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Zirudella, quest’è bella! Da annodare le budella…
Una cólta letterata, donna acuta e laureata, dice che Dante Alighieri sviluppava i suoi pensieri con l’aiuto stimolante d’una droga allucinante.
Era, insomma, un poco "fatto". Altrimenti, solo un matto si sarebbe dedicato, anche quando fu esiliato, a un’impresa senza senso come scrivere un immenso testo di filosofia camuffato da poesia.
Dante gran consumatore e Virgilio spacciatore?
E’ una tesi originale che però mi suona male: per veder ciò che ha narrato, che sostanza avrebbe usato? Che nel pane sia caduta una droga sconosciuta? (Sì, perché, a quei tempi lì, mica c’era l’el-es-di!)
Sarà che è una vecchia gloria, ma non credo a questa storia: tutt’al più in qualche occasione, tra una rima e una canzone, dopo aver posato il liuto, ben mangiato e ben bevuto, dopo aver finito il vino, si sarà fatto uno spino con Beatrice e con Casella… tochedai la zirudella! Balanzino
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