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Bologna: Cofferati dice la sua

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Cofferati - Fotomontaggio redazionale
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Bologna: Cofferati dice la sua

Mercoledì 2 novembre, il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati ha presentato in consiglio comunale il tanto atteso documento sulla “legalità”.

 

Casella di testo:  
«La complessità delle condizioni sociali ed economiche della città e dei cittadini – afferma – non dissimili da quella di altre aree, pone quotidianamente all’amministrazione comunale l’esigenza di fronteggiare nuovi bisogni o di rispondere a consolidate domande ritornate impellenti. Le cittadine e i cittadini portatori di queste esigenze avvertono spesso la difficoltà di vederle risolte positivamente in ragione dell’esistenza del degrado in alcune zone della città e della diffusione di pratiche illegali e comportamenti illegali che aumentano la percezione di insicurezza» (...)

«L’amministrazione e la comunità con i loro strumenti possono e devono agire solidalmente per correggere gli effetti negativi o le ricadute non desiderate delle leggi, ma non possono accettare la loro violazione come prassi politica. L’illegalità, qualunque sia la ragione che la determina, non può trovare giustificazioni» (...)

Per cui «in tutte le azioni amministrative non distinguere i diversi comportamenti e le differenti condizioni, in ragione di un apparente univoco bisogno, rende inefficace l’azione solidale. Per contrastare lo sfruttamento illegale del lavoro dei cittadini, immigrati e no, per sostenere l’emancipazione delle persone dall’esclusione sociale, occorre ancorare l’azione amministrativa al complesso del dettato costituzionale. Da quel dettato discendono le norme e le leggi che tutelano i cittadini a partire dalle fasce più deboli della società che rappresentano un valore fondante della democrazia. Anche per questo legalità e solidarietà, convivono nella nostra idea di sviluppo economico, di coesione e di giustizia sociale».

 

Casella di testo:  
Anche noi siamo contrari al degrado, rappresentato dagli appalti assegnati a ditte incapaci, dai concorsi vinti da incompetenti, dai treni che non arrivano in orario, dalla ricomparsa, anche nella città di Bologna, dell’odioso fenomeno del caporalato, che speravamo finito per sempre. Ma, Cofferati, che cosa intende per “degrado” presente “in alcune zone della città”? Il fatto che si beva una birra sotto i portici? O che qualcuno, che non ha di meglio, vi dorma anche?

Pure noi abbiamo notato la crescente diffusione di pratiche illegali (anzi, di più, incostituzionali) “che aumentano la percezione di insicurezza”, come il muover guerra a popoli che mai si sarebbero sognati di aggredirci. Ma ci risulta che quando, al tempo dell’aggressione alla Jugoslavia, Cofferati era segretario della CGIL, quest’ultima si sia guardata bene dal dichiarare lo sciopero generale in difesa della costituzione.

Possiamo capire: è senz’altro più comodo prendersela con i fastidiosi lavavetri.

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Avevamo appena finito di scrivere l’articolo su Cofferati quando abbiamo appreso dal sito internet di Repubblica che il sindaco ha ricevuto un plico incendiario.

 

Ha scritto il quotidiano City il giorno successivo (4 novembre): «La rivendicazione del plico esplosivo recapitato ieri al sindaco, intercettato da una delle segretarie personali del primo cittadino, porta la firma degli anarchici insurrezionalisti della Fai (Federazione anarchica italiana) e della Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini, le stesse che in passato rivendicarono gli attentati incendiari a Romano Prodi e ad alcuni esponenti delle istituzioni europee (dicembre 2003). Il primo attentato con la firma della Cooperativa, però, si ebbe nel luglio 2001, alla vigilia del G8 di Genova: allora una pentola a pressione esplosiva, piazzata nel cestino di una bicicletta in via Terribilia, per poco non scoppiò in faccia a un agente della Questura. A maggio, sette persone sono state arrestate dal pm Morena Piazzi proprio per quell’attentato. Quindici giorni dopo, il Tribunale del Riesame ha però scarcerato tutti, mettendo in dubbio l’esistenza stessa della Fai».

 

Siamo alle barzellette! La Federazione Anarchica Italiana esiste, da sessant’anni (prima si chiamava Unione Anarchica Italiana), non ha l’abitudine di inviare plichi incendiari ai propri avversari politici e chiunque la può contattare servendosi dell’indirizzo riportato a pagina sedici di questo giornale. Quanto alla “Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini”, che non risulta ovviamente negli elenchi delle cooperative legalmente costituite, nessuno sa chi siano i soci che la compongono (ammesso che esista). Di certo, gli autori delle “rivendicazioni” sono persone che intendono mettere in difficoltà la Federazione Anarchica Italiana (altrimenti non utilizzerebbero la sua sigla). 

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