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Un secolo d’aggressioni

 
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Zirudella, il Belpaese

non è nuovo a grandi imprese:

sul finir dell’Ottocento,

con il chiaro intendimento

d’un impresa coloniale,

mandò in Africa Orientale

Baratieri e i suoi soldati

che là furono suonati.

 

Ripetè quella follia

aggredendo la Turchia

e, di lì a poco, persino

l’austrungarico vicino.

 

Non contento, in pompa magna,

mandò truppe pure in Spagna,

in Etiopia, nei Balcani,

infangando gli Italiani.

 

Ma non era ancor finita:

poi, la Francia fu aggredita

e, in violenta progressione,

fu sfidata la nazione

più potente della Terra

dichiarandole la guerra.

 

Era troppo, e finì male.

E così sembrò normale

(fu anche messo per iscritto)

ripudiare ogni conflitto.

 

Sessant’anni son passati

e daccapo siam tornati:

vanno i militi italiani

nei paesi più lontani

a mostrar con la presenza

che l’Italia è una potenza

e sa farsi rispettare

in Europa ed oltremare.

 

I politici arroganti

credon d’essere importanti

e, sognando onore e gloria,

si dimentican la storia:

che è una storia di parole

e di neve sotto al sole,

d’aggressioni immotivate

e di fughe accelerate,

di pagliacci, di doppiezza

e di furti con destrezza,

di soldati allo sbaraglio

morti per un loro sbaglio

che però non si cancella...

tochedai la zirudella!

                                                          Balanzino

 

 

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