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I tempi che cambiano
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Di A. Téchiné con G. Depardieu e C. Deneuve Un film che piace alle donne, assai meno ai maschi. Non perchè sia un film femminista: non lo è affatto. Forse soltanto perchè, in genere, sono le donne a essere più attratte, almeno idealmente, dall’amore eterno che qui viene celebrato. E se poi, nella vita reale, si rivelano spesso meno costanti dei loro compagni, è solo poichè, in fondo, c’è del vero in quanto affermava (sarcasticamente però) Achille Campanile: "Per una donna il primo amore è sempre l’ultimo e l’ultimo è sempre il primo". Bando alla psicologia da scompartimento ferroviario (passata di moda, del resto, da quando i vagoni non hanno più gli scompartimenti e la gente, invece di parlare, racconta i fatti suoi ai telefoni cellulari). Veniamo al film. Un attempato ingegnere si reca in Marocco per costruire un grande edificio che ospiterà altrettanto grandi studi televisivi. Meglio: si fa affidare il lavoro per rintracciare e riconquistare il suo primo amore, che non ha mai dimenticato. Ovviamente non vi racconto come va a finire. Bravi gli interpreti, anche quelli dei personaggi secondari, le cui storie si intrecciano con quella dell’ingegnere e della presentatrice. Buono il ritmo (anche se un po’ da telenovela). Lucrezia Avitabile
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