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DALLA COORDINADORA PER UN MONDO LIBERO COSTRUITO DAL BASSO

Riflessioni sulla VI Dichiarazione della Selva Lacandona e sui risvolti nella nostra attività in Italia

Coordinadora è un luogo d’incontro libertario di individualità e di gruppi autonomi con un radicamento territoriale locale, nato nel maggio 2005 dopo un percorso annuale di costituzione. Molti dei partecipanti hanno appoggiato e appoggiano la lotta per la costruzione dell’autonomia zapatista in Chiapas promuovendo, finanziando e realizzando progetti in loco insieme alle comunità indigene in resistenza. Ulteriori informazioni sulle nostre attività e progetti sul sito internet  www.coordinadora.it

Abbiamo letto, commentato e discusso approfonditamente la VI Dichiarazione. Siamo libertari e anarchici e, quindi, condividiamo l’analisi del comportamento dei governanti e dei potenti che non amano la libertà, la giustizia e l’autogestione. Chi non accetta compromessi e compravendita con i potenti subisce vessazioni e prepotenze continue, in Chiapas come in Italia. Al neoliberismo, allo statalismo e alla globalizzazione opponiamo il federalismo, la produzione autogestita e gli scambi alla pari tra produttori e consumatori in un contesto liberato dagli oligopoli di potere attuali.

Per questo abbiamo sentito l’esigenza di stare insieme con chi non partecipa o appoggia il marciume dei partiti, la mafietta degli enti locali e dei potentati economici al fine di trovare un’alternativa di vita e di solidarietà sia nell’appoggio zapatista sia nella nostra realtà locale. Il cammino è appena iniziato e speriamo che questo luogo di confronto e di appoggio solidale alle comunità zapatiste dal basso verso il basso possa agevolare lo scambio d’esperienze e la nascita di spazi liberati dall’oppressione anche nel nostro paese.

Sulla strategia degli zapatisti in Messico e sulla “Otra Campana” non abbiamo la pretesa di dare suggerimenti a chi vive la propria realtà locale: preferiamo continuare a concentrarci sulla tessitura di rapporti solidali con le comunità zapatiste realizzando progetti sanitari, educativi,  produttivi, sociali. Continueremo a ricevere e a distribuire l’artigianato, gli anfibi, il caffè libertario e, anche attraverso questi prodotti, cercheremo di costruire rapporti con tutti quelli che vogliano appoggiare le comunità rispettando il nostro modo di vedere le cose.

Il rifiuto verso ogni forma di autorità, l’autogestione, il metodo assembleare, il mutuo appoggio sono i princìpi con cui vogliamo rapportarci anche agli altri gruppi e individui che appoggiano lo zapatismo in Italia e all’estero e siamo disponibili a confrontarci su punti d’interesse comuni. Ovviamente, non intendiamo partecipare alla lotta partitica e di schieramento elettorale ma soltanto alla lotta per la vera libertà contro tutti quelli che sfruttano gli altri per migliorare la propria posizione. Ad ogni occasione d’incontro cercheremo d’inviare delegati che possano presentare il nostro punto di vista ma questo non sarà sempre possibile e, quindi, abbiamo deciso di scrivere queste poche righe per quelli che siano interessati a leggerle.

Siamo aperti al confronto sulle cose concrete e accogliamo a braccia aperte chiunque si ritrovi nei nostri princìpi e intenda formare con noi rapporti di coordinamento anche esterni alla Coordinadora che non è un nuovo centro di potere dello zapatismo nostrano, ma soltanto un luogo dove si possano confrontare tutti quelli che condividono la lotta per la libertà, l’affermazione dei princìpi di base dello zapatismo, l’autogestione nonché  l’indipendenza dalle strutture di potere politico ed economico.

 

Per qualsiasi contatto scrivere a info@coordinadora.it

o agli aderenti.

 

Gli aderenti alla Coordinadora attualmente sono:

Associazione Paviainseriea (Pavia), Comitato Chiapas Brescia; Comitato Chiapas Maribel (Bergamo); Comitato Chiapas XX Ottobre (Bassano del Grappa);

Gruppo libertario “Montes Azules” (Savona); Gruppo Libertario Nicola Turcinovich (Genova); Gruppo Libertario di Cultura Alternativa “L’Erba” (Casatenovo, Lecco); Gruppo Primero de enero (Forlì); Gruppo Tierra y Libertad (Milano); Officina Shake (Castellanza, Varese); Progetto Libertario Flores Magon (Milano); Spazio Sociale Anarchico Libera (Modena); Unione Sindacale Italiana sezione di Modena; oltre a numerose adesioni individuali sul territorio nazionale.

 

ANCONA: COSTITUZIONE ARCHIVIO MALATESTA

E' in costituzione ad Ancona l’Archivio nazionale “Malatesta”.

Archivio storico ed attuale sull’USI, l’AIT,  l’anarcosindacalismo, il sindacalismo rivoluzionario, il movimento anarchico e libertario italiano ed internazionale.

L’archivio, già comprendente molto materiale, è per il momento ospitato nella sede di Via Dalmazia 30, in attesa di nuovi e più idonei locali.

