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A proposito di "coordinazione" libertaria

Risposta alla lettera del Torricelli

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A proposito di coordinazione libertaria

Come abbiamo riferito sullo scorso numero di Cenerentola, nei giorni 16 e 17 giugno si è svolta a Modena una due giorni anarchica indetta dalla redazione del periodico Senzagoverno. I due documenti che seguono rappresentano un inizio di dibattito intorno alla necessità di una "coordinazione" dell’intervento libertario in Italia, dibattito che proseguirà a Massa il primo settembre, quando la nostra rivista sarà già in stampa

Stimolati dal precedente incontro di Modena, dove siamo arrivati con l’intenzione e la convinzione di condividere lotte e progettualità libertarie nel sociale, abbiamo pensato di esserci all’incontro di Massa per portare un contributo critico ai punti della scorsa assemblea. Siamo qui perchè pensiamo che siano necessari momenti di coordinazione informali fra le realtà che sono attive nei propri territori. Questo piccolo intervento è stato scritto anche da chi non è presente fisicamente in questo incontro perchè è impegnato in iniziative sociali e politiche che coincidono con queste giornate.

La qualità della nostra vita quotidiana peggiora sempre più. Siamo sfruttati ed ammazzati sul lavoro, avvelenati con l’aria inquinata che respiriamo e rapinati ogni mese dagli affitti o dai mutui.

La nostra classe sociale è sottoposta ad un fortissimo attacco padronale che va a minare e ad eliminare conquiste sociali che si davano per scontate.

Sorgono dappertutto lotte spontanee e rivolte contro queste condizioni ignobili di vita. In Val di Susa contro la Tav; in tutta la Campania contro il racket dell’immondizia; a Vicenza contro la basa Usa; a Genova nella lotta autogestita dei portuali contro gli omicidi bianchi; questi sono solo alcuni degli esempi di protagonismo e di lotta popolare contro i padroni della vita.

Crediamo sia necessario trovare degli strumenti che permettano la coordinazione delle varie attività riguardo le tematiche che vengono sviluppate dai vari gruppi / collettivi o singole individualità.

In questo modo si potrebbero unificare momenti di lotta differenti che magari coinvolgono una specifica situazione (per esempio la lotta contro la Tav). questi momenti possono diventare uno stimolo allo sviluppo ed al sostegno di queste lotte sia attraverso la diffusione del materiale informativo prodotto e delle date dei diversi interventi che si vogliono mettere in atto sia con la partecipazione organizzata ad eventuali mobilitazioni.

Tutto questo potrebbe avvenire su base territoriale in modo da facilitare lo scambio dei saperi ed il supporto diretto alle diverse proposte ed iniziative che si vogliono attuare.

In pratica, si tratta di prendere e mantenere i contatti tramite incontri così da poter ampliare le mobilitazioni collettive e così da poter intervenire in maniera più efficace nelle singole situazioni.

E’ indispensabile anche riuscire ad inventarsi metodi di comunicazione creativi (ad esempio deturnamenti di messaggi del potere ecc.) e territoriali, senza perdersi in un’inutile esaltazione dello strumento internet, troppo legato ad una comunicazione virtuale, e dibattiti o incontri tematici fra varie realtà nei quali si divulghino e discutano i risultati delle ricerche sulle varie tematiche di mobilitazione.

Crediamo che le discussioni all’interno del nostro movimento debbano concentrarsi sulle pratiche e sulle tecniche di diffusione dei saperi di lotta e sulle modalità di creare e diffondere le mobilitazioni dal basso senza pretese egemoniche, ma tenendo come punti focali del nostro agire l’autorganizzazione, il rifiuto della delega ai partiti e alle istituzioni e il rifiuto della mediazione rispetto al raggiungimento dell’obiettivo contro cui si sta lottando. Pensiamo che la possibilità di rilancio del nostro movimento viva nella presenza attiva nei nostri quartieri, nei posti di lavoro e nei territori dove viviamo. E’ nelle strade, quotidianamente, che dobbiamo creare la possibilità della rivolta e non in quello che ci puzza come uno "splendido isolamento".

Quando arrivammo a Modena per la riunione di giugno credevamo che, finalmente, le compagne e i compagni si fossero accorti dell’insufficienza della presenza in determinate situazioni senza la creazione di un momento di coordinazione tra le varie realtà libertarie per poter intervenire in maniera più incisiva.

