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Il calvario quotidiano di un onesto cittadino

dipendente o pensionato pubblico, tosato come una pecora fino alla carne viva

 di Nicola Terracciano

Panni stesi - Foto Luca Baroncini 2005

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Riceviamo da Nicola Terracciano, e volentieri pubblichiamo, quest’articolo (o sfogo?) sul "calvario quotidiano di un onesto cittadino". Come redazione di Cenerentola, non concordiamo pienamente con le soluzioni che propone (un po’ troppo stataliste, per i nostri gusti) né con il suo giudizio sui sindacati (non esistono solo quelli "di regime"!). Condividiamo tuttavia la sua rabbia e, soprattutto, riteniamo opportuno che si scrivano (e si pubblichino) articoli come questo.

Per far scendere il discorso politico e mediatico sul terreno "effettuale" della vera condizione quotidiana delle persone, dei cittadini, uscendo dai discorsi generici, fuorvianti, ipocriti, interessati, complici di "questo" centrodestra e di "questo" centrosinistra, basta richiamare il calvario di scadenze e di pagamenti, ai quali è attualmente assoggettato in Italia un dipendente o pensionato pubblico che vive da solo, con un piccolo appartamento in fitto o in proprietà da scontare con il mutuo, all’interno di un condominio, con una piccola utilitaria, necessaria come i piedi, dato il modo assurdo e disordinato con cui si sono sviluppati paesi e città.

Basta elencare imposte, tasse e spese varie scadenzate nel giorno, nel mese, nell’anno, per capire che ormai siamo giunti a limiti estremi di sopportabilità personale, con problemi che toccano la sopravvivenza quasi alimentare, oltre che psicologica, specialmente a fine mese.

Di questo quasi nessuno dei politici di "questo" centro destra e di "questo" centro sinistra parla seriamente, precisamente, analiticamente, perché sono beneficiari dei privilegi che la gigantesca macchina di sottrazione del denaro onesto produce e che è stata costruita nel tempo con le loro iniziative legislative a livello di Parlamento e di Regioni, di deliberazioni a livello provinciale e comunale, dove comandano a loro arbitrio, a danno spesso del pubblico denaro e della vita quotidiana dei cittadini, per mantenere se stessi, i loro compagni politici, le loro famiglie, i loro clan, le lobbies che li appoggiano.

Una qualsiasi macchina utilitaria, anche la più scalcinata, è assoggettata ad assicurazione obbligatoria, messa in mano arbitraria ai privati (di cui beneficiano ingiustamente e immoralmente protagonisti principali della vita politica a partire da Berlusconi a destra ad es. e la Unipol a sinistra), mentre dovrebbe essere gestita dallo Stato con tariffa unitaria, se è obbligatoria, ed incide già così tanto sulle spese annue.

Seguono la tassa di circolazione, o bollo, l’abbonamento comunale annuo del parcheggio (nuova forma occulta di tassazione degli ingordi, spesso parassitari apparati comunali di "questo" centro destra e di "questo" centro sinistra), le possibili multe (che ormai assorbono gran parte degli impegni dei vigili urbani assenti dalle strade e seduti al caldo negli uffici a spicciare le faccende cartacee varie), i costi ordinari, quasi giornalieri, della benzina, quelli periodici per olio, filtri, quelli straordinari del meccanico, del gommista, dell’elettrauto.

Per non essere derubato e proteggere l’investimento, hai bisogno di un garage, che è costato comunque nell’acquisto della casa o devi pagare con piccolo, comunque costoso fitto mensile.

Per non parlare degli interessi che sono stati necessari o lo sono per pagare le rate di acquisto di questo fondamentale strumento di lavoro e di vita che è diventata ormai nella società di oggi la macchina. Anche perché sarebbe impossibile, oltre che ridicolo, andare con un cavallo o con un asino (ormai introvabili poi, con problemi impossibili di gestione) su carri o calessi, come avviene ancora oggi in diversi paesi dell’Est.

La piccola casa che dovrebbe essere il diritto sacro di ogni essere umano che viene al mondo e che dovrebbe essere garantita a tutti, appena raggiungono la maggiore età od escono dalla famiglia, maschi e femmine, è soggetta all’imposta comunale sugli immobili, implica spese di fitto o mutui con interessi, che sottraggono mensilmente una parte non irrilevante dello stipendio.

Per non parlare di piccole spese annue di manutenzione, che possono essere piccole, ma a volte implicano interventi più costosi.

Per vivere dignitosamente e con un minimo di comodità, senza ridursi ad una vita da carcerati o spartana, vi sono le spese per l’elettricità, necessaria per l’illuminazione, il frigorifero indispensabile, la televisione ormai così necessaria per l’assorbente vita interna delle persone stanche dopo il lavoro o anziane, qualche computer, qualche radio registratore, vi sono le spese per il gas della cucina, giacchè ogni giorno si deve mangiare e non se ne può fare a meno, il gas per il riscaldamento che, per diversi mesi dell’anno, incide fortemente sullo stipendio già aggredito da mille lati da tante sanguisughe, da tanti pirati.

