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Scontro di civiltà o comitato di affari?
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Gli occhi degli abitanti dell’Occidente continuano ad essere puntati su quanto sta accadendo in Irak, dove Sunniti e Sciiti si guardano in cagnesco e, insieme, mettono gravemente in difficoltà le truppe d’occupazione. La situazione è evidentemente insostenibile, ma i governi degli USA, della Gran Bretagna e dell’Italia si guardano bene dal ritirare i loro militari. Nel nostro paese, ci si avvicina, giorno dopo giorno, alle elezioni politiche. Il programma dell’Unione (la cosiddetta "sinistra") è decisamente brutto: si tratta di oltre duecento pagine scritte utilizzando tutte le parole di moda, con particolare preferenza per quelle più fastidiose, pagine ambigue con ben pochi contenuti di sinistra. Torneremo, con più calma, sull’argomento. Per ora ci limitiamo a rilevare che, riguardo al tema che più ci sta a cuore, la partecipazione italiana alla "guerra infinita" di Bush, è scritto soltanto che, in caso di vittoria dell’Unione, il governo ritirerà le truppe dall’Irak (dall’Irak, non da tutti gli scenari di guerra) con i "tempi tecnici" necessari. Dal contesto sembra di capire si stia parlando dei tempi tecnici necessari all’instaurazione di un’efficiente "democrazia"; cioè, nella migliore delle ipotesi, di alcuni anni.Su Liberazione, organo del Partito della Rifondazione Comunista, l’unico, tra quelli presenti in parlamento, a chiedere in modo chiaro l’immediato disimpegno dell’esercito italiano, tale programma viene esaltato quotidianamente. C’è stato addirittura chi è arrivato a insultare chi ne critica l’eccessiva lunghezza accusandolo, in poche parole, d’essere un sempliciotto. Bertinotti afferma che il programma è molto più progressista dei politici che dovrebbero sostenerlo: stiamo freschi! "Non scrivete queste cose! – dice qualcuno – Altrimenti farete passare ai lettori la voglia di votare e, in questo modo, aiuterete Berlusconi a vincere". I nostri lettori sono adulti, e faranno ciò che ritengono più opportuno. Per parte nostra non siamo abituati ad essere omertosi: siamo stufi di leggere banalità (o, più semplicemente, stupidaggini) spacciate per complesse analisi. Berlusconi, nel frattempo, si sta dando un gran daffare. Poichè i sondaggi, questa volta, gli attribuiscono un lieve svantaggio, punta a recuperare il voto delle tante persone indecise. E’ sempre in televisione e, sapendo che numerosi, tra gli indecisi, sono anziani, promette loro treni gratuiti, sconti al cinema e via dicendo. Gli anziani, purtroppo, sanno di non avere davanti molti anni di vita e, in genere, sono sufficientemente delusi da non sperare più in grandi cambiamenti. Poichè "piuttosto che niente, è meglio piuttosto", potrebbero anche decidere di scambiare il proprio voto con qualche biglietto. Geniale! Fortunatamente, in genere, sempre per ragioni anagrafiche, si fidano poco delle promesse dei politici...
La compagnia araba Dubai World Ports si è aggiudicata la gestione dei sei porti più importanti della costa orientale degli Stati Uniti: New York, New Jersey, New Orleans, Miami, Baltimora, Filadelfia, amministrati fino a pochi giorni fa dalla società inglese Peninsular & Oriental, fondata nella seconda metà dell’Ottocento. Evidentemente, in previsione della fine del petrolio, gli emiri di Dubai stanno diversificando gli investimenti (tra l’altro, hanno fondato una nuova compagnia aerea di bandiera, ordinando 42 Boeing da utilizzare per voli di linea tra Medio ed Estremo Oriente). La notizia dell’acquisto ha scosso il Congresso USA, così come era accaduto lo scorso anno quando la compagnia petrolifera cinese Cnooc tentò di acquistare (ma le fu impedito) l’americana Unocal. Tuttavia, differentemente da allora, questa volta il presidente Bush si è schierato nettamente dalla parte del gruppo di Dubai. E’ vero che, almeno stando a quanto ci dicono, due dei dirottatori delle Twin Towers venivano dagli Emirati Arabi; è vero che, secondo le medesime fonti ufficiali, i finanziamenti per portare a termine l’operazione vennero fatti passare proprio dalle banche di Dubai; è vero, infine, che fu il presidente degli USA a lanciare l’idea dello "scontro di civiltà" con l’Islam. Ma, come abbiamo segnalato più volte su Cenerentola, non sembra essere quest’ultimo, bensì il contenimento della Cina, l’obiettivo della "guerra infinita" di Bush che, del resto, con i petrolieri arabi, continua a concludere buoni affari.
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