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Giorgio Bocca, Curzio Maltese e il declino dell'Italia
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Venerdì 19 agosto mi sono messo in viaggio per raggiungere il lago di Garda, con l’idea di trascorrere un fine settimana in compagnia di amici. Sono arrivato alla stazione ferroviaria di Bologna alle 15 e 30, intenzionato a prendere il treno per Verona. Proveniente da Bari, aveva già accumulato mezz’ora di ritardo. Quando è giunto a Verona, la coincidenza per Desenzano era saltata: ho dovuto attendere un’altra mezz’ora in stazione. Non è finita qui. Nel brevissimo tragitto tra Verona e Desenzano, dove avrei dovuto salire su una corriera per raggiungere la mia destinazione, il nuovo treno è riuscito ad accumulare un ritardo di ben dieci minuti. All’arrivo, la corriera (l’ultima) era già partita. Fortunatamente gli amici sono venuti a prendermi con la loro automobile... Durante il viaggio Bologna – Verona avevo sfogliato Il venerdì di Repubblica, aperto dagli editoriali di Giorgio Bocca e Curzio Maltese. Bocca insiste sulla necessità di ritirare le truppe italiane d’occupazione dall’Irak e dall’Afghanistan. Per una volta, sono completamente d’accordo con lui. Anche se, da libertario, mi colpisce il fatto che non faccia appello a motivi etici ma, sostanzialmente, a ragioni di opportunità: «Il nemico – conclude – è di gran lunga superiore alle valutazioni dei dirigenti americani e inglesi, per non dire dei nostri, che in questa tragedia fanno la parte dei travicelli in un mare in tempesta. L’ultimo falco apparso sulla scena americana, l’ambasciatore all’ONU Bolton, ha detto che Siria e Iran forniscono uomini e armi ai ribelli. L’Iran è una potenza militare con 80 milioni di abitanti. Il potenziale bellico della Siria pesa nel Medio Oriente. Se questi due paesi sono irrecuperabili nemici, che si vuole fare: la guerra anche a loro? La soluzione possibile è una: venir via dall’Iraq e dall’Afghanistan». Più discutibile l’editoriale di Curzio Maltese, che si apre con un elogio di "Mani pulite", l’inchiesta grazie alla quale, dieci anni fa, molti politici e molti imprenditori furono processati per corruzione. «Lo spettro di Tangentopoli – scrive – puntualmente agitato dall’apprensiva stampa italiana ogni volta che si apre un’inchiesta sul potere economico e politico, tanto per cominciare non è uno spettro. E’ divenuto tale grazie a un decennio di propaganda a senso unico. Hanno dipinto l’epoca delle inchieste come il biennio del Terrore. Per chi? Per i ladri e i galoppini al seguito? Se pure così fosse, si tratterebbe di un lieve contrappasso rispetto alla vita di terrore che tocca in Italia da sempre agli onesti. Mani pulite non è stata un incubo ma una speranza. La storia forse dirà che si è trattato dell’ultima rivoluzione mancata, un’occasione persa dall’Italia di darsi una classe dirigente moderna e capace». PersonaImente, di speranze nei magistrati, all’epoca, non ne avevo molte, e più che d’una rivoluzione mancata, penso si sia trattato, essenzialmente, di un’operazione resa possibile dalla necessità di liberarsi di personaggi divenuti scomodi, quali Craxi e Andreotti. Tuttavia, non si può negare che, come dice Maltese «Allora, buona parte dell’opinione pubblica (...) si strinse (...) intorno alla magistratura indipendente contro la solita Italietta dell’intrallazzo, amorale, familista, ipocrita e mafiosa, nella speranza, magari ingenua ma generosa, di voltar pagina». Lo fecero, per quanto possa sembrare incredibile (data la loro avversione alla giustizia borghese), persino alcuni libertari. «In questione – prosegue Maltese – non era il primato della politica, che sarebbe un’ottima cosa. Piuttosto lo strapotere di una partitocrazia che esisteva ed esiste solo in Italia. Un sistema folle che privilegia l’appartenenza in tutti i settori, la scuola e la sanità, il mercato e l’informazione, l’impiego pubblico e il privato, con l’effetto di deprimere il merito e garantire un rapido declino». Un sistema "che esisteva ed esiste", appunto. Ma, conclude Maltese, ora «si è persa la speranza di cambiare, e i cittadini seguono gli scandali con l’attenzione distratta degli spettatori di uno dei tanti pessimi talk show. (...) Non c’è scandalo perchè non esistono più le istituzioni, non c’è fiducia in niente e in nessuno. (...) I galoppini possono stare tranquilli: non ci sarà un’altra Mani pulite. Ma il prezzo da pagare a questa placida rassegnazione, al ritorno dell’Italia per bande, sarà altissimo. Tredici anni dopo Tangentopoli il paese non ha più la forza di ribellarsi al declino annunciato, tutto qui. E il declino avanza». Beh, se si pensa allo stato delle ferrovie, il declino è evidente: i treni (eurostar compresi) accumulano vistosi ritardi. E si paga di più per sedersi su sedili più stretti, per non parlare della manutenzione... Ma non sono solo le ferrovie a declinare e, per chi (cioè la maggioranza degli Italiani) ha esperienza diretta di quello che accade nei posti di lavoro, non si fa fatica a capire il perchè: ogni giorno arrivano nuovi dirigenti incompetenti che, per ringraziare chi li ha sponsorizzati, affidano lavori a ditte costituite da incompetenti. Queste, per realizzare maggiori guadagni, si avvalgono spesso di personale incompetente che inoltre, essendo assunto magari per pochi mesi, competente non lo diventerà mai. Tra i pochi che si possono salvare ci sono proprio i libertari. Non perchè siano più competenti degli altri, ma perchè, essendo inguaribili moralisti, in genere, sono quasi onesti, sia nella gestione del denaro sia nella scelta dei collaboratori. Peccato che, in generale, abbiano la cattiva abitudine (e il cattivo gusto) di dipingersi a tinte fosche. Come se non ci pensassero già abbastanza i loro nemici, a sputtanarli... Forse, se ci occupassimo maggiormente del "problema etico", invece di limitarci alla sempre valida, ma troppo generica, affermazione che "è il potere che corrompe", otterremmo più risultati (e più consensi) dei vari Di Pietro. Beh, in attesa di salvare l’Italia dal declino vado in posta, a spedire un pesante pacco di copie di "Cenerentola"... L’ufficio postale era chiuso. Sulla porta era scritto: "Chiuso per guasto tecnico". Ma, mi domando, si può sapere quale guasto tecnico possa impedire a un ufficio postale di prendere in consegna un pesante pacco e rilasciare una ricevuta? Luciano Nicolini |
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