E’ con grande dispiacere che non si accennò a nulla di quello che riteniamo fondamentale nel corso di quella assemblea.

Coordinazione significa impegnarsi sulle tematiche di lotta e sulla presenza organizzata nelle scadenze che si reputano importanti.

La presenza a Modena di gruppi provenienti da tutta Italia avrebbe potuto dare una spinta notevole alla coordinazione fra gruppi impegnati nelle battaglie sociali prevalentemente a livello territoriale.

La nascita di coordinamenti informali divisi per zone permetterebbe la presenza immediata in caso di situazioni di repressione o di emergenza da parte delle compagne e dei compagni prossimi al territorio interessato (per fare un esempio in caso di un intervento della polizia a Venaus).

In questo modo, la presenza immediata delle compagne e dei compagni solidali rappresenterebbe un sicuro supporto logistico per affrontare anche le situazioni repressive a danno dei movimenti.

In questo modo abbiamo iniziato ad affrontare la questione di cosa pensiamo delle proposte di coordinamento e in che modo le intendiamo.

Non tralasciamo le proposte operative già formulate dalla scorsa assemblea sulla creazione di un sito o di incontri di discussione e di approfondimento su problematiche prettamente teoriche, ma le riteniamo importanti solo se utili a creare un impulso di crescita a noi tutte/i nel panorama di una militanza all’interno dei percorsi di lotta (interessante la proposta dell’università anarchica, meglio se itinerante fra le varie città). Importantissima è anche la proposta della creazione di una cassa di solidarietà per le compagne/i arrestati, sulla quale sarebbe prioritaria una riflessione operativa per realizzarla.

Queste sono solo alcune idee che ci sembrano necessarie per uscire da una pericolosa spirale di autoreferenzialità verso cui lo stato ci sta spingendo e verso la quale stiamo cadendo.

Anarchiche e anarchici

di Brescia e Milano presenti alla riunione al Torricelli

il 31/7/07

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Risposta alla lettera del Torricelli

Carissime e carissimi anarchiche e anarchici di Brescia e Milano presenti alla riunione al Torricelli il 31/7/07, vi ringrazio per il contributo sentito e partecipato che avete dato e avete intenzione di continuare a dare per la formazione di una coordinazione di tutti i compagni e le compagne anarchici/he e libertari/ie, di cui si è discusso a Libera il 16 e 17 giugno scorsi. La lettera del 10 agosto che state facendo girare è stimolante e denota uno spirito di partecipazione che noi tutti desideriamo. In essa vengono dette alcune cose su cui mi piacerebbe approfondire e cominciare a dibattere. Anche questo è un inizio di messa a punto di coordinazione.

In verità sto scrivendo non tanto per rispondervi, ma perchè non ho capito alcune cose che avete scritto nella vostra. E sono sinceramente interessato a capirle, perchè m’interessa capire a fondo il pensiero dei compagni e delle compagne e perchè penso che siano essenziali per riuscire a mettere in moto ciò che ci sta a cuore.

* Non ho capito perchè parlate di momenti di coordinazione informali. Una simile affermazione presume che esista di fatto una differenza sostanziale codificata tra momenti formali e momenti informali. Ora, nelle istituzioni che combattiamo questa differenza esiste ed è ufficializzata e formalizzata da una serie di pratiche e atti burocratici e autoritari. Non capisco in che modo tale differenza possa sussistere tra di noi, che ci accordiamo per incontrarci, ci incontriamo e discutiamo e, al limite, decidiamo concordemente. A volte decidiamo di verbalizzare il detto, per renderlo più fruibile e trasmissibile. Comunque sia ogni nostra decisione comune non è mai un ordine e può essere messa in discussione in qualsiasi momento. Dov’è la differenza tra momenti formali e momenti informali?

* Non capisco la vostra affermazione: è con grande dispiacere che non si accennò a nulla di quello che riteniamo fondamentale nel corso di quella assemblea. Se ciò che ritenete fondamentale sono le cose che avete scritto su che cosa si dovrebbe fare per cominciare a coordinarsi, il 16 e 17 giugno sono state dette tutte. Forse non con le vostre parole, ma con altre (ognuno ha diritto di esprimersi come ritiene più opportuno). Perchè non le avete colte? Ma contemporaneamente mi sto chiedendo perchè non siamo riusciti a comunicarvelo? Entrambe le carenze sono importanti. Probabilmente questa incomprensione dipende dal fatto che non si è detto solo quello che vi sta a cuore e che non gli si è dato la rilevanza che vi aspettavate. Si è detto infatti molto di più, per cui ciò che voi richiedete è contenuto nelle intenzioni del progetto che abbiamo posto a quell’assemblea, ma è parte di qualcosa di molto più ampio.

