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C'E' POCO DA STARE ALEGREIl bilancio partecipativo mi convince pocodi Luciano Nicolini
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"Liberazione", in effetti, ha dedicato ampio spazio all avvenimento, ma di proposte e decisioni ne ha riportate ben poche. Conoscendo la grande importanza che attribuisce a questi incontri, non resta che concludere che, alla fine della fiera, non ci sono state grandi novità. Certo, si è solennemente affermato che tutti devono avere il pane quotidiano, che tutti devono avere un tetto e un vestito, che occorre sradicare le malattie curabili, che a tutti deve essere garantita listruzione e la libertà di manifestare il proprio pensiero senza il rischio di essere torturati ... Ma queste cose le dicono anche le Nazioni Unite! Certo, è stata ribadita l opposizione al neoliberismo (ma perchè non chiamarlo con il suo nome, cioè capitalismo?); è stata ribadita una decisa opposizione alla guerra (ci mancherebbe altro che non fosse stata ribadita... ). Altro mondo possibile Ma nessuno, a quanto pare, ha chiarito in che cosa consista, di preciso, questo famoso "altro mondo possibile", né quale sia la strada migliore per arrivarci. Una delle poche proposte concrete che ha circolato (e non è la prima volta) è quella del "bilancio partecipativo". Di cosa si tratta? Se ho ben capito, si tratta di coinvolgere tutti i cittadini nel dibattito intorno ai bilanci delle amministrazioni locali. Cosa, in sè, non malvagia, ma che mi porta, quasi istintivamente, a formulare due domande:
Il motivo della prima domanda mi sembra ovvio: coinvolgere tutti i cittadini nel dibattito ha un senso se questi ultimi, alla fine, hanno anche il potere di decidere. In caso contrario è soltanto una perdita di tempo. Meno ovvia può sembrare la seconda domanda che, invece, a mio modo di vedere, è importante almeno quanto la prima. Sì, perchè non avrebbe significato, ad esempio, perder tempo a discutere e decidere sullinstallazione della segnaletica stradale mentre lo stato, ad esempio, decide sulle spese militari. Cerco di spiegarmi meglio: esistono paesi con una tradizione fortemente federalista dove discutere e decidere sui bilanci delle amministrazioni locali può avere un senso, altri (e penso allItalia) dove, tradizionalmente, le amministrazioni locali hanno pochissima autonomia e, inoltre, gestiscono parti assai modeste delle entrate tributarie. In tali paesi il "bilancio partecipativo", anche nelle sue teorizzazioni più estremiste, cambierebbe ben poco. Esperienze In Italia, negli anni 70, abbiamo avuto almeno due esperienze significative in proposito: - a partire dalle regioni "rosse", furono attivati i "consigli di quartiere" dove si discuteva, accanitamente, se contribuire con pochi spiccioli alle spese del coro parrocchiale o finanziare, con la medesima cifra, una mostra di giovani "artisti d avanguardia"; - nelle scuole, dopo il varo dei famigerati "decreti delegati", genitori e studenti di opposte tendenze si accapigliarono ferocemente per stabilire la meta dellannuale gita scolastica. Risultato: di tali organi collegiali nessuno vuol più sentir parlare. Trappole del potere Dunque, "Attenzione alle trappole del potere!" A proposito di trappole. Unaltra proposta che è stata avanzata da molti partecipanti al meeting di Porto Alegre è quella di recarsi in massa a contestare la prossima riunione del WTO che si terrà a Cancun, in Messico. Cancun, se ben ricordo, altro non è se non un insieme di giganteschi alberghi serviti da un grande aeroporto internazionale e distanti, anche fisicamente, dal paese reale: un pessimo posto, in tutti i sensi. Cè poco da star Alegre! |
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