge a Meina. Gli Ebrei vengono reclusi nell’Hotel e inizia una settimana di difficile convivenza tra Ebrei, ospiti dell’albergo non ebrei e SS in cui si alternano sentimenti di attesa, terrore e speranza. Si discute sulle possibilità di fuga. Gli stessi Tedeschi sono in attesa di ordini. Forse anche per loro si sta avvicinando la fine della guerra. Ma poi gli equilibri, già precari, finiscono per rompersi. Le SS prelevano gli Ebrei a piccoli gruppi e, con la scusa di interrogarli al Comando della vicina città di Baveno, li massacrano per poi gettarli nel lago. La convenzionalità della narrazione prevede il rispetto di tutti i cliché del genere, ma il fatto di anticipare gli eventi, alcune ingenuità nella messa in scena e un’impaginazione di stampo effettivamente televisivo non inquinano il risultato grazie a caratterizzazioni azzeccate, interpretazioni adeguate e, soprattutto, in virtù della potenza dei fatti narrati. Nulla di memorabile a livello cinematografico, quindi, ma cinema con una sua dignità, meno sciatto della media dei film italiani, anche di successo, in circolazione, e con qualcosa di importante da dire. L’opera sarà distribuita nelle sale italiane a partire dal 25 gennaio, in occasione delle celebrazioni per il “Giorno della memoria” (27 gennaio) in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. 

Luca Baroncini

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Nessuna qualità agli eroi

 

di Paolo Franchi, con Bruno Todeschini, Elio Germano, Irène Jacob uscita prevista: 18 gennaio 2008

Con “La spettatrice”, opera di debutto, Paolo Franchi ha vinto numerosi riconoscimenti internazionali grazie a una rara sensibilità in grado di descrivere l’incapacità di tuffarsi nella vita di una ragazza bella e introversa. Il suo stile non è cambiato nel film con cui si è presentato in concorso al festival di Venezia. Nessuna facile sgranatura e zero concessioni a giovanilismi di maniera, ma un approccio molto personale che annovera un particolare gusto per la composizione delle inquadrature, una importanza quasi narrativa di suoni e musiche, un’apprezzabile cura per il dettaglio e il tentativo di pensare in grande anche per raccontare una vicenda molto intima, fatta di movimenti impercettibili dell’inconscio. Questa volta, però, manca il supporto di una solida sceneggiatura e l’ambizione, alta, si scontra con l’incapacità del film di rendersi comunicativo. Questa assenza si porta dietro tutte le altre componenti del film, che finiscono per girare a vuoto. Per cui i silenzi e gli scatti d’ira dei personaggi calano e irrompono nell’indifferenza, gli sforzi degli interpreti paiono alla caccia di un vacuo virtuosismo e i dialoghi soffrono del peso di una

costante enfasi che, in assenza totale di ironia, sembra voler trasformare ogni sequenza in una scena madre. La delusione è quindi grande, anche perchè il soggetto, incentrato sull’elaborazione e il superamento di un senso di colpa, complice il passaggio da atmosfere di ordinaria drammaticità a sfumature noir, avrebbe avuto più di un motivo di interesse. Ma avrebbe probabilmente necessitato anche di minore pretenziosità. Tra gli attori, più della recitazione patibolare di Elio Germano, colpisce il passaggio di Irène Jacob da fulgida musa di Kieslowski a signorotta borghese un po’ annoiata, e noiosa.

 

Luca Baroncini

 

Home Movies, per il recupero e la conservazione del filmino di famiglia

I film di famiglia sono culturalmente, storicamente o (e) esteticamente importanti per il patrimonio di una nazione, essendo parte di quel che s’intende per memoria collettiva.

Grazie alla recente evoluzione digitale, oggi è possibile, con una spesa contenuta e una capacità tecnica molto limitata, custodire sempre a portata di mano, all’interno del nostro telefonino per esempio, brevi filmati che documentano situazioni particolari o momenti di quotidianità. Questa familiarità con l’audiovisivo ha comportato una rivoluzione enorme all’interno delle strategie di costruzione e gestione dell’identità personale e familiare. La produzione democratica di questo genere di documenti ha portato con sè un’invitabile livellamento verso i basso della qualità media dei filmati, mentre la loro sovrabbondanza esaurisce velocemente il loro interesse. Così la registrazione e la circolazione di questi documenti è diventata talmente diffusa e banale da avere reso quasi superflua qualunque riflessione sulla portata del fenomeno.

La storia dell’evoluzione tecnica dei supporti porta con sè mutamenti culturali artistici e sociali. Eppure il bisogno di riprendere – di catturare l’evento o almeno il suo ricordo, il soggetto e il suo stato d’animo, sfidando la morte e il divenire – nasce da un bisogno antropologico universale. Da quando la tecnica l’ha reso possibile, a partire cioè dagli anni Venti del Novecento, l’uomo ha speso energie, tempo e risorse a riprendere se stesso e la vita attorno a lui. L’insieme di questi documenti ci offre un ricco mosaico sulla storia e sulla memoria privata della nostra società. È una storia “normale” che non va in cerca di drammi o di novità e, se tutto funziona, neanche ne trova. Eppure costituisce una importante testimonianza e un interessante documento antropologico e sociologico.

Il problema è allora quello di raccogliere e archiviare questi documenti privati,  pellicole di formati eterogenei (tra cui più famoso, ma non l’unico, è il Super8 della Kodak) la cui riproduzione è diventata oramai difficoltosa, altrimenti destinati all’oblio e al deperimento. È per questo che nel 2001 nasce l’associazione Home Movie, costituita da professionisti dell’audiovisivo, tecnici, studiosi e appassionati. Si è formata con lo scopo di raccogliere, conservare e promuovere il cinema realizzato all’interno della famiglia prima dell’avvento del video (magnetico o digitale) come oggi lo conosciamo.

L’associazione si preoccupa di raccogliere, archiviare e catalogare il materiale donato: film di vacanza, di viaggio, riti sociali, appunti e diari filmati, auto-prodotti e destinati ad un circuito privato, familiare. Si fa inoltre carico del restauro e della digitalizzazione delle pellicole. È un lavoro complesso e costoso: ad oggi l’archivio raccoglie circa 1200 ore di filmato delle quali solo 300 sono state digitalizzate e dunque rese disponibili alla consultazione.

Ad ogni modo, l’associazione costituisce il punto di riferimento italiano per la conservazione e la valorizzazione dei film amatoriali. Opera in collaborazione con istituti di ricerca, università, archivi, privati, associazioni ed enti che, in altre situazioni nazionali (ad esempio Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Francia, Canada), hanno esperienze consolidate nel settore dello studio e della conservazione dei film amatoriali. Promuove l’attività di ricerca su tali documenti filmici rendendo disponibile il proprio archivio, conservato oggi nei locali dell’Istituto Parri di Bologna, a studiosi e ricercatori, ma anche a semplici curiosi.

L’Associazione si preoccupa, infatti, di promuovere la cultura ed attirare l’interesse del pubblico su questo genere cinematografico “povero” organizzando manifestazioni, festival e rassegne dedicate al cinema personale, realizzando e diffondendo antologie dei film raccolti, ma anche prestando i propri materiali per format televisivi e film documentari, organizzando seminari e laboratori. È possibile contattare l’Associazione per donazioni o per consultarne l’archivio: Associazione Home Movie Via S. Isaia 18, Bologna; tel/fax: 051-246735,

info@homemovies.it, www.homemovies.it.

 

Elena Nicolini

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