Ancora sul "calvario quotidiano"

Pescecane

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Sul numero 74 di Cenerentola, Nicola Terracciano ha ripercorso «il calvario quotidiano di un onesto cittadino, dipendente o pensionato pubblico, tosato come una pecora fino alla carne viva». Sua intenzione era «far scendere il discorso politico e mediatico sul terreno "effettuale" della vera condizione quotidiana delle persone, dei cittadini, uscendo dai discorsi generici, fuorvianti, ipocriti, interessati, complici di "questo" centrodestra e di "questo" centrosinistra». L’obiettivo, a mio parere, è stato centrato; è però opportuno, a questo punto, per procedere nel dibattito, entrare nel merito delle soluzioni da lui proposte.

«Una qualsiasi macchina utilitaria, anche la più scalcinata – scrive Terracciano - è assoggettata ad assicurazione obbligatoria, messa in mano arbitraria ai privati (di cui beneficiano ingiustamente e immoralmente protagonisti principali della vita politica a partire da Berlusconi a destra e, ad esempio, la Unipol a sinistra), mentre dovrebbe essere gestita dallo Stato con tariffa unitaria, se è obbligatoria».

In prima approssimazione, concordo. Anzi, dirò di più: il risarcimento dei danni connessi a incidenti stradali dovrebbe essere a carico della fiscalità generale. Ma, mi domando, è lo stato il miglior candidato alla sua gestione? Non sarebbe più opportuno che fosse affidata a organismi strutturati a livello comunale, più facilmente controllabili dai cittadini? (L’Italia, si sa, è il paese dei furbi...)

«Seguono la tassa di circolazione, o bollo, l’abbonamento comunale annuo del parcheggio (...), le possibili multe (...) ».

Tutte cose che dovrebbero essere abolite, sia perchè si tratta, nei fatti, di tasse che non vengono fatte pagare in proporzione al reddito (anzi), sia per evitare che, domani, ci facciano pagare anche per circolare a piedi, per sederci sulle panchine, e via dicendo.

«La piccola casa che dovrebbe essere il diritto sacro di ogni essere umano che viene al mondo e che dovrebbe essere garantita a tutti, appena raggiungono la maggiore età od escono dalla famiglia, maschi e femmine, è soggetta all’imposta comunale sugli immobili, implica spese di fitto o mutui con interessi, che sottraggono mensilmente una parte non irrilevante dello stipendio. Per non parlare di piccole spese annue di manutenzione, che possono essere piccole, ma a volte implicano interventi più costosi».

Verissimo, non a caso l’abitazione costituisce il problema più grosso per la maggior parte degli Italiani. Concordo con l’affermazione che dovrebbe essere garantita a tutti appena raggiungono la maggiore età, e che non dovrebbe essere soggetta all’imposta comunale sugli immobili (altra tassa non proporzionale al reddito). La sua manutenzione, poi, dovrebbe essere a carico della fiscalità generale.

«Per vivere dignitosamente – prosegue Terracciano - e con un minimo di comodità, senza ridursi ad una vita da carcerati o spartana, vi sono le spese per l’elettricità, necessaria per l’illuminazione (...), vi sono le spese per il gas della cucina, giacchè ogni giorno si deve mangiare e non se ne può fare a meno, il gas per il riscaldamento che, per diversi mesi dell’anno, incide fortemente sullo stipendio già aggredito da mille lati da tante sanguisughe (...)».

«La casa poi per essere vivibile ha bisogno dell’acqua per bere e per mangiare e dei bagni per le quotidiane esigenze fisiologiche e di dignità corporea. Esse dovrebbero essere garantite ad ogni persona come dimensioni del suo diritto di vivere, tassando solo le quote di consumo sopra una soglia fondamentale nazionale gratuita. Invece anche il singolo dipendente o pensionato pubblico deve pagare l’acqua, le fogne, arricchendo privati e il vorace, ingordo apparato comunale, appartenenti a "questo" centro destra, a "questo" centro sinistra».

La proposta della soglia fondamentale nazionale gratuita, in tempi di risparmio energetico, mi sembra ragionevole, anche se, ovviamente, preferirei che ciascuno potesse servirsi di questi beni fondamentali secondo le proprie necessità.

«C’è poi la tassa sui rifiuti, fondata sui metri quadrati, anche se sei parsimonioso nei consumi, per cui ti trovi a pagare quanto uno che può avere (...) una fabbrichetta clandestina con Cinesi sfruttati e che produce una quantità enorme di questi residui, anche pericolosi, su cui è cresciuto poi un gigantesco apparato di addetti, di trasporto, di strutture, di complicità, di ingressi camorristici».

