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| sei in Cenerentola>>archivio>numero64>cronaca | |||||
Università: la scoperta dell’acqua calda «Laureati con lode? Meglio essere raccomandati». Questo il titolo apparso giovedì 8 settembre sulla prima pagina del quotidiano City. «Sette studenti universitari su dieci – prosegue l’articolo – ritengono che raccomandazioni e conoscenze giuste valgano molto di più di una laurea da 110 e lode. Il dato emerge da una ricerca del mensile Campus che ha intervistato oltre mille ragazzi neo iscritti all’università. La fiducia nella raccomandazione è diffusa soprattutto al sud, dove si tende a confidare sempre e solo in un "aiutino" o nel papà professionista». (...) «Meno della metà delle matricole intervistate (47%) pensa di conquistarsi il posto di lavoro grazie all’intraprendenza e alle capacità, mentre (...) appena uno su quattro (24%) crede che un percorso di studi brillante possa assicurare un’occupazione». Un’ulteriore prova (se mai ce ne fosse stato bisogno) che i giovani sono tutt’altro che stupidi! Secondo l’indagine, inoltre, «meno di uno studente su dieci (8%) pensa di rimboccarsi le maniche per mantenersi durante gli studi, mentre il 64% non ne vuole proprio sapere». Ovvio: chi se lo può permettere, pur sapendo che un percorso di studi brillante non gli assicurerà un’occupazione, pensa a studiare. C’è da scandalizzarsi?Imprese: quali sono controllate dall’estero? L’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ha reso disponibili i principali risultati, relativi al 2002, sulla struttura e le attività delle imprese a controllo estero residenti in Italia. Nel 2002 queste erano circa 11.900 e rappresentavano il 7% degli addetti (oltre un milione di unità), il 15% del fatturato (333 miliardi di euro), e l’11% del valore aggiunto (63 miliardi di euro) delle imprese attive residenti in Italia. Assai significativo era il loro ruolo nella ricerca e sviluppo, con il 28% circa della spesa complessiva. Nell’ambito del settore industriale, la maggiore incidenza delle attività delle aziende a controllo estero, misurata in termini di valore aggiunto, si registrava nei settori caratterizzati dalla presenza di grandi imprese, quali quelli della fabbricazione di prodotti chimici, di mezzi di trasporto e le raffinerie di petrolio; piuttosto contenuta, invece, la presenza estera nei settori tradizionali del Made in Italy. |
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