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I comuni sono macchine politico-elettorali di Nicola Terracciano E lo stato no? di Luciano Nicolini
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La massima parte del personale degli 8.101 Comuni italiani, dato il pervasivo regime partitocratico, che Tangentopoli non ha affatto scalfito, sono scelti dai partiti, dalle coalizioni di "questo centrosinistra", di "questo centrodestra". In massima parte non sono i migliori, ma i membri di clan e famiglie, che hanno pacchetti di voti o che hanno militato da servi fedeli nei singoli partiti. Andando ogni giorno al Comune, imparano a conoscere di esso ogni segreto, ed anzitutto il modo con il quale il pubblico denaro è speso, è dissipato, finisce nelle tasche di questo e di quello, dentro e fuori del Comune. La prima conclusione che ne traggono è che, qualunque cosa facciano, qualunque sia il loro impegno, poiché tutti hanno qualche rogna che essi conoscono, dal sindaco agli assessori, dal segretario al responsabile di area o di servizio, ai colleghi di servizio, nessuno potrà mai veramente sindacare il loro operato. Gran parte dell’impegno mentale dei dipendenti comunali, ad ogni livello, negli 8.101 Comuni italiani è speso per essere al corrente ogni giorno della microcronaca dei singoli apparati comunali, in modo da essere sempre aggiornati, per le proprie strategie personali. Tutto l’anno trascorre in questa segreta rincorsa / lotta di tutti contro tutti per mettere le mani, a seconda delle capacità personali, di maneggio, di appoggio politico / amministrativo, sul pubblico denaro, che affluisce dalle tasche dei cittadini al Comune. Il pubblico denaro dagli apparati comunali, dai loro complici, sindacalisti e politici, è considerato in massima parte come di nessuno, quindi su di esso ogni operazione è possibile. Così c’è lotta feroce per essere nominati responsabili di area e dividersi le indennità previste, senza essere sottoposti ad alcuna vera valutazione dei risultati, si inventano forme di mobilità interna, con concorsi farsa, dove, con bizantine norme, coperte da sindacalisti e politici, si fanno passare di posizione ad esempio, semplici diplomati a ruoli di laureati, con chiara offesa del merito e di tutte quelle persone che, fuori del Comune, nella disoccupazione, cercano di conquistarsi un posto di lavoro. Il sindaco e gli assessori dipendono profondamente dall’apparato comunale, perché essi non hanno spesso la competenza tecnico - amministrativa per controllare e verificare, hanno una certa ansia delle responsabilità civili, penali e contabili, per cui cercano di tenersi buoni tutti, sono stati eletti anche per l’appoggio di settori importanti della macchina comunale. Tutta questa macchina, di dipendenti, sindaco e assessori, esercita un possente ruolo sociale ed economico. Ogni cittadino, ogni società sa che nella sua vita, dalla dichiarazione di nascita alla certificazione di morte, al cimitero, incontra l’apparato comunale. Esso può offrire un servizio impersonale e preciso, rispettoso di diritti, ma spesso, in tutti i suoi momenti, fa trasparire il clima sinistro interno di poteri e contropoteri, di ricatti e controricatti, nel senso che ogni diritto, per essere pienamente e in tempi ragionevoli soddisfatto, deve passare al vaglio o alla negligenza di una serie di impiegati e responsabili, che valutano e possono far pesare la loro firma o il loro parere, a seconda che la persona che ha fatto richiesta sia organica o meno al sistema di potere interno ed esterno, se da quella pratica possa esserne ricavato vantaggio diretto o indiretto a livello personale, di clan, elettorale, di appartenenza politica. Oltre le certificazioni, esiste tutta una serie di autorizzazioni, che incominciano a toccare il delicato e vasto mondo degli interessi commerciali, artigianali, economici della comunità. Qui subito si intuisce quali possano essere il peso e il modo di operare dei vari uffici, dei vari responsabili di area, degli assessori, del sindaco. Si pensi alla fondamentale gestione del territorio, dell’urbanistica, con i loro giganteschi giri di interessi, intorno a cui si gioca molta parte della vita amministrativa locale (i partiti non sono altro, spesso, che maschere di clan in lotta tra loro per partecipare alla gestione degli interessi urbanistici). Oltre l’urbanistica c’è il grande, delicato, intricato mondo dei lavori pubblici, degli appalti, piccoli e grandi. Qui sono in gioco vorticose cifre che suscitano appetiti inimmaginabili dentro e fuori il Comune. Centinaia di ditte piccole e grandi, dai nomi strani, ma dietro le quali si nascondono personaggi e clan di potere locali e