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Far  East Film  Festival

Udine – Teatro Nuovo / Visionario - dal 21 al 29 aprile 2006

L’Oriente è di casa a Udine

2 Young (Troppo giovane)

di Luca Baroncini

Udine: 'La donna orientale più alta del mondo" Foto Luca Baroncini 2006

 

Basic Instinct 2

Inside Man

A casa con i suoi

 

 

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Far East Film Festival

Udine – Teatro Nuovo / Visionario - dal 21 al 29 aprile 2006

L’Oriente è di casa a Udine

Nel 2005 Udine aveva definitivamente aperto una porta sull’Oriente. Con il 2006 la porta si spalanca e conferma l’appuntamento di inizio primavera con il capoluogo friulano come una delle tappe imprescindibili per chi ha curiosità verso un mondo geograficamente lontano e spesso visibile solo tramite stereotipi culturali. Già vetrina più importante d’Europa, il "Far East Film Festival" è stato infatti inserito tra i 50 festival più importanti del mondo da "Screen International", il prestigioso foglio ufficiale dell’industria cinematografica. Attraverso il percorso visivo imbastito dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine il festivaliero ha modo di immergersi per nove giorni (uno in più dell’anno scorso) nell’Oriente popolare, quello che le elitarie manifestazioni occidentali di solito non ospitano. Lo spirito della manifestazione è infatti quello di divulgare, informare, stimolare, non cercando per forza l’arte ma dando spazio alle immagini che hanno acceso l’entusiasmo del pubblico. È un cinema perlopiù commerciale quello proposto, spesso lontano da gusti, tradizioni e ritmi dell’occidente, ma sarebbe lo stesso se alcune opere nostrane provassero a varcare i confini dell’Italia. Proviamo a pensare al cine-panettone natalizio con Boldi e De Sica, ma anche a un film con più pretese come "Il mio miglior nemico" di Carlo Verdone, proiettati in una sala di Hong Kong. Le reazioni potrebbero essere le più disparate: divertimento, indifferenza, tedio, disgusto. Proprio come succede allo spettatore italiano davanti a lungometraggi che forse necessiterebbero di una conoscenza approfondita dei costumi locali per essere apprezzati o consapevolmente rigettati. Se il cinema non per forza gioisce, a godere della preziosa e rara opportunità offerta dal confronto è lo spettatore curioso, che ha modo di scoprire cosa c’è oltre ciò che i festival o il mercato hanno deciso di accettare o distribuire. Un festival per capire cosa si vede nelle sale a Oriente oltre ai colossi americani, che anche a Est colonizzano l’immaginario. Proviamo quindi a chiudere gli occhi. Siamo seduti in un bar di Osaka, o di Pusan, o di Nanchino, e stiamo sfogliando un giornale per scegliere il cinema in cui andare. La scelta è vasta… Tra i tanti sentieri tracciati dall’organizzazione (impeccabile e cortese come tutti gli anni) nell’arco dei 72 titoli proposti, ben 54 sono le anteprime assolute provenienti da Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Filippine e Taiwan. Gli omaggi prevedono un tuffo nel musical, con 19 film che spaziano dalla fine degli anni Trenta agli inizi degli anni Settanta. Tra le giornate particolari, a tema, si distinguono certamente lo "Horror Day", che non lascia adito a dubbi sul genere affrontato, e la serata dedicata ai "Pink Movies", pellicole erotiche a basso costo e di grande successo realizzate a partire dagli anni Sessanta. Ma ci sono anche il concerto della scatenata band "Mika Bomb" e gli scatti fotografici di Johnnie To, non solo regista. Per l’inaugurazione, poi, nientepopodimeno che il regista ormai di culto Miike Takashi, chiamato a presentare "Imprint", il tredicesimo episodio della serie "Masters of Horror" realizzato per la rete televisiva via cavo Showtime e mai trasmesso a causa di problemi con la censura. La visione lascia sconcertati (non mancano torture dettagliate e feti abortiti in primo piano) ma anche confusi. Si apprezza il rigore della messa in scena, la voglia di andare oltre la morale imperante, ma gli effetti disturbanti sono troppo vicini alla gratuità per lasciare davvero un segno. Molto disponibile nei confronti del pubblico, il prolifico regista giapponese (più di 50 film all’attivo) firma autografi, si fa fotografare e concede interviste con impensabile docilità. Immancabile anche la spettacolare scenografia che accompagna l’accesso al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, sede della manifestazione insieme al Visionario, il nuovo centro visivo per le arti della città. Per l’occasione Marco Viola ha costruito la donna orientale più alta del mondo (ben 26 metri). Un altro segnale a dimostrazione del fatto che, come tutti gli anni, anche nel 2006 Udine ha pensato in grande.

