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Petrolio giallo di Toni Iero
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Il 2006 comincia all’insegna dei successi cinesi nella caccia al petrolio, ovunque esso sia. Il Sole – 24 Ore del 10 gennaio riporta la notizia dell’acquisto, da parte della compagnia petrolifera cinese Cnooc Ltd, del 45% di un importante giacimento petrolifero (stima di circa un miliardo di barili) al largo della costa nigeriana. Da segnalare come la Cina si sia già assicurata (vedi Cenerentola n. 71) 200.000 barili di petrolio al giorno grazie alla recente inaugurazione dell’oleodotto proveniente dal Kazakistan. Sempre su questo fronte, la compagnia statale cinese Cnpc, acquistando la società canadese PetroKazakhstan, ha posto un’ipoteca sulle riserve di greggio kazake, valutate in 35 miliardi di barili. Ulteriori accordi, che riguardano il petrolio russo e iraniano, vedono ancora la Cina in primo piano. Come ciliegina sulla torta, circa un mese fa, l’Eni ha scoperto un promettente giacimento petrolifero nel Mar Cinese Meridionale. Il consorzio che sta procedendo alle prospezioni vede l’ente italiano presente con una quota del 16%, mentre la società petrolifera cinese Cnooc ne detiene il 51%. Il crescente attivismo cinese sul fronte dell’approvvigionamento energetico sta irritando gli USA, che per controllare i maggiori giacimenti mondiali di petrolio si sono impegnati militarmente su due fronti. Da cui, peraltro, stanno ricavando ben poche soddisfazioni, tanto sul piano militare, quanto su quello delle relazioni internazionali. Da segnalare che anche un’altra economia emergente, l’India, segue con qualche preoccupazione il dispiegarsi dell’azione cinese la quale, facendo incetta delle principali fonti petrolifere mondiali, rischia di lasciare a bocca asciutta tutti gli altri paesi. Il quadro mondiale vede persistere una sfrenata competizione indotta dai processi di integrazione economica internazionale. In tale ambito un ruolo centrale è giocato dalle fonti energetiche tradizionali. È evidente come la relativa scarsità di tali materie prime le renda oggetto strategico delle mire delle grandi potenze. Da sottolineare le differenti tattiche che caratterizzano i due massimi competitori mondiali: gli Stati Uniti non hanno remore nell’utilizzo della loro principale risorsa (la forza militare), mentre la Cina opera con un profilo più basso, mettendo in campo la sua crescente capacità finanziaria. Sono strumenti tipici, rispettivamente, di una potenza giunta allo stadio della sua maturità e di una potenza ancora giovane, ma in forte sviluppo. Il futuro si prospetta piuttosto animato. Toni Iero
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