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Dalla Festa dell'Unità alla Vetrina delle culture anarchiche

Locandina della Vetrina delle culture anarchiche

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Dimmi che festa fai e ti dirò chi sei.

Sarà vero? Non del tutto, probabilmente. Ma in parte lo è. Di certo le Feste dell’Unità sono cambiate, nel tempo, insieme al partito che le organizza, e dai loro cambiamenti è possibile farsi un’idea del suo percorso politico; il che, in mancanza di indicazioni chiare da parte dei dirigenti, è meglio che niente.

Quest’anno la Festa nazionale dell’Unità ha avuto luogo a Milano, ma non è di quella che vogliamo parlare: preferiamo riferirci alla festa dell’Unità di Bologna. Un po’ perchè la città nella quale ha sede la redazione di Cenerentola è sempre stata considerata la capitale del PCI / DS (è qui che Occhetto scelse di annunciare la "svolta"), un po’ perchè visitiamo la sua festa dell’Unità ogni anno e ne possiamo seguire facilmente i cambiamenti.

Cominciamo col dire che, se ci si arriva in automobile, occorre pagare almeno tre euro per il parcheggio. In alternativa, si può raggiungere il luogo in cui si svolge utilizzando gli autobus, dato che, a Bologna, sostanzialmente funzionano. Il bus è zeppo di extracomunitari. Sono loro, insieme agli studenti, a costituire la gran parte degli utenti serali: il Bolognese medio infatti, alla sera, esce in automobile. Ha paura; anche se le aggressioni, in città, si verificano molto di rado.

All’entrata della festa, differentemente da quanto avveniva in passato, nessuno "obbliga" a fare un’offerta al partito. L’incasso derivante dai parcheggi è giudicato sufficiente. Poi comincia la lunga sequenza dei ristoranti e degli stand. Sono i primi, ovviamente, i più frequentati, anche perchè, in genere, somministrano roba di qualità. Non si può dire altrettanto per gli stand, gestiti principalmente da associazioni che propagandano tutto e l’opposto di tutto.

La festa, alla fine, risulta essere un contenitore, adatto a ospitare chiunque sia intenzionato a concludere buoni affari, e non mancano neppure padiglioni simili a quelli della Fiera campionaria.

Per la verità, ogni tanto, si può assistere anche a qualche spettacolo valido o a qualche dibattito interessante. La balera, invece, da un paio d’anni a questa parte, è stata abolita: i nuovi dirigenti del partito sembrano vergognarsi del suo passato proletario, e agli amanti del liscio non resta che darsi appuntamento alla Festa di Liberazione o in qualche Festa dell’Unità meno spocchiosa.

Per gli anarchici italiani invece, quest’anno, l’appuntamento mondano più importante è stato la Vetrina internazionale delle culture anarchiche e libertarie, svoltasi a Firenze dal 2 al 4 settembre. Eravamo presenti, ovviamente, con il nostro banchetto.

All’entrata, come nella miglior / peggior tradizione anarchica, nessuno saluta i nuovi arrivati. Poi comincia la sequenza dei banchetti degli editori libertari. I visitatori si stupiscono della quantità e della qualità delle proposte editoriali. Non c’è niente da dire: l’editoria resta il punto di forza del movimento. Tra i banchetti, numerose installazioni ed esposizioni degli artisti che hanno partecipato alla biennale "arte e anarchia": niente di eccezionale, forse, ma certamente l’esposizione non ha nulla da invidiare alle più rinomate mostre d’arte contemporanea.

Anche qui è possibile assistere a qualche spettacolo valido o a qualche dibattito interessante. La ristorazione, in genere un punto di forza delle manifestazioni libertarie, non offre la ricchezza e la varietà di proposte della Festa dell’Unità. In quest’occasione, poi, è tutto molto spartano. In compenso i prezzi sono veramente popolari, e la cosa colpisce favorevolmente i visitatori.

Più che di una vetrina, si tratta di uno specchio del movimento: un’aggregazione a forte componente proletaria, con una sua dignità (e qualche velleità) intellettuale.

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