zonali, provinciali, regionali, nazionali, volteggiano sui Comuni, con attenzioni costanti al clima interno, ai personaggi che contano, per contattarli nelle forme più inimmaginabili, fuori di qualsiasi possibilità di controllo dei cittadini e della legge, con contrattazioni che solo il segreto di pochi conosce, per mettere le mani sui lavori e sugli appalti, rispettando la forma, per non cadere nella illegittimità formale. (Nei bizantinismi giuridici sono espertissimi sia i responsabili di area che i consulenti legali delle varie ditte). Gli apparati comunali collaudano ogni lavoro e non si vede quasi mai che esso è annullato, demolito o sospeso. Altro aspetto di questo gigantesco mondo dei lavori pubblici è dato dai tecnici interni ed esterni coinvolti. Come le ditte, innumerevoli tecnici, geometri, architetti, ingegneri, spesso incapaci di avere un loro mondo privato di liberi professionisti, si attaccano ai Comuni e vivono solo di parcelle comunali, anche per lavori per i quali basterebbe il lavoro degli Uffici tecnici interni, che hanno nel loro organico geometri, architetti, ingegneri. Tra appalti al ribasso e spese per i tecnici, il vero denaro pubblico finisce nelle tasche di questo e di quello e il lavoro finale si riduce a scheletrica cosa, che non produce alcuna solida infrastruttura, che sarà in breve tempo cadente, richiedendo un nuovo lavoro. Se pensiamo ad altri aspetti (la gestione ordinaria degli impianti di illuminazione, delle fogne, delle strade, dei rifiuti, dell’acqua potabile e delle acque reflue, degli impianti comunali, dei cimiteri, degli edifici comunali, degli edifici scolastici della scuola materna, elementare, media), se pensiamo al peso che hanno i Comuni nei settori delle attività culturali e dei servizi sociali, con la possibilità di toccare il vasto mondo della povertà e delle difficoltà esistenziali, dove più facilmente e inevitabilmente il condizionamento personale è possibile, si può comprendere come le macchine comunali, amministrative, politiche degli 8.101 Comuni italiani, su cui nessuno, per chiari motivi di interesse, vuole accendere luci di conoscenza, sono le fondamentali macchine elettorali che definiscono la radice, alimentano, rafforzano ogni giorno il vero profondo, non trasparente, potere dei singoli partiti, dei vari personaggi politici locali, provinciali, regionali, nazionali. Abbiamo parlato solo dei Comuni. Se si estendono queste indicazioni alle Province, alle Comunità Montane, alle Regioni, a tutte le società collegate ad essi, si ha una idea minima del gigantesco intreccio di interessi e di vero potere, su cui sui appoggiano le burocrazie e i partiti politici italiani. Solo se vi saranno uomini e donne coraggiosi e seri, forze nuove integre e sostenute da un senso nuovo del pubblico bene, che chiamino ad una resa pubblica i responsabili dell’uso del pubblico denaro dei cittadini, a partire soprattutto dalle circoscrizioni, dai Comuni, per passare poi alle Province, alle Comunità Montane, alle Regioni, si potrà incominciare a toccare la matassa storica di utilizzo per fini privati e di parte del pubblico denaro, dei pubblici servizi e a far nascere una nuova politica. Con le sue limitate forze, il Partito d’Azione Liberalsocialista si muove in questa direzione ed è disponibile per battaglie locali e nazionali (sul piano legislativo) secondo alcune fondamentali linee, alcune delle quali vengono qui esemplificate: 1) Va definito con rigore l’organico del personale comunale, indicando analiticamente con precisione di responsabilità, di comportamento, di verifica, le mansioni dei singoli dipendenti, fissando il numero di essi, che non sia né insufficiente, né gonfiato. 2) Vanno fatti concorsi all’esterno del Comune da parte di Commissioni centrali, nazionali, sotto il controllo di magistrati. 3) Sono assolutamente vietati i concorsi interni e i passaggi di qualifica privi dei titoli di studio previsti. 4) Ogni anno vanno soggetti al controllo da parte di strutture indipendenti dal Comune tutti i dipendenti comunali, a qualsiasi livello, per una valutazione che, tenendo contro delle ore e dei giorni di effettivo servizio, della qualità del servizio e dei risultati, proceda alla riconferma, alla concessione di indennità aggiuntive allo stipendio, alla censura, al licenziamento. I dipendenti che, coi loro comportamenti amministrativi, fanno propaganda politica o elettorale sono licenziati. 5) Ogni cittadino va informato in modo chiaro e costante sui suoi diritti esercitabili, in modo che non ci siano opportunità che alcuni conoscono ed altri che ne sono ignari. 