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Sex Pistols e anarchia

Anarchia e trasgressione

 

 

Vicenza, 17 febbraio 2007: manifestazione contro la base NATO
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Sex Pistols e anarchia

Stasera, 24 marzo, ho appena vista in tv, la seconda parte di un programma intitolato “amori criminali”: mostrava la relazione di Sid del complesso punk rock “Sex Pistols”, pare che di cognome facesse Vicious, morto di overdose, pochi giorni dopo aver, pare, uccisa, imbottito di alcol ed eroina da non ricordarsi nulla, la sua Nancy, innamorata di lui, pare, per averlo sentito cantare “Sono l’anarchia, sono l’anticristo”.

Finita la presentazione di questa storia, è stato mostrato un altro componente dello stesso ex gruppo, ad affermare che Sid si sia meritato di morire per aver seriamente creduto nel rock. Decisamente credente nel bene borghese, arrabbiatissimo, avrebbe deciso di autodistruggersi rappresentando il male, l’anticristo, la distruzione di ogni cosa, se stesso compreso, peccando forse di eccesso di difesa, rappresentando una “anarchia”, da lui, considerata massimo simbolo del male; fanaticamente religioso, il ragazzo, pare essersi “sacrificato” per la diffusione dei “sani principi” mostrando ai “bambini cattivi” che cosa possa succedere a chi si azzardasse a seguire il suo cattivo esempio, quasi Giuda, discepolo di Cristo, che il Vangelo di Giuda riabilita.

Questo, non farebbe, certo, onore a chi pensa che, ai bambini, possa essere opportuno incoraggiare, gradatamente, un po’ di comportamento anarchico, allo scopo di aiutarli a diventare, nulla più, che adulti, a chi pensa che “anarchia” è una parola come tante, ingiustamente discriminata, che vada quindi liberata, riabilitata, parificata, pacificata, significata, dignificata, che ci si possa render conto del suo luogo nel profondo remoto della nostra coscienza, contenitrice della nostra scienza, luogo convenientemente rimosso, come le cose che mettiamo in solaio, in cantina, in garage, in dimenticatoio, che  magari, un giorno riscopriamo, dimentichi di essere stati noi stessi ad avercele messe, magari perché qualcuno come, ad esempio, un ex partner, possa avercele vietate…

E’ sempre stato lì, l’anarca, eresiarca opposto al gerarca oligarca…

E pensare che il primo, capo, flusso mestruale di qualunque ragazzina, si chiama “menarca”…

L’anarchia è, come l’immunità, disubbidienza, non si può ubbidire sempre a tutto, nemmeno a chi ci chiede di disubbidire sempre a tutto, è la difesa.

 

       Emilio Vittorio

 Gioacchini

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Anarchia e trasgressione

Non ho assistito alla trasmissione di cui parla l’amico Gioacchini, e conosco ben poco dei Sex Pistols. Apprezzo la sua volontà di difendere l’anarchismo, troppo spesso criminalizzato dai mezzi di comunicazione di massa. Ritengo tuttavia che alla base della sua difesa, così come degli attacchi di chi intende demonizzarlo, vi sia un grosso fraintendimento: l’idea che anarchia significhi “assenza di regole”.

In realtà anarchia significa “assenza di governo”,  e quindi, casomai, “assenza di regole imposte da un governo”, non “assenza di regole”, essendo quest’ultime nient’altro che  “i modi ordinati con cui si svolgono con costanza eventi e fatti” o, se si preferisce, “indirizzi generali, norme, disposizioni, prescrizioni che devono essere osservate in ogni attività umana per il mantenimento dell’ordine, della disciplina, della correttezza”, a prescindere da chi le stabilisca.

Gli anarchici non hanno nulla contro le regole, quando sono decise di comune accordo; al contrario, le ripropongono in maniera ossessiva, come può constatare chiunque abbia avuto l’avventura di partecipare a un loro congresso.

Casella di testo: Vicenza, 17 febbraio 2007:  manifestazione contro la base NATO                         (foto Federico Ferretti)
Condivido la posizione di Gioacchini che, forte della sua competenza di psicologo, ci spiega come un po’ di trasgressione, soprattutto durante la giovinezza, non guasti; ma l’anarchia non è trasgressione. Al contrario, ritengo che uno dei maggiori difetti dell’anarchismo realizzato sarebbe proprio l’iperregolamentazione, come intuisce Ursula Kroeber Le Guin nello splendido romanzo “Quelli di Anarres”, e come appare evidente a chi conosca le procedure e i comportamenti in uso all’interno delle organizzazioni libertarie esistenti.  Contenere entro limiti accettabili questa tendenza alla iperregolamentazione sarà, a mio parere, uno dei problemi più seri che ci troveremo ad affrontare nell’edificazione di una società senza gerarchie.

 

Luciano Nicolini

 

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