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in Danimarca hanno fatto la festa alla donna? Nei primi giorni di marzo, i principali quotidiani e le televisioni hanno riportato le notizie che giungevano da Copenaghen: la capitale danese era sconvolta da scontri tra polizia e dimostranti che protestavano per lo sgombero della "Casa della gioventù", un edificio nel quale, da parecchi anni, era attivo un frequentatissimo centro sociale.Nessuno, tra i maggiori quotidiani, ha ricordato che non si trattava di un edificio qualsiasi: si trattava di una sede storica del movimento operaio, all’interno della quale, tra l’altro, l’otto marzo venne proclamato giornata internazionale della donna. L’edificio, ceduto al comune, era stato poi venduto a una chiesa cristiana che, all’indomani della festa, ha immediatamente provveduto a far demolire un luogo così peccaminoso. Questo spiega come mai la sinistra locale abbia dato tanta importanza alla cosa. Ma le donne dell’Occidente industrializzato, che agli integralisti piaccia o meno, proseguono la loro marcia sulla strada dell’emancipazione: una marcia che i rigurgiti reazionari degli ultimi decenni hanno senz’altro rallentato, senza però riuscire ad arrestarla.Non accade altrettanto in Afghanistan dove, almeno a quanto dicono le donne afgane, l’intervento di truppe (perlopiù composte da maschi) inviate dalle nazioni occidentali, motivato tra l’altro con la necessità di liberarle, non ha mutato la loro condizione di sottomissione. Anche sotto questo profilo, infatti, i locali "signori della guerra", cui è stato consegnato il governo del paese, non sono meglio dei talebani. In Italia, nel frattempo, c’è chi, per ingraziarsi la "sinistra" (sembra incredibile, tuttavia, almeno in parte, è proprio così), propone, in buona sostanza, di accordarsi con quest’ultimi. La destra filostatunitense si dichiara scandalizzata e, al contrario, chiede a gran voce l’invio di altri uomini e mezzi per portare avanti la missione. Guardandosi bene, ovviamente, dal ricordare che i talebani erano stati, a loro volta, collocati al potere dal governo USA e che, se si fossero messi d’accordo con esso, agevolandone gli interessi economici, ci sarebbero probabilmente rimasti. Se vogliono emanciparsi, le donne (e anche gli uomini) dell’Afghanistan dovranno farlo da soli.
In Italia, i maschi
lavorano 6 ore e un minuto, contro le 7 ore e 26’ delle donne
Alla vigilia dell’8 marzo, festa internazionale della donna, l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha diffuso alcuni dati sul tempo dedicato al lavoro da uomini e donne. In tutti i paesi dell’Unione Europea il tempo di lavoro totale delle donne è maggiore di quello degli uomini. Ciò è dovuto soprattutto al numero di ore che le donne dedicano al lavoro domestico. Le Italiane, in particolare, lavorerebbero più tempo rispetto alle residenti negli altri paesi dell’Europa occidentale, arrivando a valori vicini a quelli registrati nei paesi dell’Europa dell’Est. I risultati dell’indagine più recente sull’uso del tempo in Italia, relativa al 2002-03, mettono in luce, rispetto al 1988-89, un incremento del tempo dedicato dagli uomini al lavoro familiare, in particolare da parte di coloro che si collocano nella classe di età tra i 45 e i 64 anni (aumento di circa 20 minuti al giorno). Al contrario, nello stesso periodo, è diminuito il tempo dedicatogli dalle donne. Nel 2002 quest’ultime hanno dedicato ogni giorno al lavoro familiare 3 ore e 45 minuti in più dei maschi, contro le 4 ore e mezza del 1988-89. Il tempo dedicato dagli uomini italiani al lavoro retribuito e allo studio sarebbe di 4 ore e 26 minuti, contro le 2 ore e 6 minuti delle donne. In totale, lavorerebbero 6 ore e un minuto, contro le 7 ore e 26’ delle donne. Il paese dell’Unione Europea nel quale si lavora di più sarebbe la Lituania (7 ore e 4 minuti per i maschi, 8 ore e 10’ per le femmine); quello nel quale si lavora meno la Germania (5 ore e 56’ per gli uomini, 6 ore e 16’ per le donne).
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