* Non capisco le limitazioni che ponete in alcune vostre affermazioni di fondo. Quando per esempio dite coordinazione significa impegnarsi sulle tematiche di lotta e sulla presenza organizzata nelle scadenze che si reputano importanti. Oppure le riteniamo importanti solo se utili a creare un impulso di crescita a noi tutte/i nel panorama di una militanza all’interno dei percorsi di lotta. Oppure ancora una cassa di solidarietà per le compagne/i arrestati. Ma ci sono altre affermazioni dello stesso tenore. Vi chiedo: «Perchè coordinazione dovrebbe significare solo, sottolineo solo, impegnarsi sulle tematiche di lotta, o presenza organizzata nelle scadenze che si reputano importanti?». Queste cose sono importanti, estremamente importanti, ma non sono in alcun modo le uniche importanti. Altrettanto importante, dal mio punto di vista in molti casi di più, per esempio, è avere un’idea politica che dia senso alla presenza e all’intervento, capace di avere uno sguardo che vada oltre il momento contingente, che si ponga il problema di avere una visione ad ampio raggio in grado di cominciare a progettare la costruzione rivoluzionaria della nuova società per cui lottiamo, sottolineo lottiamo. Da sempre gli anarchici sono costantemente presenti nei momenti di lotta con passione ed abnegazione, ma difficilmente riescono a far parte del dibattito generale di trasformazione dello stato di cose presente e dei metodi di lotta. Non basta esserci! Facilmente si rischia di essere, nolenti, solo manovalanza generica. Bisogna esserci non solo col cuore, ma con la testa e con la pregnanza della propria diversità, capace di portare e proporre una progettualità politica a tutto campo, convincente ed in grado di dilatarsi per diventare condivisa. Se non si ha chiaro per che cosa si combatte e per cosa si invita a condividere di combattere, si rischia di rimanere nel limbo poco gratificante della pura ribellione, i cui frutti, se ci saranno (che non è affatto scontato), saranno poi raccolti dai furbetti autoritari, che invece hanno un progetto di incanalamento, come troppe volte è successo. Una coordinazione allora diventa qualitativamente importante se, oltre a far sapere di e ad essere di stimolo per agire e ritrovarsi insieme a lottare, riesce soprattutto a farci pensare, riflettere, elaborare come e perchè lottiamo e cosa proponiamo perchè la lotta cui ci dedichiamo acquisti un senso confacente alle nostre aspettative. Allora si che coordinarsi acquista veramente senso al di là di esserci tutte le volte con bandiere, striscioni e tanta volontà. Per quanto riguarda la cassa di solidarietà, a Libera il 16 e 17 giugno non è mai stata proposta esclusivamente per le compagne/i arrestate/i. Quella funzione è solo una di tutte le altre che lì sono state proposte. La solidarietà a Libera è stata intesa per i gruppi che hanno difficoltà varie, per aiutare ad aprire sedi, per posti di ritrovo, ecc. ecc. Una qualità di cassa di solidarietà molto più in sintonia con le casse di mutuo soccorso proudhoniane che con le classiche "pro vittime politiche". È insomma un’idea un po’ più ampia, che, come per le "cose fondamentali secondo voi non accennate", comprende ciò che voi auspicate, ma non si limita a quello. Spero che le vostre perplessità non nascondano, magari inconsapevolmente, un voler limitare alle cose che a voi stanno a cuore la propulsione di un’idea e di un progettare che ha potenzialità estremamente più ampie e si pone con un respiro politico a vasto raggio e oltre il contingente. Vorrebbe dire, per quel che mi riguarda, non esser riusciti a trasmettere, per parte nostra, non aver colto, per parte vostra, lo spirito complessivo delle ragioni per cui c’è stata l’assemblea a Libera e, come prosieguo, ci sarà quella a Massa e le successive che, si auspica, verranno.

Andrea Papi

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