6) In ogni Comune deve esserci un fondamentale, efficace ufficio di accoglienza e di smistamento, che permetta di agevolare ogni pratica o problema che un cittadino o una società operanti sul territorio sottopongono e si possa avere uno strumento di verifica dei carichi maggiori o minori dei vari uffici. Ogni cittadino deve sapere nella ricevuta il tempo minimo e massimo di evasione della sua richiesta, la cui copia sarà anche uno dei documenti di valutazione dei dipendenti comunali e della funzionalità degli uffici. Nessuno, cittadino, società, ditta, deve avere discrezionale accesso in uffici, se non per casi urgenti, certificati. 7) Ogni mese il Comune deve pubblicare per iscritto, con invio ad ogni nucleo anagrafico, e far conoscere con pubblica assemblea, le spese che ha fatto, analiticamente per singole aree (es. quella tecnica, quella della polizia municipale, quella degli affari generali, quella finanziaria), in modo che il cittadino sia messo nelle condizioni di sapere come si è speso il flusso di denaro pubblico che al Comune è arrivato dalle sue tasche o è stato dato dalla Regione o dallo Stato. Nella stessa assemblea sono comunicate le concessioni edilizie e di altro tipo, che producono variazioni e modifiche dell’impianto urbanistico o della qualità della vita. 8) Le sedute del Consiglio Comunale dedicate alla discussione del bilancio di previsione e del conto consuntivo devono avere il massimo di pubblicizzazione (anche con la radio e con internet) e devono svolgersi in un luogo che permetta il massimo di partecipazione dei cittadini. 9) I lavori pubblici e i pubblici servizi devono essere svolti da società e strutture pubbliche, da sole o con una ridotta, sempre minoritaria, presenza di privati, vagliati nelle capacità di competenza, rigore, capacità di collaborazione con l’ente locale. Ogni tipo di lavoro pubblico fatto va collaudato e verificato da organi centrali, indipendenti dal Comune, di cui va data pubblica informazione come per le spese. 10) L’apparato interno con le sue competenze e la sua articolazione deve ridurre al minimo l’utilizzo di personale esterno, che deve essere regolato in modo rigoroso e nel rispetto delle vere competenze e della rotazione. 11) Va approvata una legge nazionale sui suoli edificatori, che permetta periodicamente ai Comuni di muncipalizzare i suoli stessi circolarmente all’abitato, in modo che non vi sia discrezionalità e nessun proprietario si senta sacrificato a differenza di altri, e sia il Comune, dopo aver individuato le varie destinazioni (es. strade, piazze, giardini, aree scolastiche, fogne, rete idrica), con pubblico dibattito politico e civile, ad attrezzarle e concedere poi anche i suoli per le finalità residenziali e produttive ai privati cittadini, ai commercianti, agli artigiani, alle aziende produttive e varie, che sono interessate, recuperando le spese fatte o guadagnando a vantaggio della pubblica amministrazione, eliminando la gigantesca speculazione sulle aree fabbricabili, che è il terreno di arricchimento dei palazzinari, dei furbi grandi e piccoli, della criminalità. Nicola Terracciano E’ sempre un piacere intervenire a proposito degli articoli che invia Terracciano: in primo luogo perchè ha il pregio di scrivere ciò che pensa, in secondo luogo in quanto ha la sana abitudine di entrare nel vivo dei problemi. E poichè, questa volta, ha inviato un articolo nel quale parla della pubblica amministrazione, all’interno della quale ho lavorato per molti anni, non posso trattenermi dal dire la mia su quanto afferma. Dico subito che condivido, in linea di massima, la sua analisi, anche se, forse, descrive meglio la realtà di un piccolo comune dell’Italia meridionale, piuttosto che quella di un comune del nord. Nei comuni dell’Italia settentrionale, in linea generale, si lavora; anche se, almeno in quelli di dimensioni medio-piccole, i dipendenti "andando ogni giorno al Comune, imparano a conoscere di esso ogni segreto, ed anzitutto il modo con il quale il pubblico denaro è speso, è dissipato, finisce nelle tasche di questo e di quello" (ed hanno la possibilità di comportarsi di conseguenza). In compenso, non si può dire che "nei bizantinismi giuridici" i funzionari nordisti siano "espertissimi": in molti casi, i loro atti, se esaminati attentamente, sono impugnabili davanti a qualsiasi giudice che non sia legato ad essi da motivi di interesse (ma ben pochi li impugnano). L’Italia è lunga, e presenta situazioni piuttosto differenziate. Lo ho potuto constatare durante il breve periodo nel quale, in qualità di segretario dell’Unione Sindacale Italiana, ho avuto a che fare con lavoratori di molte parti del paese. Vengo ora al nocciolo della questione, affrontando, una per una, le undici proposte di Terracciano. 