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Francia: Libération sulle periferie in rivolta

Rinviato lo scippo del TFR

Bolzano: tutto da rifare

Tour Eiffel

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Francia: Libération sulle periferie in rivolta

«Occorreva che bruciassero, in una sola notte, 1500 vetture, poi, in ordine decrescente, 900, 500, 200, fino ad avvicinarsi alla “normalità” quotidiana, affinché ci si rendesse conto del fatto che ogni notte in media novanta vetture vengono bruciate nella nostra dolce Francia. Una sorta di fiamma perpetua, come quella dell'Arco di Trionfo, che brucia in omaggio al Migrante Ignoto».

Così comincia un articolo di Jean Baudrillard apparso su Libération del 18 novembre.

«Questo ritorno di fiamma delle banlieues è (...) direttamente legato ad una situazione mondiale; ma lo è anche - ciò di cui stranamente non si discute mai - ad un episodio recente della nostra storia, accuratamente occultato sinora, e cioè il NO al referendum. Perché il NO di coloro che l'hanno votato senza sapere bene perché, semplicemente perché non volevano giocare a quel gioco al quale erano stati così spesso costretti, perché anch'essi rifiutavano d'essere integrati d'ufficio a quel SI’ meraviglioso ad un'Europa “chiavi in mano”; quel NO era piuttosto l'espressione degli esclusi dal sistema della rappresentanza, degli esiliati dalla rappresentazione (...). La stessa incoscienza, la stessa irresponsabilità, in questo atto di sabotaggio dell'Europa, dei giovani immigrati che bruciano i loro stessi quartieri, le loro stesse scuole, come i neri di Watts e Detroit negli anni 60». (...)

«La cultura occidentale non si regge che sul desiderio del resto del mondo di accedervi. Quando appare il minimo segno di rifiuto, la minima riduzione del desiderio, non solo perde la propria superiorità, ma perde tutta la propria seduzione ai suoi stessi occhi. Ora, è precisamente tutto ciò che ha da offrire di “meglio”, le automobili, le scuole, i centri commerciali, che vengono incendiati e saccheggiati».  (...)

«Nulla impedirà ai nostri politici ed ai nostri intellettuali illuminati di considerare questi eventi come incidenti di percorso sulla via della riconciliazione democratica di tutte le culture - al contrario, tutto porta a considerare che queste sono le fasi successive di una rivolta che non è affatto vicina a concludersi».

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Rinviato lo scippo del TFR

Secondo la legge delega approvata giovedì 24 novembre dal consiglio dei ministri, il trasferimento del Trattamento di Fine Rapporto viene rinviato al 2008 (al 2009 per le aziende sotto i 20 dipendenti). Pertanto dal primo gennaio al 30 giugno 2008 decorreranno i sei mesi del silenzio/assenso, cioè il periodo durante il quale i lavoratori potranno esprimere la propria contrarietà all’operazione. Chi non esprimerà contrarietà si vedrà trasferire automaticamente il TFR nei fondi chiusi. Per le aziende sotto ì 20 dipendenti i sei mesi decorreranno dal primo gennaio 2009.  

All’origine della decisione del governo  c’è stata  da un lato la

 

forte ostilità esistente tra i lavoratori al trasferimento del TFR, manifestata anche attraverso lo sciopero generale indetto dalle organizzazioni sindacali più radicali il 21 ottobre scorso, dall’altro lo scontro tra quanti vogliono gestire il loro denaro (Fondi chiusi gestiti da sindacati concertativi e padroni, Fondi aperti gestiti da banche e assicurazioni, polizze assicurative).

Il rinvio è sicuramente una decisione non negativa per i lavoratori. Ciò nonostante CGIL, CISL e UIL li hanno chiamati, il 25 novembre, a scioperare contro la decisione del governo. Non c’è da stupirsi che lo sciopero abbia visto una partecipazione piuttosto limitata, anche se, purtroppo, decisamente superiore a quella del 21 ottobre, giorno dello sciopero proclamato da CUB, USI-AIT, CIB Unicobas, SinCobas, SULT e CNL.

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Bolzano: tutto da rifare

Elezioni comunali a Bolzano; vince il centro-sinistra al terzo ballottaggio, ma solo con la presenza determinante della SVP (partito popolare sudtirolese, pantirolese e nazionalista, conservatore). La città è spaccata (grande successo di Forza Italia, della “lista Benussi”, perde quasi tutta la sinistra) e il sindaco Spagnolli definisce una “bella gnocca” (testuale) un consigliere comunale di sesso femminile in piena riunione del Consiglio Comunale.

Non è una caduta di stile, è il sintomo di una degenerazione politica, sociale, etica, di un sistema elettorale, farraginoso e inutile.

Da rifare tutto...  

Eugen Galasso

 

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