Si richiede a tutto il movimento l’invio all'Archivio di ogni genere di stampa e documentazione libertaria, anarchica e sindacalista. Si assicura l’accurata catalogazione di ogni materiale che ci perverrà.

L’indirizzo provvisorio dell’Archivio è: USI Archivio “Malatesta”, via Dalmazia 30, 60126 Ancona.

Per la posta elettronica inviare a careri@libero.it.

 

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TORINO: CORTEO CONTRO LA REPRESSIONE

Sabato 10 giugno 2006

Partenza alle ore 15.00 da Porta Susa

Un anno fa, nella notte dell’11 giugno, nella città della Mole una squadraccia fascista armata di coltelli e bastoni si introdusse di notte nella casa occupata Barocchio: due occupanti vennero accoltellati. Uno di loro, l’intestino trapassato da un fendente, dovette essere operato d’urgenza. Solo per un caso non c’è scappato il morto.

La settimana successiva, il 18 giugno, un corteo di denuncia venne caricato in via Po dalla polizia che trasse in arresto due manifestanti. Un mese dopo, altri arresti. In totale 10 antifascisti, che trascorreranno un paio di settimane in carcere e, in buona parte, altri cinque mesi ai domiciliari.  Durante la fuga dalla carica vennero danneggiati alcuni tavolini e sedie di bar e una vetrina. Tutto questo è valso l’accusa di “devastazione e saccheggio”: un reato che costa dagli 8 ai 15 anni di reclusione.

Siamo di fronte a una vera e propria torsione politica del diritto: semplici “danneggiamenti” danno luogo a un’imputazione da tempo di guerra, da disastro epocale. Venne applicata per il disastro del Vajont: 3.500 morti e tre paesi spazzati via.

Il 27 giugno comincerà il processo ai 10 antifascisti torinesi. Questo processo ha una valenza che va ben la di là della Mole. Il reato per il quale sono perseguiti e per cui rischiano lunghi anni di detenzione, è, intrinsecamente, un reato di natura collettiva, poiché prescinde dalle responsabilità individuali.  L'accusa di “devastazione e saccheggio” palesa la chiara volontà di criminalizzare le manifestazioni di piazza. Non c’è uno straccio di prova a carico dei 10 compagni. Ma che importa? A sentire i PM, basterebbe l’intenzione. E che l’intenzione vi fosse lo deducono dalle biografie politiche redatte dai funzionari di polizia. Detto in altro modo: sono colpevoli perché anarchici o antagonisti, al di là della responsabilità individuale sui fatti loro contestati.

Da qualche anno la magistratura applica le norme in modo follemente estensivo per limitare la libertà di manifestare e di opporsi al disordine costituito. Quando non basta ci pensa l’esecutivo ad emanare leggi sempre più speciali che hanno esteso la categoria di eversione al punto che anche la protesta pacifica contro un provvedimento dello stato potrebbe rientrarvi.

Nelle lotte sociali, i reati che possono essere al limite contestati (dalla resistenza al blocco stradale al danneggiamento all’occupazione di edificio, ecc.) non portano con sé pene particolarmente alte. Per questo l’apparato repressivo cerca di inquadrare le proteste all’interno di fattispecie penali punite più gravemente. Questo è il motivo del ricorso, ad esempio, ai reati previsti dagli artt. 270 e 270bis c.p.

In tutta Italia oggi sono aperte inchieste nei confronti di realtà che hanno posto la questione sociale (casa, reddito, accoglienza degli stranieri), tutte inchieste accomunate dall’uso degli artt. 270 e 270bis del codice penale, associazione sovversiva e associazione finalizzata all’eversione dell’ordine democratico.

Il fatto che venga punita la mera associazione rende queste fattispecie utilizzabili in modo ampio ed esse possono colpire anche soggetti che non abbiano commesso alcun reato; l’applicazione di queste fattispecie presuppone, però, la dimostrazione della sussistenza appunto di un’associazione, di una stabile struttura, e della finalità politica che va oltre i singoli fatti eventualmente commessi dagli associati.

I tentativi di criminalizzare l’opposizione politica e sociale con l’utilizzo e l’estensione infinita dei reati di natura associativa è sinora sostanzialmente fallita.

Il caso di Torino spicca nel panorama repressivo, perché la procura della repubblica sta provando ad imboccare una strada nuova, in fase di sperimentazione nel processo di Genova per i fatti del G8, e che in Piemonte si cerca di affinare.

Da un reato di organizzazione, la magistratura torinese cerca oggi di passare all’utilizzo di un reato di piazza, come quello di devastazione e saccheggio.

La valenza repressiva di quest’operazione è molto forte e denuncia una tentazione autoritaria che mette in pericolo la libertà di tutti.

Quest’accusa può colpire in astratto tutti i soggetti partecipanti ad una manifestazione, indipendentemente dal fatto che abbiano compiuto atti specifici.

