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Polvere di pelle

 

Albero di Natale

 

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Un testo teatrale straordinario (di livello europeo, s’è detto; chi scrive si spingerebbe anche oltre...), questo "Polvere di pelle" di e con Francesco Mancini e Roberto Giuffré, per la regia di Alessio Targioni.

Un albero di Natale, in scena, ma si parla d’estate e di primavera; ancora una panca e una TV che trasmette gli immortali Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio, all’italiana), che i nostri due rifanno / ridanno anche un po’ per le rispettive corporature. Struggente, geniale, profetico: due clochards, colti però (uno è anche laureato o quasi), alle prese con ricordi, speranze, sentimenti, riflessioni. Un po’ Vladimiro ed Estragone ("En attendant Godot" – "Aspettando Godot", di Samuel Beckett) del post-2000, i nostri due "eroi", con l’implicita critica sociale del miglior teatro contemporaneo, ci dicono anche, tra l’altro "perché due persone abbastanza giovani, colte, sono alla fame?", ma senza, intelligentemente, darci risposte che sarebbero comunque monche e fuorvianti.

Scena spoglia, forza attorale e registica, due attori straordinari, tra i suddetti personaggi beckettiani e i due grandi attori citati. Poesia teatrale pura, nel senso più nobile del termine, dove citeremo un solo esempio: "divampavo d'emozioni", ma di questi ve n’è un fuoco di fila. Da vedere a qualunque costo, anche perché è in arrivo dappertutto (anche a Bologna, entro dicembre).

Eugen Galasso

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