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E' morto Sergio Endrigo
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Sergio Endrigo, di Pola, Istriano, poi vissuto dappertutto (da Brindisi a Venezia) nella drammatica diaspora dei profughi istriani, oltre che per il suo valore musicale, merita di essere ricordato per non essersi rinchiuso, come molti suoi connazionali, in uno sterile nazionalismo, spesso fascistoide, ma al contrario essere rimasto aperto al mondo, nella prospettiva internazionalista. Comunista senza bisogno di strombazzarlo, marxista ma trotzkista, quindi minoritario. Lasciamo perdere il fatto che fu ospite più volte di Sanremo, anche vincendolo (ma solo negli anni di fermento culturale-politico, non credo sia un caso...), che Trotzky non fu un "libertario", anzi il principale responsabile del massacro di Kronstadt, dove marinai, operai e altri membri del Soviet più agguerrito e libertario furono passati per le armi dal "fascismo rosso"; Endrigo, persona sensibile e schiva, fu vittima di un sistema, senza arrivare ad uccidersi, come fece Luigi Tenco, probabilmente il più grande e vero chansonnier italiano. Venendo alla musica, se Tenco, De André, Battisti gli erano superiori, Endrigo fu capace di mettere in musica e cantare / interpretare testi di Pasolini, Vinicius De Moraes (che tradusse; da ricordare, ma non solo, "In via dei Matti numero zero"), fu l'autore di "Via Broletto", un noir di periferia in canzone, ma anche di "Partirà... la nave partirà", dove, con un testo surreale, metteva in luce, molto prima dei "verdi" oggi all'assalto mediatico, un problema grave, quello del disastro del pianeta, indotto dal potere economico capitalista. Melodia e armonia si fondevano efficacemente con il testo, nelle canzoni di Endrigo, il sogno era più forte del ritmo (meno di altri era suggestionato dal jazz, ma fecondo era il suo incontro con la "samba" brasileira). Autore di romanzi e di libri, poeta sensibile ma non "reveur" (sognatore) puro, Endrigo si scontra con l'ignoranza di chi cavalca la tigre delle mode, oggi come un tempo. Eugen Galasso |
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