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Sorvegliare e punire

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21 ottobre: sciopero generale

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Romano Prodi e la guerra

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Sorvegliare e punire

Mercoledì 28 settembre. Un titolo a quattro colonne sulla prima pagina di un quotidiano: “Studenti, un SMS vi tradirà”. «Dal primo ottobre – avverte l’articolo – chi marinerà la scuola non la passerà liscia. Un SMS avvertirà i genitori dell’assenza del figlio dalle lezioni. L’iniziativa parte da Roma ma è destinata ad allargarsi presto in tutta Italia».

Che disgusto! Dopo alle telecamere nelle scuole, il controllo telematico (o, meglio, il controllo autoritario, dato che la telematica non ha colpa degli usi che ne fanno le autorità) si estende ulteriormente. E non permette a nessuno di sottrarvisi.

Per modo di dire, s’intende, perchè, almeno a Bologna, anche le strade, tradizionale rifugio degli studenti in libera uscita, sono piene di telecamere intente a scrutare e registrare ciò che facciamo. Mentre autorevoli esponenti di tutti i partiti (di quelli in giunta, come di quelli all’opposizione) dichiarano soddisfatti ai giornalisti che, finalmente, le autorità potranno farne uso senza troppi ostacoli.

Giovedì 29 settembre. Sullo stesso giornale: “Sei mesi di carcere a chi si prostituisce”. «Chi esercita la prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico potrà essere arrestato e messo in carcere per sei mesi. Lo prevede un emendamento al ddl contro la prostituzione approvato dalla Commissione giustizia». Di questo passo, presto, metteranno in carcere anche chi vende sigarette “in luogo pubblico o aperto al pubblico” (i tabaccai). 

Per chi vende vino, invece, c’è ancora qualche speranza. Come diceva la mosca di Trilussa: “E me farà più male! Ma, perlomeno, è produzione nostra.”

Venerdi’ 30 settembre. Dobbiamo continuare?

Forse, piuttosto, sarebbe ora di finirla.

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21 ottobre: sciopero generale!

E’ stato indetto, al termine di una lunga serie di consultazioni tra i sindacati più radicali, uno sciopero generale nazionale per il prossimo 21 ottobre. La mobilitazione, il cui scopo è dar voce all’opposizione alle politiche portate avanti dal governo Berlusconi, culminerà in una manifestazione nazionale che avrà luogo a Roma, nello stesso giorno, con partenza, alle ore 9,30 da piazza della Repubblica.

Di seguito, riportiamo integralmente il testo del telegramma di convocazione dello sciopero.

Al Presidente del Consiglio

On. Silvio Berlusconi

Palazzo Chigi – Roma

 

Al Ministro del Welfare

On. Roberto Maroni

V. Fornovo 8 – Roma

 

Al Ministro della Funzione Pubblica

On. Mario Baccini

C.so V. Emanuele II°, 116 – Roma

 

Al Presidente la Commisione

di Garanzia ex Legge 146/90

Dott. Antonio Martone

Via Po, 16 – Roma

 

Oggetto: Proclamazione Sciopero Generale.

Le scriventi Confederazioni ed Organizzazioni sindacali CUB, USI-AIT, CIB Unicobas, SinCobas, Sult, Cnl, proclamano Sciopero Generale di tutte le categorie Pubbliche e private per l’intera giornata del 21 ottobre 2005.

Lo Sciopero Generale è indetto contro lo scippo del T.F.R. e per il rilancio della Previdenza Pubblica, per aumenti salariali di almeno 250 euro mensili, scala mobile, per l’introduzione del reddito sociale a sostegno del reddito, per la difesa dello stato sociale, per la democrazia nei luoghi di lavoro, per la difesa del diritto di sciopero, per la sicurezza nei luoghi di lavoro, contro la guerra, contro la Bossi Fini, contro la riforma della scuola, per la legge finanziaria che vogliamo.

Durante lo Sciopero Generale saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

Le articolazioni di categoria saranno quanto prima comunicate a cura delle stesse.

CUB, USI-AIT, CIB, UNICOBAS, SINCOBAS, SULT, CNL

Telegramma n. 151/6D inviato in data 22.9.2005                                                                                     

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Romano Prodi e la guerra

Il Corriere della Sera del 6 ottobre, in prima pagina, annunciava, all'interno, un'intervista a Romano Prodi.

Nel corso di essa il leader del centro-sinistra spiegava che, se vincerà l'Unione, l'Italia resterà con le sue truppe in Afghanistan. Se ne andrà solo dall’Irak, ma non dagli altri scenari di guerra, dove l’esercito italiano è, e resterà. Come se l’occupazione dell’Afghanistan e quella dell’Irak non facessero parte della stessa guerra.

Tutto secondo il copione.

I bombaroli che indirizzano la politica della “coalizione” possono dormire sonni tranquilli. Gli Italiani, invece, possibili bersagli delle altrui ritorsioni, continueranno ad avere di che preoccuparsi.

 

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