Luca Baroncini

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2 Young

(Troppo giovane)

di Derek Yee con Jaycee Fong, Fiona Sit, Anthony Wong

E’ il conflitto di classe a dominare la scena in "2 Young", il nuovo lungometraggio di Derek Yee (già regista del pluripremiato "One Nite in Mongkok" presentato l’anno scorso sulle pagine di Cenerentola). Nam è carina e ricchissima. Fu ingenuo e povero. Frequentano scuole differenti, hanno stili di vita agli antipodi ma l’apparenza inconciliabile sfocia invece in una tenera storia d’amore, dove per il censo e il lignaggio non c’è posto. Almeno fino a quando Nam non resta incinta. L’affare, da intimo e di coppia, diventa di pubblico dominio nel momento in cui le rispettive famiglie apprendono con sgomento la notizia. Le note del pianoforte ci ricordano continuamente che siamo in una commedia romantica e che l’amore, pur tra mille difficoltà, dovrà vincere su tutto. E così sarà, anche se per fortuna il regista, anche co-sceneggiatore, pur abbandonandosi a luoghi comuni e carinerie, cerca di contenere il livello di melassa. È interessante che i due ragazzi decidano di fuggire dall’oppressione famigliare e di costruirsi una vita in totale autonomia lontano da condizionamenti ed etichette. E fa piacere che si sporchino le mani accettando lavori umili e scoprendo che l’amore, da solo, non sempre può bastare per rendere la quotidianità accettabile. Quello che colpisce, e che riflette le dinamiche sociali della cultura respirata dai due protagonisti (siamo ad Hong Kong), è che per partire da zero i due giovani adottino acriticamente lo stesso stile di vita dei loro genitori (anzi, forse dei loro nonni): l’uomo che lavora pesantemente tutto il giorno e torna a casa la sera stanco morto; la donna che lo aspetta sorridente rassettando e preparando da mangiare. Lo sguardo si conferma reazionario anche nell’arringa finale con cui il cattivo (il padre avvocato, carrierista e arido) si redime capendo quelli che sono i veri valori. Sempre gli stessi, ovviamente, famiglia, responsabilità e senso del dovere. Oltre a una morale che si abbatte come una sciabola sui protagonisti confermando che chi ha sbagliato, comunque, deve pagare. Per chi ha voglia di lasciarsi ammansire, la lezioncina è gestita con brio da Derek Yee, che alterna con padronanza del mezzo cinematografico il registro drammatico con quello comico. Chi cerca un punto di vista meno conformista e più attento all’irrazionalità delle pulsioni è bene, invece, che si rivolga altrove.

Luca Baroncini

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Basic Instinct 2

di Michael Caton-Jones con Sharon Stone, David Thewlis

Morte poco chiara di un giocatore in macchina, mentre la terribile (ma, colpevole?) Catherine Tramell, la scrittrice sessuomane del primo film, era con lui...

E l’intrigo non finisce qui.

Certo, la Stone non è più quella di tre lustri fa, Thewlis non è certo granché, il film è complessivamente fiacco e privo di suspense; tuttavia il legame terribile e affascinante tra amore e morte, Eros e Thanatos, è intatto, quasi fosse, veramente, un fantasma che ritorna...

Il "sequel", forse, sarebbe da ripensare o da eliminare... In molti casi, non in tutti, è la mancanza di creatività a poterlo giustificare, ma solo a livello commerciale. Al cinema (e poi in videocassetta, passaggio sempre più rapido, a quanto pare) le cose funzionano così...

Eugen Galasso

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Inside Man

di Spike Lee con Denzel Washington e Clive Owen

Ottimo l’inizio; deludente il finale. E’ il racconto di una rapina ben pensata, di un "colpo perfetto", come si usa dire. L’idea è buona, ma sembra che, giunto a un certo punto, il regista non sappia più come uscirne.

Non male la caratterizzazione dei personaggi, discrete le interpretazioni dei protagonisti.

Il messaggio? Le grandi ricchezze nascono da operazioni criminali e chi, per professione, le difende, spesso, non è meglio di chi cerca di appropriarsene. Non molto nuovo, anche se sempre valido.

Lucrezia Avitabile

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A casa con i suoi

di Tom Dey con Matthew McConaughey e Sarah Jessica Parker

Dopo aver a lungo preso in giro l’italica gioventù per il fatto di continuare a vivere con i genitori fino ad età avanzata, gli Statunitensi si trovano a dover fronteggiare lo stesso fenomeno. E ne nasce un film o, meglio, una commedia.

Il protagonista non ne vuol proprio sapere di tagliare il cordone ombelicale; la protagonista tenta in tutti i modi di reciderlo. Ma le cose evolvono in modo un po’ diverso dal previsto.

Da vedere solo se costretti dagli amici. Non troppo stupido, però, soprattutto se lo si guarda come caricatura del rapporto tra i sessi.

Lucrezia Avitabile

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