Barra di navigazione

Elezioni italiane: il centro-sinistra vince al fotofinish

Cominciano le grandi manovre per la carica di presidente del consiglio

 (e di presidente della repubblica)

Bologna, 6 aprile 2006: comizio elettorale dell'Unione - Foto Mario Rebeschini

sei in Cenerentola>archivio>numero78>cronaca

Romano Prodi ha vinto, per un pugno di voti, come previsto. Per la verità ci si aspettava un margine lievemente superiore ma, sapendo come funzionano le cose in Italia, è già tanto che la sua coalizione, superata di due punti percentuali nelle precedenti elezioni politiche, abbia raggiunto un sostanziale pareggio.

L’affluenza alle urne è stata altissima: 84% degli aventi diritto al voto, contro l’81% del 2001. Tra i partiti del centro sinistra sono da segnalare: la sostanziale tenuta dell’Ulivo (31% dei voti alla camera dei deputati) e, soprattutto, il lieve aumento dei voti del Partito della Rifondazione Comunista (6%), sul quale, francamente, non avremmo scommesso un centesimo. In leggero aumento, come previsto, anche i Comunisti Italiani (2%).

Per quanto riguarda la distribuzione geografica del voto non si registrano novità di rilievo: Liguria, Emilia – Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Calabria si sono confermate roccaforti dell’Unione.

Ora cominciano le grandi manovre perchè, come i lettori ben sanno, nel nostro paese non è il voto popolare a decidere i governi, bensì gli accordi tra coloro che, sulla base di esso, sono stati eletti (e  tra coloro che nessuno ha mai eletto, almeno in Italia).

Tutto lascia prevedere che un eventuale governo Prodi avrà vita difficile: nei fatti, il tiro al piccione era già cominciato nei mesi che hanno preceduto la votazione, e una vittoria così contenuta non può che incoraggiare i tiratori. Negli ambienti che contano, peraltro, si respira da tempo una gran voglia di “unità nazionale”, giustificata dallo stato penoso dell’economia, messa in ginocchio, bisogna pur dirlo, dalle scelte compiute in precedenza dal centro sinistra non meno che da quelle compiute dal cavalier Berlusconi e dalla sua ineffabile compagnia.

Vedremo come andrà a finire. Per il momento i soli a ostentare ottimismo (e come potrebbero fare diversamente?) sono Prodi e Bertinotti: i più esposti ad essere impallinati.

Per la popolazione, comunque, le cose non cambieranno molto: la guerra, con ogni probabilità, continuerà (anche se le truppe dovessero essere ritirate dall’Irak, sarebbero schierate altrove); le aberranti restrizioni all’immigrazione continueranno (i centri di permanenza temporanea, del resto, erano stati inventati dal centro sinistra); la criminalità organizzata continuerà a spadroneggiare ed a uccidere; la precarietà lavorativa, mai scomparsa e reintrodotta anche formalmente dal precedente governo Prodi, seguiterà ad aumentare. Sarebbe già tanto che si riuscisse a evitare la bancarotta; ma se ci si riuscirà, sarà a spese dei lavoratori, non certo dei tanti affaristi che si aggirano, come avvoltoi, intorno al corpo malato della nostra, dissestata, economia. 

 

Inizio pagina