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"Sui danni del tabacco" e "Il canto del cigno"

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Blues in sedici

 

Maria Cassi - Foto da www.provincia.fi.it

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"Sui danni del tabacco" e "Il canto del cigno"

Una lettura interpretativa non è uno spettacolo, non è neanche una "messa nello spazio" (mise en espace), cioè uno spettacolo in forma rudimentale. Ecco che Maria Cassi con questo suo studio-lettura di due monologhi di Anton Cechov, il grande drammaturgo e scrittore russo ("Sui danni del tabacco" e "Il canto del cigno"), con la sua mimica e gestualità forti ma misurate, il suo "grottesco moderato" di grande intelligenza, riesce a fare in pieno quanto deve fare una lettura interpretativa, cioè "dare il testo" nella sua pienezza e interezza.

Per Cechov questo vuol dire, anche nei due testi brevi considerati, la disperazione di un mondo che sta passando dal feudalesimo alla modernità, dallo zarismo oppressivo alle speranze deluse del bolscevismo. Due personaggi - chiave: l’attore anziano e "fallito" del "Canto del cigno" e lo sventurato "conferenziere" di "Sui danni del tabacco", un travet di tutto, della cultura e della vita.

Brava Maria, ora assessore alla cultura della provincia di Firenze, che va da Ciampi, ma persevera nella sua missione: il teatro, inteso politicamente, ma non "partiticamente".

Eugen Galasso e Renate Perkmann

 

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Blues in sedici

Che bello questo "Blues in sedici" (le scansioni in battute per il blues, in effetti), ossia "la ballata della città dolente" di Stefano Benni, messo in scena (lettura interpretativa + musica dal vivo, ovviamente blues, una fusione eccelsa) da "Nata", gruppo teatrale aretino.

Senza realismo, o meglio con un realismo poetico unito al simbolismo, Benni ci racconta la storia dolente di un padre che muore facendo scudo a un figlio tossicodipendente che non ha i soldi per pagarsi la dose e finisce vittima del "Teschio", il boss dello spaccio, per interposto killer, dove però quest’ultimo è solo un dolente (ancora) esecutore.

E il dolore c’è tutto, come la rabbia contro una società e una cultura basate sull’arrivismo e la violenza, sull’egoismo più banale e false idealità. "Dio nella sua infinita stanchezza", dice Benni. Non sarà teologia o filosofia, ma forse è meglio di queste. La constatazione poetica dei limiti di una società che ha visto vincere la "bestia trionfante" (così avrebbe detto il grande filosofo – scienziato - drammaturgo Giordano Bruno, bruciato nel 1600 dalla "santa" Inquisizione).

Voci - presenze di Alessandra Aricò, Riccardo Goretti, Luca Zacchini e musiche eseguite da Marco Canacchini (chitarra, flauti, percussioni, darbuka, loops) e Lorenzo Bachini (chitarra, tastiera, drum station, synthetiser).

 

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