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USA: aumenta il costo del denaro Le idi di marzo di Ratzinger di Eugen Galasso
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Il FOMC, comitato per la politica monetaria della banca centrale statunitense, ha dato il via a un ulteriore aumento del costo del denaro. Il tasso sui Fed fund, che era all’1% meno di due anni fa, è stato portato a 4,75%. La cosa era prevista: nel 2006 è atteso un nuovo passivo record nel saldo degli scambi con l’estero e questo, insieme al deficit del bilancio federale, necessita di finanziamenti che possono arrivare soltanto tenendo alti i tassi di interesse. Ovviamente gli alti tassi ostacolano l’industria USA, ma questo non sembra preoccupare il governo, convinto che i settori ad alta tecnologia sui quali hanno puntato gli Stati Uniti siano una garanzia per il futuro. Il prezzo del petrolio (che nel dicembre 2003 costava trenta dollari al barile) si mantiene elevato. Adnan Shihab-eldin, direttore della ricerca ed ex segretario generale dell’OPEC ha ridimensionato gli allarmi lanciati da chi ipotizza possa arrivare a cento dollari: “i fondamentali del mercato non giustificano un cifra simile”, ha detto. Nei prossimi due o tre anni, comunque, a suo parere, quel prezzo non scenderà mai sotto i cinquanta dollari (che non sono pochi). La produzione industriale cinese, nel frattempo, aumenta (nel mese di febbraio è cresciuta del 20% rispetto all’anno precedente). Conseguentemente le riserve cinesi in valute estere hanno raggiunto gli 853,7 miliardi di dollari USA. La Cina ha così superato il Giappone, diventando la nazione con le più ampie riserve Il nuovo pontefice si conferma un conservatore Papa Ratzinger, allocuzione del mercoledì 15 di marzo (le idi, ma il papa non ricorda una scadenza così pagana...). Dopo “Deus caritas est”, enciclica ultra-conservatrice, più ancora delle posizioni di Woytila sull’amore; dopo le consuete prese di posizione sull’embrione e la sua “santità”, Ratzinger torna a ribadire non solo che la chiesa è “una” (falsità storica, dopo scismi, apostasie e quant’altro), ma anche il fatto che la fede si realizzi solo nella chiesa. Non dice “comunità”, attenzione (eppure “ecclesia” vuole / vorrebbe dire questo!) ma proprio “chiesa”. Una riaffermazione preoccupante della dottrina patristica “nulla salus extra ecclesiam” (nessuna salvezza al di fuori della chiesa), ma in senso restrittivo - iperconservatore. E non è vero che quest’allocuzione del mercoledì sia solo contro la self – made - religion (religione fai da te); è contro l’intesa forte - la possibile riunificazione con ogni altra chiesa cristiana non cattolica che invece riconosce ogni credente come “pastore”. Altro che storie! Qualche tipica apertura nel senso del dialogo inter-religioso (“non si possono fare guerre in nome di Dio” etc.), ma sul fronte interno Benedetto XVI chiude le porte, riconoscendo solo la chiesa cattolica quale fonte di salvezza. Un passo indietro clamoroso rispetto alla posizione del concilio, che si esprime (esprimeva, ormai...) nella formula del teologo Karl Rahner: “affermare che la Chiesa è il segno della presenza di Dio è pura blasfemia. Al massimo, è uno dei segni di questa presenza”. Lefebvriani, tornate! Sembra questo il messaggio...
Eugen Galasso
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