I pirati politici, non sazi dell’incidenza fiscale sulla casa e sulla sua vita quotidiana, hanno inventato anche la tassa sulla televisione, cosiddetta pubblica, che non è tale sia nella qualità dei servizi, sia nel fatto che fa pubblicità e dovrebbe vivere di esse, come fanno le altre tv, riducendo spese, personale, consulenze, stipendi da nababbi di conduttori e altri vari, fatui personaggi che ingombrano lo schermo.

La casa poi per essere vivibile ha bisogno dell’acqua per bere e per mangiare e dei bagni per le quotidiane esigenze fisiologiche e di dignità corporea. Esse dovrebbero essere garantite ad ogni persona come dimensioni del suo diritto di vivere, tassando solo le quote di consumo sopra una soglia fondamentale nazionale gratuita. Invece anche il singolo dipendente o pensionato pubblico deve pagare l’acqua, le fogne, arricchendo privati e il vorace, ingordo apparato comunale, appartenenti a "questo" centro destra, a "questo" centro sinistra.

C’è poi la tassa sui rifiuti, fondata sui metri quadrati, anche se sei parsimonioso nei consumi, per cui ti trovi a pagare quanto uno che può avere anche una fabbrichetta clandestina con Cinesi sfruttati e che produce una quantità enorme di questi residui, anche pericolosi, su cui è cresciuto poi un gigantesco apparato di addetti, di trasporto, di strutture, di complicità, di ingressi camorristici.

La gestione dei rifiuti, dalla raccolta, augurabilmente sempre più differenziata (da trasferire in fabbriche statali di beni e di energia), al deposito, allo smaltimento, data la decisività per la difesa del patrio suolo, del patrio sottosuolo, della patria aria dovrebbe essere affidata a soldati e guardie di finanza, facendo loro riempire anche tanto tempo che passano in modo burocratico o inutile. Si avrebbero economie inimmaginabili e si allontanerebbero corrotti e camorristi da un settore così delicato.

Poiché non tutti hanno una casa autonoma, che non si potrebbero permettere, se non nei piccoli paesi, dove per un periodo il costo dei terreni e della manodopera ha permesso miracoli storici abitativi, e vivono nel condominio, occorre pagare questo stare insieme accompagnato alle stancanti riunioni, dove ognuno cerca di fare il furbo per sé, di avere privilegi e poca spesa e vengono bollette comprensive dell’onorario del responsabile, dei piccoli lavori incomprensibili.

Poiché nessuno nasce solo e da solo a questo mondo ed ha genitori, figli, parenti e si può permettere qualche amico, non può mica andare in piazza o nelle case sempre per trovarli o comunicare con essi. Nel modo con cui è strutturata la vita di oggi, il telefono o il telefonino sono indispensabili, come la macchina. Come quest’ultima sostituisce i piedi di un tempo, così il telefono sostituisce la socialità di un’epoca tramontata.

Anche il telefono, per la sua decisività sociale, dovrebbe avere un livello di base di gratuità, garantita dallo stato, lasciando ai privati solo settori più specializzati o dove la libera concorrenza può essere utile a professionisti, a imprese. Invece esso è diventato un ulteriore salasso, con l’impossibilità di verifiche obiettive, con l’aggiunta di imposte, tipo l’Iva, che ti rendono salati anche il desiderio e il conforto della voce di una madre, di un padre, di un figlio lontani. Tanti politici sono delinquenti ed hanno i peli sul cuore e per il loro demoniaco desiderio di potere passano anche sui cadaveri delle madri e sulle cose più sacre.

La privatizzazione della Telecom, azienda statale storicamente costruita con il denaro, il sangue, i sacrifici di tutti gli onesti cittadini e che doveva essere salvaguardata per l’uso essenziale da garantire ad ogni cittadino, senza essere costretti alla svendita per la corresponsabilità di politici e di sindacati, è un delitto che grida vendetta di fronte a dio e agli uomini. A proposito dei sindacati essi sono per la massima parte i veri responsabili, con i politici e i loro clientelari manager lottizzati, dello sfascio del settore pubblico dell’economia e dei limiti della nostra economia generale, insieme a tanti politici, avendo promosso ingressi nel lavoro irrazionali, clientelari, antieconomici ed aver blindato gli sfaticati, gli imbroglioni, anche i ladri di ciò che era pubblico, abituando tutto e tutti solo alla richiesta di diritti, spesso privilegi, e mai alla religione del dovere e dei valori collettivi dell’azienda che ti dava il pane, o alla punizione e al licenziamento dei disonesti.

