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Me and You and Everyone We Know
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di Paul Haggis con Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon, Brendan Fraser Il destino di alcuni personaggi si incrocia lungo il piano infinito della Los Angeles odierna, dove conflitti razziali e di classe continuano a mantenere una distanza incolmabile tra le persone. Non è solo l’inca-pacità di comunicare il fulcro del racconto, ma l’impossibilità di farlo. Ognuno ha motivazioni più che valide per vivere costantemente nel sospetto e nel buio della ragione. Ognuno ha le proprie responsabilità per l’incapacità di ascoltare a cui si abbandona. Anche le migliori intenzioni finiscono per soccombere a esigenze contingenti di sopravvivenza. Dopo la fin troppo celebrata sceneggiatura di "Million Dollar Baby", Paul Haggis debutta alla regia con un film corale che ricorda, senza però ricalcarne la lucidità, la deriva pessimistica di "America oggi", di Robert Altman. A colpire è soprattutto l’abilità con cui la sceneggiatura procede senza linearità temporale nello scavo psicologico dei personaggi e la forza con cui sequenze prevedibili arrivano comunque a scalfire le emozioni. A gravare sullo spettatore è invece il peso con cui la narrazione calibra l’ambivalenza di ogni personaggio sfidando le regole del plausibile (possibile che in una metropoli così sterminata un poliziotto e una donna si incontrino due volte nel giro di 24 ore in situazioni agli antipodi?). Non tutti gli episodi messi in scena da Haggis hanno lo stesso spessore. Alcuni soffrono di sottolineature didascaliche (i dialoghi dei due teppisti, sempre incentrati sul conflitto razziale tra bianchi e neri, fino al confronto con il ricettatore che scimmiotta banalmente il sarcasmo compiaciuto di Tarantino), altri di eccessi non propriamente in linea con le psicologie fino ad allora delineate (la reazione scomposta del regista al secondo fermo della polizia); altri ancora risultano semplicemente forzati (la perdita della purezza del giovane poliziotto). Nonostante una voglia di far quadrare il cerchio unita a un disagio esageratamente urlato abbiano quindi spesso il sopravvento sui personaggi, il film, girato con padronanza del mezzo cinematografico e con un cast di divi capaci di mettersi da parte, riesce comunque a dare risalto a un sentire contemporaneo. Luca Baroncini di Jeff Wadlow con Julian Morris, Lindy Booth, Jon Bon Jovi A forza di "gridare al lupo" (titolo originale "Cry_Wolf") il solito gruppetto di adolescenti americani viziati, noiosi e annoiati, incappa in omicidi veri. Inizia infatti come un gioco, attraverso la diffusione in rete di una bugia su un maniaco assetato di sangue, ma finisce in tragedia. A farne le spese è il nuovo arrivato, fautore dello scherzo, principale indiziato, ma anche vittima delle inaspettate conseguenze. Tutti i luoghi comuni del genere vengono rivisitati senza alcuna fantasia, dalla nuotata della ragazza in una piscina deserta (dai tempi de "Il bacio della pantera" di Jacques Tourneur, del 1943, un vero topos) alla doccia con ospite indesiderato, e l’ambientazione (il college austero), il periodo (la notte di Halloween) e i caratteri, sono quanto di più trito si possa immaginare. Per non parlare dei dialoghi, farciti delle più retrive battutine omofobe e da botta e risposta di inqualificabile vacuità. Eppure, nonostante anche la regia si adagi su scelte più che convenzionali (a partire dalle sequenze desaturate e velocizzate delle ipotesi di omicidio), il ritmo latiti e la recitazione, protagonista a parte, sia sotto il minimo sindacale, il film tenta di differenziarsi dai tantissimi prodotti omologhi. La sceneggiatura prova infatti a spostare l’attenzione dello spettatore dagli omicidi in serie al sottile gioco psicologico sotteso all’azione. Per una volta il fine non è capire chi è l’assassino, ma se davvero un assassino esiste. È la capacità di manipolare gli altri l’assunto del racconto. Peccato che il pur nobile tentativo di distinguersi si affidi ad una narrazione coerente ma meccanica, che giunge al colpo di scena incurante della logica. Nel guazzabuglio si distingue, per improbabilità, Jon Bon Jovi come professore di giornalismo. Ingannevole più che mai il titolo italiano, che rimanda con dolo all’atteso seguito di "Saw – l’enigmista", la cui uscita è invece prevista a inizio 2006. Luca Baroncini di J.P. e L. Dardenne con J. Renier e D. Francois Storia di ordinaria miseria. Chiara e secca, ma anche storia d’amore. Sonia partorisce un bambino, Bruno prende la cosa sottogamba, commette una sciocchezza dopo l’altra e si mette sempre più nei guai. Buona l’interpretazione dei protagonisti; non sempre credibile la narrazione che, comunque, riesce a tenere col fiato sospeso lo spettatore. Si può vedere. Lucrezia Avitabile Me and You and Everyone We Know di M. July con J. Hawkes e M. July Filmetto minimalista. Troppo osannato dalla critica. Racconta la vita di una piccola comunità formata da adulti insicuri, impauriti, frustrati e da bambini che se la cavano molto meglio da soli. Modesta l’interpretazione dei protagonisti, ottima quella dei ragazzi coinvolti. Buono per trascorrere una serata in compagnia, strappa anche qualche risata. Lucrezia Avitabile
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