Leon Battista Alberti: la biblioteca di un umanista

Locandina della mostra "Leon Battista Alberti: la biblioteca di un umanista

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Firenze, Biblioteca Medicea-Laurenziana, fino al 7 gennaio 2006 (Tel 055290184)

Formidabile è, spesso, aggettivo abusato. Non lo è per l’Homo Universalis Leon Battista Alberti, nato a Genova (1404) e morto a Roma nel 1472, di origini fiorentine, vissuto in tutta Europa, con un periodo di studio (lungo) a Bologna, dove peraltro poi lascia, nel suo testamento, un fondo (finanziario) cospicuo agli studenti bolognesi indigenti e meritevoli. Autore del "De re aedificatoria" (sull’architettura), del "Momus" (il dio dispettoso che metteva in crisi uomini e dei), degli "Intercoenales", sul rapporto volontà-fato, di commedie, progettò il "Tempio Malatestiano" di Rimini, ma anche il Palazzo Rucellai di Firenze. Un grandissimo, non prigioniero dello specialismo, da vero grande umanista, scrisse anche di musica, scultura, grammatica, matematica.

Quanto emerge dai libri in forma manoscritta (bellissimi) esposti (Gutenberg non c’era ancora, con l’arte della stampa e la sua "diffusione"), in questa mostra curata in modo eccelso da specialisti dell’epoca di grande merito quali Roberto Cardini e Donatella Coppini: sulle orme di Vitruvio ma con piglio originalissimo l’Alberti accentua, nell’opera sull’architettura che una "casa sia fresca d'estate e calda d’inverno", quando ancor oggi fior d’architetti e d’ingegneri "cascano" sul problema della coibenza; mentre nelle "case-formicai" non si vuol se non risparmiare sulla pelle degli abitanti, l’omo universale Leon Battista non si fida troppo della divina provvidenza, anzi propende piuttosto, con moderato e intelligente pessimismo, a quell’intersezione tra fato e caso che domina l’Umanesimo europeo.

Lettore e studioso onnivoro, l’Alberti è amante della grandezza, ma anche della misura, ri-creatore geniale di stili in latino e volgare. Una persona (homo in latino non è "vir", non dà connotazioni di genere, quindi non vuol dire "maschio") veramente senza confini, come oggi ancora si sogna di poter essere, anzi divenire...

Eugen Galasso

 

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