Il passaggio da danneggiamento a devastazione e da furto a saccheggio fa sì che il reato divenga collettivo, venga cioè imputata una sorta di responsabilità collettiva a tutti quelli che, partecipando alla manifestazione, avrebbero consentito, voluto, fors’anche programmato eventuali danneggiamenti. Chi partecipa a una manifestazione per questo solo fatto viene investito da un reato gravissimo.

Se il teorema dei magistrati torinesi Laudi e Tatangelo dovesse passare, i primi a pagare sarebbero i nostri compagni, ma subito dopo sarebbe il turno dei Valsusini, degli antifascisti milanesi incarcerati l’11 marzo e di chiunque manifesti pubblicamente la propria opposizione all'ordine costituito.

Gli antifascisti arrestati a Milano per la manifestazione dell’11 marzo contro l’indecente sfilata fascista nel centro della città sono accusati di “devastazione e saccheggio”.

I No Tav, che l’8 dicembre a Venaus, in Val Susa, si ripresero i terreni sgomberati con la violenza dei saccheggiatori e devastatori della lobby tavista, sono inquisiti per “devastazione e saccheggio”.

Con questo delirio giuridico si vuole colpire e criminalizzare la mera partecipazione alle manifestazioni, si vuole attaccare la libertà di partecipare attivamente alle lotte esprimendo le proprie idee.

Di fronte alle violenze fasciste, alla predazione delle risorse e dei beni comuni, allo sfruttamento selvaggio, al razzismo che si fa legge, alla guerra e al militarismo in questi anni sono scesi in piazza milioni di uomini e donne.

In Italia ci sono 9000 procedimenti in corso contro i protagonisti delle lotte sociali.

Chi si batte per la casa, il reddito, la libertà di circolazione… chi si oppone ai CPT-lager, alla predazione delle risorse e dei beni comuni, allo sfruttamento, alla precarietà, alla guerra, al militarismo finisce nel mirino di polizia e magistratura

I fatti di Torino sono prove tecniche di regime alle quali tutti coloro che hanno a cuore la libertà e la giustizia sociale devono opporsi con fermezza e determinazione.

Facciamo appello a essere in piazza Torino il 10 giugno: c’è in gioco la libertà di poter manifestare pubblicamente il proprio pensiero.

L'antifascismo non si arresta.

 

Commissione di Corrispondenza della

Federazione Anarchica Italiana - FAI

 

PONTICELLI DI MALALBERGO (BO): CENA DI FINANZIAMENTO

Il Coordinamento migranti di Bologna e provincia ed il Circolo anarchico Camillo Berneri, usufruendo della solidarietà della associazione Primo Moroni, propongono una cena di autofinanziamento, con intrattenimento e dibattito, (saranno con noi anche il cantautore Alessio Lega e Roberto Bartoli) la sera di lunedì 12 giugno 2006 alla Nuova Casa del Popolo  di Ponticelli di Malalbergo (Bo) (autostrada A13 Bologna -Padova, uscita Altedo, direzione S.Pietro in Casale, a 2 Km dal casello) per le attività del Coordinamento migranti di Bologna e provincia

Per prenotazioni o sottoscrizioni telefonare al  349 0702305

 menù tradizionale:

1) gramigna ragù e piselli

2) grigliata

3) misto dolci

 

menù vegetariano:

1) puttanesca vegetariana

2) peperonata con patate

3) misto dolci

 

Le attività del Coordinamento si reggono unicamente tramite autofinanziamento, a totale garanzia della nostra libertà ed autonomia.

Sottoscrizione per la serata 15 €; ma anche meno per chi non può e, per chi vuole, anche più.

Parteciperemo inoltre al dibattito:

Quali diritti per i migranti?

la sera di venerdì 9 giugno 2006, all’interno del medesimo spazio.

Lavoratrici e lavoratori migranti! Troppi occhi sono ciechi alle nostre sofferenze! Troppe orecchie sono sorde alle nostre richieste! Diffondiamo e prepariamo quindi lo SCIOPERO GENERALE DEL LAVORO MIGRANTE,

contro:

la Bossi–Fini (per non tornare alla Turco–Napolitano), i C.P.T., la legge 30 e tutte le nuove forme contrattuali che ci offrono schiavi di fronte al padrone;

per:

un permesso di soggiorno slegato dal contratto di lavoro, una regolarizzazione generale e permanente, un reale dovere di asilo per chi proviene da luoghi di guerra, calamità naturali o maggiore repressione sociale. Lavoratrici e lavoratori nativi, la morsa che attanaglia senza scampo le vite dei migranti tende ad assomigliare sempre più a quella che costringe le vostre alla infinita insicurezza. La nostra schiavitù è anche la vostra miseria!  Solo l’unità d’intenti e di lotta potrà ricondurci sulla via della libertà e della giustizia sociale per tutti e per tutte!

Per discutere ed approfondire la piattaforma di lotta, per affrontare assieme tutti i problemi che quotidianamente assalgono le nostre esistenze, il Coordinamento migranti si riunisce tutti i lunedì, dalle ore 19 e 30, nei locali dell’ex mercato ortofrutticolo, in via Fioravanti n. 24 a Bologna

 

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