1) "Va definito con rigore l’organico del personale comunale". Concordo pienamente. Anche se è di moda affermare che organici e mansionari sono da superare, mi pare ovvio che, qualsiasi cosa si faccia, è sempre bene sapere con precisione quante persone servono, che competenze devono avere, di che cosa sono responsabili. 2) "Vanno fatti concorsi all’esterno del Comune da parte di Commissioni centrali, nazionali, sotto il controllo di magistrati". Non mi sembra una soluzione efficace. E’ vero che è molto facile pilotare i concorsi gestiti localmente, ma è ancora più facile pilotare quelli gestiti a livello centrale! L’unico vantaggio di quest’ultimi (lo dico per esperienza, da giovane ne ho fatti tanti...) è che, in essi, il grande numero di posti messi a concorso, e il lungo tempo necessario ad espletarli, giocano a favore di chi non dispone di appoggi. A mio parere la sola vera garanzia di imparzialità nelle assunzioni può essere data dal fatto che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si acceda esclusivamente mediante pubbliche graduatorie per titoli. Sarebbe anche opportuno, ovviamente, che i titoli (e il loro peso) fossero stabiliti in maniera intelligente; ma già il fatto che fossero stabiliti in maniera inambigua renderebbe difficili i favoritismi. 3) "Sono assolutamente vietati i concorsi interni e i passaggi di qualifica privi dei titoli di studio previsti". Concordo. Anche perchè non mi risulta che entrare in possesso di quest’ultimi sia vietato. Al contrario: mi risulta che, nonostante tutto, l’acquisizione di un più elevato titolo di studio da parte del dipendente dia ad esso (e alla comunità che lo paga) molto di più che la partecipazione ai mille corsi e corsetti che vanno tanto di moda nelle pubbliche amministrazioni (forse anche perchè gestiti dagli amici degli amici). 4) "Ogni anno vanno soggetti al controllo da parte di strutture indipendenti dal Comune tutti i dipendenti comunali". Detta così, non suona male. Ma quali sarebbero le "strutture indipendenti dal comune" che dovrebbero "controllare i dipendenti?". Lo stato, forse? Staremmo freschi! Non sarebbe meglio che il controllo lo facessero i colleghi stessi? Una volta definito quali sono le cose da fare, chi meglio dei lavoratori potrebbe intervenire affinchè ognuno faccia, effettivamente, la propria parte? 5) "Ogni cittadino va informato in modo chiaro e costante sui suoi diritti esercitabili". Ovvio. 6) "In ogni Comune deve esserci un fondamentale, efficace ufficio di accoglienza e di smistamento, che permetta di agevolare ogni pratica". E’ senz’altro opportuno. Bisogna però dire che, dalle mie parti, già esiste un "Ufficio di Relazioni con il Pubblico" che svolge, bene o male, quest’importante funzione. 7) "Ogni mese il Comune deve pubblicare per iscritto, con invio ad ogni nucleo anagrafico, e far conoscere con pubblica assemblea, le spese che ha fatto, analiticamente per singole aree". Sarebbe sufficiente lo facesse trimestralmente. L’importante è che il resoconto non sia né troppo sintetico, né troppo analitico: due modi, opposti, per confondere le acque. 8) "Le sedute del Consiglio Comunale dedicate alla discussione del bilancio di previsione e del conto consuntivo devono avere il massimo di pubblicizzazione". Certamente. E i bilanci dovrebbero essere redatti in modo comprensibile ai comuni mortali. 9) "I lavori pubblici e i pubblici servizi devono essere svolti da società e strutture pubbliche". Concordo. Continuo invece ad essere perplesso su quei "collaudi e verifiche" effettuati "da organi centrali, indipendenti dal Comune". 10) "L’apparato interno con le sue competenze e la sua articolazione deve ridurre al minimo l’utilizzo di personale esterno". Concordo pienamente. 11) "Va approvata una legge nazionale sui suoli edificatori, che permetta periodicamente ai Comuni di muncipalizzare i suoli stessi circolarmente all’abitato, in modo che non vi sia discrezionalità e nessun proprietario si senta sacrificato a differenza di altri, e sia il Comune, dopo aver individuato le varie destinazioni (es. strade, piazze, giardini, aree scolastiche, fogne, rete idrica), con pubblico dibattito politico e civile, ad attrezzarle e concedere poi anche i suoli per le finalità residenziali e produttive ai privati cittadini, ai commercianti, agli artigiani, alle aziende produttive e varie, che sono interessate". Concordo, in prima approssimazione. E non aggiungo altro; anche perchè farlo significherebbe addentrarsi nel complesso discorso dell’urbanistica libertaria. Un discorso per il quale non sarebbe sufficiente un intero numero di Cenerentola. Luciano Nicolini
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