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Cous Cous

L'assassino di Jesse James

Locandina del film "Cous Cous"
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Cous Cous

di Abdellatif Kechiche con Habib Boufares, Farida Benkhetache, Hafsia Herzi  uscita prevista: 21 /12/ 07

Il grano e il cefalo del titolo originale (“La Graine et le Mulet”) sono i due elementi che costituiranno il piatto forte di una cena voluta dal sessantunenne Slimane per sostenere il suo progetto. Rimasto disoccupato, l’uomo decide infatti di trasformare un peschereccio acquistato per diecimila euro in un ristorante. Come nel precedente e più riuscito “La schivata”, il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche identifica un obiettivo per i suoi protagonisti. Là era una rappresentazione teatrale, qui è una grande cena. In entrambi i casi il conseguimento dello scopo determina una sorta di via di fuga, un tentativo di reagire al grigiore del presente in modo costruttivo, attraverso la concretezza dei fatti. Lo spunto è l’occasione per il regista di approfondire la sua indagine sulla comunità magrebina francese. I punti di forza della sua visione sono ancora determinati dalla non comune dote di rendere con grande spontaneità il mondo quotidiano dei tanti personaggi che danno vita alla narrazione. Un quadro d’insieme dove un lungo pranzo a base di cous cous diventa l’opportunità per chiarire rapporti di parentela, stati d’animo, aspettative, ambizioni e desideri. La macchina da presa sta addosso ai personaggi e con primi e primissimi piani scava nei volti di ognuno dando peso (ma non pesantezza) alle parole e chiarendo i ruoli all’interno del racconto. A dominare, nonostante poco accada, è quindi l’azione e la sceneggiatura  alterna con equilibrio i tanti dialoghi, fittissimi di parole accavallate, con il fine comune a cui i personaggi tendono. Sono resi con efficacia anche i rapporti, formalmente cordiali ma minati dal sospetto, con le autorità che dovrebbero rilasciare i permessi per l’apertura del ristorante, persone non temute ma da blandire. Colpisce, poi, la naturalezza con cui emerge la vitalità dei personaggi, un modo sicuramente più incisivo di tanti pistolotti edificanti per smontare i luoghi comuni sulle comunità arabe. Nell’efficace messa in scena, però, alcune lungaggini riducono l’intensità e un pessimismo di fondo, soprattutto nell’epilogo, rischia di rendere l’atmosfera un po’ greve. Una brusca sterzata, anche un po’ ricattatoria rispetto alla leggerezza, non priva di problematicità, che si respira invece per tutto il film.

 Luca Baroncini

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L'assassino di Jesse James

 

di Andrei Dominik con Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Shepard uscita prevista: 21 /12/ 07

Chi si aspetta un classico film d’azione americano con il più famoso pistolero del West intento a rubare ai ricchi per dare ai poveri resterà deluso. “L’assassino di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” (il primo titolo della storia del cinema che in una frase sintetizza tutto il film, finale compreso) è infatti un’opera dolente che cerca di ritrarre in modo problematico il protagonista, colui che da fervente ammiratore ne diviene l’antagonista, e le sottili dinamiche psicologiche che hanno portato all’evoluzione degli eventi. L’opera del neozelandese Andrew Dominik non è di immediata fruibilità ed entrare nei tanti personaggi non è semplice, anche perché gli sviluppi non avvengono linearmente ma spesso sono accennati, temporaneamente abbandonati e ripresi nelle conseguenze che producono. I tempi dilatati, la violenza insistita di alcuni momenti, e la sgradevolezza dei personaggi, sono scelta coraggiosa perché ammantano il mito di ombre. Una tensione costante permea i tanti non detti dei protagonisti, le lunghe pause in cui sembrano perdersi per poi ritrovarsi. All’indubbio fascino del risultato contribuisce in modo determinante la sofisticata ricerca visiva, le scelte cromatiche, il modo in cui la fotografia di Roger Deakins grava sul destino dei personaggi. Colpisce la complementarità di bianchi (il lago ghiacciato) e neri (la bellissima sequenza del buio della notte squarciato dalla luce abbagliante del treno). Così come la malinconica colonna sonora, cui ha collaborato Nick Cave, che tesse intorno ai personaggi un senso di ineluttabilità da cui è difficile separarsi. Brad Pitt affronta il ruolo del carismatico protagonista con eccesso di solennità ma perfetta aderenza fisica; esagerata, comunque, la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile al Festival di Venezia. Il giovane Casy Affleck (fratello del più famoso Ben) gli tiene testa con grande senso della misura. Forse un po’ troppo procrastinato il finale, che evidenzia un disequilibrio tra la lunga preparazione all’uccisione di James (cui, forse, avrebbe giovato una sfrondata) e le brevi conseguenze nella vita di Ford (che sono invece uno degli aspetti più interessanti della pellicola). Ma ciò avrebbe reso protagonista Affleck a scapito di Pitt...

Luca Baroncini

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