![]() |
Celentano 3 e 4
|
![]() |
Più “lenti” e con meno spunti/polemiche: Crozza e Cornacchione non molto nuovi, Celentano poco “celere”, furbo nella sua ingenuità, sempre autocompiaciuta. Luisa Ranieri troppo “belloccia”, Sabina Guzzanti brava ma come da copione, Eurythmics e Patti Smith sempre validi a livello pop-rock (ma Patti il pistolotto sulla necessità di unire le sinistre poteva forse risparmiarselo; la nuova sinistra USA è altra cosa dal fronte prodiano), Carlos Santana una garanzia, comunque, Cocciante a Battiato si potrebbero vedere anche altrove. Scenografie nuove, d'accordo, ma... fino a un certo punto. Balanzino non ha torto nel rilevare l'arte consumata (quella furba, cioè) del nostro (?). Anche Rockpolitik va in soffitta, forse sarebbe stato meglio leggersi più Kropotkin, Proudhon, Malatesta, Reclus.... Un marpione Celentano, ma anche la sua corte... regia di Giorgio Capitani, con Luisa Ranieri, Gérard Darmon Un fumettone, un “fumeggiato” TV (quando avevo sedici anni leggevo Sergio Saviane, critico che liquidava tutto, anche troppo, con quest'espressione, che qui però va più che bene). Manca ogni spessore storico-culturale, ogni tentativo d'approfondire alcunché. Politica zero, storia sottozero (Cipro e le sfuriate anti-turche di Onassis? Non bastano). Anche della cantante Maria Callas rimane poco. Meglio, spiace dirlo, allora, e di molto, “Callas Forever”, film di Franco Zeffirelli, che almeno la Callas aveva diretto - con cui aveva lavorato, proponendo anche una tesi “complottista” sulla sua morte... Qui, invece, Callas, Onassis, Jacky Kennedy. Molta noia per nulla. regia di Fabrizio Costa con Sergio Rubini, Ennio Fantastichini Onesto, anche se troppo TV-diluito, molto didascalico (troppo lunga la parte su Vanzetti-maestro - d'accordo che era educazionista!), un po' lacrimoso, ma fa vedere il Ku-Klux-Klan usato contro lo sciopero, non sottace l'anarchismo di Sacco e Vanzetti, quantomeno, anche se sembra che furono condannati più che altro come immigrati italiani... Comunque, bene o male, la storia viene fuori, seppure in modo lento-didattico, appunto. Il libertarismo su Mediaset ha fatto infuriare gli organi di stampa di destra, ma anche Piersilvio Berlusconi e dirigenti vari, che hanno dirottato il programma (seconda puntata) su Retequattro dall' “ammiraglia” Canale 5. Eugen Galasso
|
||