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 L'ECONOMIA MONDIALE NEL 2003

Se la situazione politica mondiale non promette nulla di buono, anche quella economica lascia molto a desiderare...

di Toni Iero

 

(sintesi di un articolo pubblicato su Lotta di Classe, 71, 2003)

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Le economie dei principali paesi industrializzati sono in una fase di stagnazione.

Giappone Va male il Giappone. I problemi del paese sono sempre gli stessi: bassi consumi interni, situazione pre-fallimentare di banche e assicurazioni, difficoltà a esportare per l’ apprezzamento dello yen e per la debolezza dei paesi importatori, invecchiamento demografico.

Come se non bastasse, dopo tanti anni di inutili stimoli statali all’economia, il Giappone ha accumulato uno dei maggiori debiti pubblici del mondo.

Europa Anche l’Europa non si presenta molto in forma. La Germania, principale economia continentale, mostra segni di affanno: bassa crescita economica, disoccupazione e problemi a rispettare i parametri di Maastricht. L’Italia giace in una condizione simile.

La Francia è in situazione migliore, ma anche qui non è che sia il paradiso.

La Russia si sta proponendo come affidabile fornitore di petrolio all’Occidente. Questo crea buone opportunità alle sue imprese petrolifere. Tuttavia, se si astrae dall’ industria energetica e da quella degli armamenti, non ha molte altre interessanti realtà economiche.

America Latina Poco entusiasmante il panorama dell’America Latina.

L’Argentina è tuttora incapace di pagare i suoi debiti. La Colombia convive con la guerra civile. Il Venezuela è paralizzato dal braccio di ferro tra la oligarchia dominante e il presidente populista Chavez. Il Brasile sta attraversando un periodo di prova, durante il quale il governo Usa deciderà se può fidarsi o meno del nuovo presidente Lula.

Africa L’Africa, da un punto di vista economico, può essere considerato un continente alla deriva.

Cina e India Le uniche economie che continuano a crescere sono quelle di Cina e India, che segnano imponenti tassi di sviluppo, intorno al 7-8% annuo. In Cina lo Stato, cioè il Partito Comunista, cioè i burocrati che sono al potere, hanno dato il "via libera" allo sviluppo capitalista. In India la crescita economica si accompagna alla miseria della maggioranza della popolazione. Comunque, al traino di questi due colossi nascenti, anche altre nazioni asiatiche sono riuscite ad ottenere interessanti crescite economiche.

Stati Uniti Ma il vero problema dell’economia mondiale restano gli Stati Uniti. Il tasso di crescita del prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi, nel 2002, intorno al 2.3%. Non sembrerebbe poi troppo male.

Invece il deficit degli Usa con l’estero è impressionante: si stima che il 2002 abbia chiuso con un passivo commerciale di 400 miliardi di dollari. Fino ad oggi, gli Stati Uniti hanno potuto continuare a comprare a credito poiché il dollaro è la moneta di riferimento per il commercio internazionale. Però la politica del dollaro forte è finita. Il presidente Bush ha deciso di ridimensionare il valore del dollaro per aiutare le imprese manifatturiere americane (finanziatrici della sua campagna elettorale) a rendere più competitive le loro merci.

E qui potrebbe nascere il problema. Cosa accadrebbe se i paesi esportatori di materie prime, delusi da una moneta in fase di costante svalutazione, decidessero di farsi pagare in una valuta diversa dal dollaro?

Un altro punto debole degli Usa è il debito pubblico. Ripetuti tagli alle tasse, stanziamenti a favore dei militari, scudo spaziale stanno affossando il bilancio federale. Gli Stati Uniti devono mantenere la più poderosa macchina da guerra di tutti i tempi: le loro forze armate sono operative in Afghanistan, hanno basi sparse in tutto il mondo, stanno approntando una guerra contro l’Irak, si preparano a fronteggiare la Corea del Nord, vi sono reparti che combattono in Colombia. Il governo americano deve poi pagare lo scudo spaziale e tenere in piedi tutti i regimi che si dimostrano amici … insomma, lo zio Sam non è stato mai tanto indebitato e, nello stesso tempo, con tanto bisogno di fondi: la situazione ideale in cui pochi sarebbero disposti a concedere nuovi prestiti!

Vi è inoltre l’indebitamento delle famiglie americane nei confronti del sistema bancario. La foga consumistica Usa è un serpente che avvolge nelle sue spire tutta la società. Poiché però il reddito disponibile è limitato, per poter spendere di più è necessario ipotecare anche i redditi futuri: da qui gli acquisti a credito.

La montagna di debito così prodotta senza dubbio stimola l’economia. Però, cosa succederebbe se una buona parte delle famiglie americane non potesse onorare i debiti? Certo, finirebbero sul lastrico. Ma il punto importante è un altro: fallirebbero le banche, che non riavrebbero indietro i loro soldi. E, come in una reazione a catena, salterebbero tutte le imprese che hanno venduto merci e servizi a credito: dall’industria automobilistica alle agenzie di viaggio.

Naturalmente occorre considerare che gli Usa sono una grande potenza che ha risorse per riuscire ad affrontare situazioni difficili. Inoltre, il potere detenuto a livello internazionale consente loro di fare pressioni sugli altri paesi per determinare condizioni favorevoli all’economia americana.

Tuttavia rimane il fatto che il più forte paese del mondo ha una economia minata da enormi debiti. Già oggi è impegnato in diverse guerre, militari ed economiche.

Come farà, in queste condizioni, a trovare i mezzi per fronteggiare l’ulteriore sfida che, prima o poi, sarà lanciata da un grande paese emergente come la Cina?

 

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