«La gestione dei rifiuti, dalla raccolta, augurabilmente sempre più differenziata (da trasferire in fabbriche statali di beni e di energia), al deposito, allo smaltimento, data la decisività per la difesa del patrio suolo, del patrio sottosuolo, della patria aria dovrebbe essere affidata a soldati e guardie di finanza, facendo loro riempire anche tanto tempo che passano in modo burocratico o inutile. Si avrebbero economie inimmaginabili e si allontanerebbero corrotti e camorristi da un settore così delicato».

Proposta interessante. E la tassa dovrebbe essere abolita, visto che, ancora una volta, non la si paga in proporzione al reddito.

«Poiché nessuno nasce solo, e da solo, a questo mondo, ed ha genitori, figli, parenti e si può permettere qualche amico, non può mica andare in piazza o nelle case sempre per trovarli o comunicare con essi. Nel modo con cui è strutturata la vita di oggi, il telefono o il telefonino sono indispensabili, come la macchina. Come quest’ultima sostituisce i piedi di un tempo, così il telefono sostituisce la socialità di un’epoca tramontata. Anche il telefono, per la sua decisività sociale, dovrebbe avere un livello di base di gratuità (...)»

Come minimo...

«Quando a fine mese il povero, ormai esausto, svuotato cittadino onesto riceve l’estratto del suo stipendio e della sua pensione e crede, leggendo la prima cifra, di vedere uno spiraglio di luce, si accorge che essa è lorda, perché bisogna togliere sia l’Irpef generale, che può essere comprensibile, giacchè ognuno deve contribuire alla vita collettiva, pur dovendo essere razionalmente e democraticamente fissata, ma vi ritrova anche l’addizionale regionale Irpef (a che servono le regioni se vi sono le province o a che servono le province se vi sono le regioni?) e l’addizionale comunale Irpef (...)».

Effettivamente, si tratta di un’assurdità: in un paese come l’Italia dove, salvo rare eccezioni, la vita sociale si sviluppa essenzialmente a livello dei comuni e delle province, le amministrazioni regionali dovrebbero essere ridotte al minimo e i mezzi necessari alle loro attività dovrebbero essere devoluti loro direttamente dalle province, a livello delle quali sarebbe opportuno fosse gestita gran parte dei denari provenienti dalla fiscalità generale.

«Guai poi ad ammalarti, perché comunque devi aggiungere qualcosa per i medicinali e se hai bisogno di un prestazione specialistica, per non stare peggio, non potendo aspettare il delinquenziale e assassino turno della prestazione pubblica, che la rimanda di mesi (fatto apposta per arricchire i privati, in un gigantesco rapporto di complicità tra politici di tutti i colori, assistenza pubblica e assistenza privata, mentre il fondamentale settore della sanità dovrebbe essere tutto pubblico e basta, con livelli altissimi garantiti ad ogni cittadino) devi andare da una struttura privata e pagare, aspettando l’anno successivo per un ristoro fiscale».

Concordo solo in parte: in prima approssimazione, a mio parere, tutti i settori dovrebbero essere pubblici (non solo la sanità) e in quasi tutti dovrebbe essere ammessa l’iniziativa economica privata, purchè esercitata senza l’ausilio di dipendenti. A patto, naturalmente, che non si svolga in contrasto con l’utilità sociale, in modo tale da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, in modo tale da garantire a chi la eserciti un reddito superiore a quello dei lavoratori salariati.

Non vedo perchè ciò non dovrebbe essere permesso nel settore della sanità.

«Ogni anno – infine - c’è la dichiarazione dei redditi, diventata sempre più complicata, che richiede ormai la consulenza di uno specialista, che ti crea un nuovo periodo di affanno ed implica una sua spesa».

Già. Non sarebbe sufficiente scrivere su un pezzo di carta quanto si è guadagnato, conservando, eventualmente, la documentazione relativa? Invece che far impazzire la gente con strani calcoli cabalistici?

Questo è quanto, per ora, ma non finisce qui, perchè nel frattempo Terracciano ha inviato un altro articolo sul delicato tema della criminalità organizzata e dei suoi intrecci con la politica; articolo che sarà pubblicato su un prossimo numero di Cenerentola, e in merito al quale non mancherò di intervenire.

Luciano Nicolini

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