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  CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA

Il progetto di riforma del reclutamento dei docenti universitari, proposto dal ministro Moratti, non porta nessuna reale innovazione nel mondo universitario

 

Veste accademica per i dottori dei Collegi Legale, Medico-chirurgo, Filosofico e Filologico dell'Università Pontificia

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E’ di questi giorni la notizia, apparsa su tutti i maggiori quotidiani italiani, che Letizia Moratti, ministro dell’ istruzione, ha in mente un progetto di riforma del reclutamento dei docenti universitari.

"Abbiamo analizzato quelle che sono le criticità del sistema" - ha detto il ministro, nel suo linguaggio aziendalese - "e abbiamo constatato che il sistema di reclutamento attuale non premia la mobilità, ed è troppo locale".

"Occorre" - ha proseguito – "un sistema di reclutamento che conduca a un’idoneità scientifica nazionale, a un concorso ogni due anni, uno per professori ordinari e uno per professori associati. Poi saranno le singole università a chiamare i professori che usciranno idonei da questa lista nazionale".

Ma qual è, più nel dettaglio, l'ipotesi? "Si tratta di un incarico ai professori universitari per tre anni" - ha precisato – "incarico rinnovabile per altri tre anni; poi le università decideranno se rinnovare l'incarico a tempo indeterminato o se farlo decadere"...

"E' una flessibilità che viene data alle università, perché possano decidere anche sulla base di una valutazione che avranno potuto effettuare negli anni di incarico svolti dai docenti; saranno cioè le singole università, nella loro autonomia, a valutare se, e quando, trasformare il contratto del docente in contratto a tempo indeterminato"...
"Le università chiameranno inizialmente i docenti dalla lista definita a livello nazionale in base alle proprie necessità, con una valutazione comparativa e naturalmente con procedure che garantiscano trasparenza e pubblicità; saranno però le università a decidere, con un rafforzamento dell'autonomia e, anche per ciò che riguarda la valutazione dei professori, saranno gli atenei che, sulla base del percorso e della verifica degli anni di lavoro del professore che hanno chiamato, decideranno se confermarlo oppure no".

Parliamoci chiaro

Se quello a cui si vuole arrivare è abolire la garanzia del posto di lavoro, qualsiasi persona di sinistra non può che essere contraria all’idea: sia che si parli dell’università sia che si parli della FIAT. La mancanza di garanzie è un limite alla libertà degli individui che, in assenza di esse, sono limitati nelle loro scelte di vita e, cosa particolarmente grave per gli insegnanti, esposti a un continuo ricatto da parte del datore di lavoro.

Se, invece, quello a cui si vuole arrivare è modificare l’attuale sistema di reclutamento dei docenti, dato lo scandaloso modo in cui avviene, non si può che essere favorevoli.

Ma, signora Moratti, dove sta la sua "rivoluzione"?

I concorsi a cadenza biennale, teoricamente, esistevano già vent’anni fa.

I periodi di prova in attesa della conferma, per quanto ne sappiamo, esistono da tempo.

E la "lista definita a livello nazionale" a che cosa serve se poi, alla fine, il reclutamento verrebbe effettuato, come, di fatto, avviene adesso, a livello locale?

Forse, solo a far parlare di lei i giornalisti.

 

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