Quando a fine mese il povero, ormai esausto, svuotato cittadino onesto riceve l’estratto del suo stipendio e della sua pensione e crede, leggendo la prima cifra, di vedere uno spiraglio di luce, si accorge che essa è lorda, perché bisogna togliere sia l’Irpef generale, che può essere comprensibile, giacchè ognuno deve contribuire alla vita collettiva, pur dovendo essere razionalmente e democraticamente fissata, ma vi ritrova anche l’addizionale regionale Irpef (a che servono le regioni se vi sono le province o a che servono le province se vi sono le regioni, enti salatissimi e costosissimi che non possono essere entrambi sostenuti con l’attuale debito pubblico, non a caso il terzo del pianeta?) e l’addizionale comunale Irpef, nuove, ulteriori forme della rapina degli enti locali, dove avviene la vorace sottrazione del denaro degli onesti nel buio completo delle spese, degli sprechi, dei parassitismi, dei privilegi.

Tutto questo calvario di pagamenti, di tasse e imposte, tutta questa tosatura scattano ogni mattina appena ti alzi, ogni giorno, anche se non esci e te ne stai tappato in casa come un carcerato.

Guai poi ad ammalarti, perché comunque devi aggiungere qualcosa per i medicinali e se hai bisogno di un prestazione specialistica, per non stare peggio, non potendo aspettare il delinquenziale e assassino turno della prestazione pubblica, che la rimanda di mesi (fatto apposta per arricchire i privati, in un gigantesco rapporto di complicità tra politici di tutti i colori, assistenza pubblica e assistenza privata, mentre il fondamentale settore della sanità dovrebbe essere tutto pubblico e basta, con livelli altissimi garantiti ad ogni cittadino, senza distinzione tra quelli ricchi che si possono permettere cliniche e personale di serie A e poveri che si devono contentare di quello che passa la cosiddetta sanità pubblica) devi andare da una struttura privata e pagare, aspettando l’anno successivo per un ristoro fiscale.

Quando osi uscire fuori di casa, dopo tanta rapina e pirateria pubblica e privata, con i pochi, poveri euro che ti restano, finisci nelle grinfie dei prezzi misteriosi variopinti anche di ciò che è necessario per vivere, dagli alimenti alla frutta, al vestito da metterti addosso, e te ne torni stordito e confuso a casa, con la busta della spesa sempre più magra, specialmente a fine mese.

Se non vuoi essere rapinato con i pochi euro in tasca da una microcriminalità spesso libera e impunita, pur avendo 455 mila addetti alla sicurezza su una popolazione di 57 milioni di abitanti, non contando la polizia municipale, provinciale, le agenzie private, e porti la carta di credito addosso per i pagamenti, riceverai ogni tanto nella buca delle lettere le comunicazioni della banca che ti fa pagare fino all’ultimo centesimo quella pagina che ti scrive, in aggiunta alle tante misteriose voci di bolli e imposte che gli istituti di credito hanno ottenuto da questa irresponsabile classe dirigente, portando questo misero paese tra i più salati nel settore dei servizi bancari.

Ogni anno c’è la dichiarazione dei redditi, diventata sempre più complicata, che richiede ormai la consulenza di uno specialista, che ti crea un nuovo periodo di affanno ed implica una sua spesa.

La vita quotidiana dell’onesto cittadino è stata così irretita di scadenze, di comunicazioni, che il suo immaginario ormai è ossessionato da pagamenti e conti, in un gigantesco spazio di arbitrio e di rapina, che ormai non v’è spazio per un minimo spazio personale di vita serena e tranquilla.

Come si fa a pensare a leggere un libro, ad andare ad uno spettacolo teatrale o musicale, a trovare amici, o fare un viaggio istruttivo?

Ormai il suo quotidiano è un calvario di ansie, affanni e pene per tirare a campare, a mangiare, a cercare di star bene, pronto a ricevere ormai spesso solo la consolazione degli astuti preti che trovano uno spazio privilegiato per le loro chiacchiere e i loro riti (specialmente per la nascita, la morte, i matrimoni), con le loro migliaia di parrocchie professionisticamente disseminate in ogni remoto angolo di questo sfortunato paese, privilegiati opportunisti in mille modi (esempio l’8 per mille della dichiarazione dei redditi annuali) di questo gigantesco strutturato apparato di rapina del povero stipendio dell’onesto dipendente o pensionato pubblico.

Siano maledetti per sempre tutti quelli che hanno strutturato questa gigantesca macchina di rapina.

Qualsiasi discorso di nuova politica, specialmente di nuova sinistra libera, non può che partire dal progetto di questo smontaggio, non guardando in faccia a nessuno e chiamando al tribunale della verità, della giustizia, tutti i responsabili, affinché ne diano conto e paghino. Senza pietà, come non ne hanno avuta loro per i miseri, i senza voce, poveri, ignoranti, strumentalizzati, rapinati, saccheggiati, storditi, fatti vivere nella pena e nell’ansia ingiusta, togliendo vita, vita umana, vera possibile vita umana.

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