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Schermi di settembre

Guida alle uscite cinematografiche di fine settembre

Reign Over Me

 

  

Locandina del film Premonition
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Schermi di settembre

 Guida alle uscite cinematografiche di fine settembre

Dopo un’estate monopolizzata dal maghetto Harry Potter, al quinto episodio alle prese con L’ordine della Fenice, la stagione ha dato i primi sussulti dopo Ferragosto, con il thriller Disturbia (protagonista il neo-divo Shia LaBeouf), il vincitore del festival di Cannes 4 mesi 3 settimane 2 giorni e Sicko, il documentario di Michael Moore sulla malasanità americana.

Come tutti gli anni è però settembre che segna ufficialmente la partenza della stagione: c’è il festival di Venezia a inizio mese che propone titoli importanti, ci sono attesissimi cartoni animati (la tendenza è degli ultimi anni perché prima il mondo dell’animazione era appannaggio esclusivo delle festività natalizie), continuano a imperversare parecchi horror e fanno capolino film di ogni genere. Speriamo che la consueta abbondanza autunnale non produca esiti disastrosi come l’anno scorso in cui l’ultimo trimestre, soprattutto per il cinema italiano, ha segnato percentuali negative a doppia cifra. Basta pensare che a novembre 2006 il solo film "Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma" aveva ottenuto un incasso superiore di ben 6 milioni di euro all’incasso totale dei 15 film italiani in circolazione. Una vera debacle da cui la nostra cinematografia si è ripresa solo nel primo trimestre del 2007, con incassi record per tre film, tutti sequel, bastonati dalla critica ma amati dal pubblico ("Manuale d’’amore 2 – capitoli successivi", "Notte prima degli esami – oggi" e "Ho voglia di te").

Impossibile quindi fare previsioni, anche se le aspettative per La ragazza del lago di Andrea Molaioli (in uscita il 7) e per Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati (in uscita il 14), sono molto alte. Entrambi protagonisti della kermesse veneziana, il primo nella "Settimana della Critica" e il secondo in "Concorso", godono di un cast prestigioso e rappresentano un possibile trampolino di lancio per i giovani registi che li hanno diretti. Andrea Molaioli è stato aiuto regista di Nanni Moretti e con La ragazza del lago, inizialmente previsto in uscita a maggio e poi posticipato proprio in relazione alla partecipazione al festival, è alla sua opera prima che si annuncia come un ritorno al cinema di genere, nello specifico il thriller. A incuriosire, il soggetto (le indagini conseguenti al ritrovamento del corpo senza vita di una bambina di sei anni nei pressi di un lago), l’ambientazione friulana e attori del calibro di Toni Servillo e Valeria Golino. Andrea Porporati, invece, ha sceneggiato, tra gli altri, "Lamerica" e alcune puntate de "La Piovra", ed è alla sua opera seconda dopo "La luce negli occhi". Con Il dolce e l’amaro le ambizioni sono quelle di raccontare la realtà quotidiana di un mafioso seguendo per 25 anni la vita di Saro Scordia, interpretato da Luigi Lo Cascio. Non un film "sulla" mafia, quindi, ma, come recita il press-book, "dentro" la mafia.

Due i cartoni animati che si contenderanno i favori del pubblico: Shrek Terzo (in uscita il 31 agosto) e I Simpson – Il film (in uscita il 14 settembre). L’orco verde torna per affrontare la voglia di maternità della moglie Fiona e il trono vacante dopo che il suocero Re Harold si è trasformato in un rospo. La famiglia gialla più famosa del mondo, invece, debutta in un lungometraggio dopo venti anni di onorata carriera televisiva: l’indolente e pigro Homer dovrà salvare l’umanità da una catastrofe da lui stesso provocata.

Quanto agli horror, difficile prevedere con esattezza le date di uscita, perché è il genere più gettonato per tappare eventuali buchi di programmazione, ma i titoli annunciati sono tanti: si comincia con Captivity di Roland Joffé il 31 agosto, in cui un’icona della moda viene rapita, torturata e spiata da un misterioso aguzzino; si prosegue il 7 settembre con 28 settimane dopo di Juan Carlos Fresnadillo (già regista dell’interessante "Intacto") che comincia esattamente là dove "28 giorni dopo" di Danny Boyle era finito, e cioè con la decimazione della popolazione inglese a causa di una devastante epidemia di rabbia; e si termina il 21 settembre con Rec, dell’ormai affermato Jaume Balaguerò (suoi "Nameless", "Darkness" e "Fragile"), in cui la voglia di scoop di una giovane reporter prende la forma di una storia troppo terrificante per poter essere raccontata (questo, almeno, garantiscono le note di produzione). In mezzo qualche sussulto dovrebbe arrivare anche da Premonition, (sempre il 7) con Sandra Bullock alle prese con una premonizione poco rassicurante sulle sorti del marito (il film ha il pregio di avere un bellissimo cartellone, con il volto della diva stilizzato tra i rami di un bosco), e da Severance di Christopher Smith (il 21) in cui, a metà strada tra la commedia e l’horror, i dipendenti di una multinazionale che produce armi si ritrovano a vivere una vacanza da incubo in Transilvania. Ma settembre offre anche l’ultimo Kim Kiduk, idolo dei cinefili ma, parere personale, molto sopravvalutato, che arriva nelle sale con Soffio il 31 agosto, incentrato sul rapporto affettivo che si crea tra una donna in crisi matrimoniale e un carcerato in attesa della pena capitale.

