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Ascanio Celestini: Parole Sante

Ascanio Celestini
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Ascanio Celestini:

Parole sante

Fandango, 2007

I monologhi teatrali di  Ascanio Celestini  si basano sulle fonti orali: persone che raccontano le loro memorie, testimonianze, interviste, seminari. Ma anche la musica popolare e la figura del cantastorie appartengono alla storia orale, perciò questo esordio non ci sorprende: l’artista si mantiene all’interno dello stesso campo, con l’aggiunta del linguaggio musicale e della forma canzone. Alla narrazione del cantastorie però la forma canzone non può bastare, così Celestini “fuoriesce” con brevi monologhi.

La sua capacità di giocare con le parole si esprime alla grande col brano di apertura, travolgente ed efficace: “La Rivoluzione”. Il tema ricorrente de “Il popolo è un bambino”  gli permette di continuare la narrazione (musicale e parlata) con filastrocche, allegorie, metafore magiche e divertenti, mantenendo però sempre un rapporto con il sociale: come nella favola  “Il mondo dei bruchi” (una spassosa lettura “classista” del regno animale) e in “Noi siamo gli asini”, frutto quest’ultimo di un seminario con i degenti psichiatrici. Segue la testimonianza di un degente che racconta l’esperienza dell’elettroshock.

In “Cadaveri vivi” Celestini torna all’argomento iniziale, con un variopinto elenco di tutti i soggetti rivoluzionari che risorgono. In “Poveri partigiani” sviluppa una (necessaria) riflessione sulla mancanza di memoria che affligge la nostra società.

La narrazione del cantastorie va però assorbita nel suo insieme, come un concept album. Con uno stile ironico e apparentemente leggero, tutto “Parole sante” è pervaso da una tensione critica anche molto dura e “sovversiva”. Da questa tensione sembra scaturire “La casa del ladro”, l’episodio musicalmente più riuscito: è l’incontro tra due ladri, un padrone e un assassino. Suonata nella trasmissione televisiva “Parla con me” come sigla finale, Celestini l’ha dedicata a Gaetano Bresci in risposta alle ultime manovre dei Savoia. Ma il tema iniziale della rivoluzione trova la sua sintesi nel brano che dà il titolo all’album. E’ la storia di un collettivo organizzato di precari, sconfitto dopo una lunga lotta: “Non siamo mica il Titanic, non affonderemo cantando”. Forse domani ricorderemo le lotte dei precari come una nuova  Liberazione, oggi più che mai necessaria: lo deve capire “il popolo che ha perso dignità e diritti per un piatto di lenticchie”. L’album ha vinto il premio Ciampi 2007 come miglior debutto discografico dell’anno; “Parole sante” è anche il titolo di un documentario sulla vicenda dei precari, l’ultima ricerca portata avanti dall’artista.  

Alla fine del CD c’è la ghost track: frammenti di un’antica canzone cantata da un anziano minatore di Perticara, i suoi ricordi della miniera, la narrazione di Celestini sulla vicenda storica, la canzone scritta da un ex minatore emigrato interpretata dall’artista, una poesia in dialetto. E’ un piccolo lavoro autonomo, più sperimentale rispetto al resto dell’album; un’ennesima dimostrazione – se ce ne fosse ancora bisogno – che Ascanio Celestini è un artista molto serio, dotato di nuove potenzialità che questo CD sembra solo preannunciare.

 

Roberto Zani