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block nota 2006 “Molti artisti fanno le cover per avere qualche speranza in più di ottenere attenzione, a me è capitato il contrario: l’attenzione con cui è stato accolto (grazie, grazie!) il mio precedente disco mi ha fatto sentire autorizzato ad affrontare questo repertorio mitico”. Con queste parole Alessio Lega ha presentato il suo secondo album, “Sotto il pavé la spiaggia”, che contiene brani dei tre mostri sacri della canzone d’autore francese (Brassens, Ferrè e Brel) e di due contemporanei: Renaud Sèchan e Allain Leprest. Certo, per Alessio la musica francese è il primo amore; ma non dimentichiamoci che, oltre ad un cantautore, Lega è un intellettuale ed un ricercatore serio che ha raccontato, nei suoi articoli pubblicati da A/Rivista, la storia di svariate decine di cantautori di tutto il mondo e di epoche diverse. Pertanto le sue scelte non sono dettate solo dall’amore: c’è anche l’intelligenza del “regista”, cioè dell’artista che riesce ad elevarsi - alla De Andrè, come ha spiegato lo stesso Lega in una sua difesa del maestro genovese - grazie ad una forte capacità dialettica, cimentandosi in generi molto diversi grazie alla collaborazione e/o alla conoscenza di altri musicisti. Ciò vale, in questo caso, sia nei confronti degli autori che dei Mokacyclope. L’esplosivo Ferrè sarebbe rimasto entusiasta, se non altro, per la temeraria risolutezza con cui sono state affrontate “Né Dio né Stato” (Ni dieu ni maître) e “Sul palco” (Sur la scène): due grandi versioni per due grandi brani. Nei riguardi di Brassens, Lega ha mantenuto un atteggiamento più “sommesso”, quasi a voler rispettare la grande sensibilità umana di questo autore: da un lavoro di fine cesellatura escono impreziosite “Amori marinai” (La marine), “Naturale” (Bonhomme) e “Filistei” (Les philistins). Brel, artista a rapida combustione per ansia di vivere, viene invece stravolto, come se Lega avesse voluto offrirgli altre vite: Dopo le quiete versioni di “Tango funebre” (Le tango funèbre) e “Con eleganza” (Avec élégance), l’album esplode con “La scimmia” (Les singes). Non conosciamo i contemporanei Renaud e Leprest. Del primo sapevamo l’intima ammirazione di Lega. Lo definisce “Il Vasco Rossi francese” per la sua capacità di raggiungere una grandissima popolarità, mantenendo però contenuti anarchici e di opposizione (sul suo percorso artistico ha pure scritto un vero e proprio saggio, uscito su A/Rivista in tre puntate). Il ribellismo diretto e intelligente di questo autore fanno produrre a Lega due pezzi molto belli e duri: “La medaglia” (La médaille) e “Tolleranza zero” (Les charognards). Leprest ci pare invece minore come fonte di ispirazione, ma “Chissà” (C’est peut – être) è un brano di rara intensità. A nostro parere, la personalità e le capacità di interprete di Alessio Lega escono rafforzate da questo album. E’ ancora giovane e avrà tutto il tempo per comporre pezzi suoi. Non trova paragoni nel panorama musicale italiano, per la sua capacità di seguire un percorso artistico originale. Ottimi i Mokacyclope, per la capacità di rileggere in modo sperimentale e coraggioso canzoni di altri tempi; con una menzione particolare per le doti tecniche e di improvvisazione del tastierista Gianluca Giusti. E’ Infatti nei concerti, sur la scène, che i nostri danno il meglio: se ne esce con l’ebbra e felice convinzione che il binomio “Arte & Anarchia” sia qualcosa di contemporaneo, anzi di eterno. Roberto Zani
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