Potrebbe meritare una visita anche la commedia Sapori e dissapori di Scott Hicks (già regista di "Shine"), rifacimento americano di "Ricette d’amore", basata sui crucci sentimentali e culinari di Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart, in uscita il 14. Si è già parlato molto, poi, per motivi extra-cinematografici nonostante gli apprezzamenti ricevuti al Sundance Festival, della commedia agrodolce Waitress (in uscita il 21). La regista Adrienne Shelly, infatti, è stata uccisa da un vicino di casa di 19 anni durante una lite per i rumori molesti provenienti dall’appartamento del giovane. Sempre il 21 esce anche Espiazione di Joe Wright, il film tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan con James McAvoy, Keira Knightley e Vanessa Redgrave che aprirà il Festival di Venezia. E sarà proprio con Venezia il prossimo appuntamento di cinema, anche su queste pagine.

Luca Baroncini

Reign Over Me

di Mike Binder  con Adam Sandler, Don Cheadle, Liv Tyler

uscita prevista: 7 settembre 2007

Come già nel precedente "Litigi d’amore", anche in "Reign Over Me" il regista e sceneggiatore Mike Binder non riesce a fondere il dramma con la commedia.

Lo spunto è l’incontro di due solitudini nella New York contemporanea. Uno è Alan, un dentista affermato diviso tra la solidità degli affetti, a cui non vuole rinunciare, e le pressioni di un nucleo familiare soffocante, con una moglie soldatessa che prende per lui qualunque decisione. L’altro è Charlie, un suo ex compagno di università, che nell’attacco al World Trade Center ha perso la moglie e le tre figlie (erano su uno degli aerei kamikaze). La mancata elaborazione del lutto lo ha reso schivo, paranoico e chiuso in un se stesso fatto di musica, play-station e giri a vuoto in monopattino (o comunque si chiami il trespolo su cui si aggira per Manhattan). Il confronto tra i due segue pedissequamente un copione visto e stravisto: l’iniziale diffidenza sarà superata da una forte amicizia che permetterà a entrambi di raggiungere una nuova, quanto risolutiva, consapevolezza.

Materiale per un onesto, ancorché prevedibile, drammone ce n’è in abbondanza, ma Binder pare ambire alla leggerezza e sceglie le mezzetinte, alternando la risata alle lacrime. Peccato che non riesca a far respirare i personaggi, chiusi in ruoli troppo scritti per risultare davvero comunicativi. I maggiori cedimenti si hanno proprio nella stantia via crucis di Charlie che cova la sua scena madre per troppo tempo. L’autismo del personaggio, poi, è quello tipico hollywoodiano, con una emotività, in teoria borderline e imprevedibile, in realtà perfettamente piegata alle esigenze narrative, con passaggi repentini, quanto ingiustificati, dalla follia alla saggezza. Non lo aiuta di sicuro l’opacità di Adam Sandler che pensa che per rappresentare il dolore sia sufficiente sbiascicare le parole e non cambiare mai espressione (tranne qualche picco, però debordante). A indebolire ulteriormente le già fragili fondamenta del racconto ci si mettono anche i personaggi secondari, in particolare la ninfomane interpretata da una conturbante Saffron Burrows (le gag di cui è protagonista sono avvilente specchio della sessuofobia americana) e la psicoterapeuta a cui dà vita una immatronita Liv Tyler.

Ad appesantire il tutto, infine, l’inevitabile processo chiarificatore, con tanto di giudice saggio in grado di andare oltre le apparenze, colpo di grazia di una messa in scena ordinaria e senza guizzi e di una narrazione incapace di trasmettere la profondità bramata dai personaggi.

Il titolo è una citazione della canzone "Love Reign O’r Me" degli Who.

Luca Baroncini

 

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