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Mean Creek

di Luca Baroncini

Locandina del film Mean Creek

The Island 

di Luca Baroncini

Locandina del film The Island

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MEAN CREEK

di Jacob Aaron Estes

con Rory Culkin, Ryan Kelley, Trevor Morgan

Adolescenza è spesso sinonimo di inquietudine, ma nei ricordi diventa l'età della spensieratezza in cui a un senso di invincibilità si unisce una piacevole assenza di gravose responsabilità. Cinematografia e letteratura si dividono tra cantori della leggerezza e psicologi del nero. Il film del debuttante Jacob Aaron Estes rientra, pur nelle sfumature, tra questi ultimi. Si racconta, infatti, di un gruppo di ragazzi che, per vendicare un amico maltrattato, organizza uno scherzo che prenderà la forma della tragedia, segnando per sempre, in un pomeriggio dall’apparenza qualsiasi, il destino di ognuno di loro. La brusca fine dell'adolescenza, l'innocenza infranta, l'incapacità di comunicare, la necessità di dover prendere una posizione, la vulnerabilità dei rapporti di amicizia, la presenza quasi ectoplasmica dei genitori, sono tutti tasselli che sembrano non poter mancare in un percorso di formazione. Jacob Aaron Estes, anche sceneggiatore, ha il pregio di non calcare esageratamente la mano sull’intento didattico della sua opera di debutto anche se, alla resa dei conti, tutto risulta calibrato con estremo calcolo in modo da permettere al quadro d'insieme di prendere forma. Poco male, si dirà, in fondo ogni film è ragionato per stimolare riflessioni o determinare conclusioni. Il problema, con "Mean Creek", è che lo spettatore è in grado di percepire la forzatura del disegno e di riconoscere gli stereotipi. A partire dalla luce naturalistica che connota immediatamente il taglio "indipendente" dell'opera. Bravissimi i ragazzini protagonisti e comunque apprezzabile, in carenza di freschezza, il rigore della messa in scena.

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THE ISLAND

di Michael Bay

con Ewan McGregor, Scarlett Johansson

Non è un caso che Michael Bay sia soprannominato Mr. Dinamite. Il suo è un cinema forte, fatto di esplosioni e inseguimenti, in cui i prodigi della tecnica si inginocchiano a una narrazione elementare. A metà strada tra Philip K. Dick e la saga di "Matrix", "The Island" è un viaggio non privo di fascino nel mondo della bio-genetica. Lo spunto è infatti interessante, con un cambiamento di prospettiva in grado di conferire alla storia adeguato mordente. Il problema è che Michael Bay non conosce le sfumature e finisce per risolvere il racconto in un’ordinaria corsa a perdifiato ammosciata dall’(in)evitabile buonismo a buon mercato, con tanto di improbabilissima love-story, piccole dosi di umorismo da caserma e un insulso finale edificante. Ed è davvero un peccato, perché i due protagonisti avrebbero potuto elevarsi a struggenti figure romantiche di un mondo non per forza senza scrupoli alla ricerca dell’immortalità, invece si devono accontentare di diventare usitate pedine di una trita girandola al testosterone con contorno di stereotipi, sia nelle tipologie dei caratteri che nella scelta degli attori: lo scienziato cattivo (l’immancabile Sean Bean, in alternativa all’immancabile Aaron Eckhart), l’investigatore in odore di redenzione (il tosto Djimon Hounsou) e l’uomo comune che non si capisce bene perché faccia ciò che fa (Steve Buscemi, scelta inevitabile). Tra i due protagonisti ha la meglio Ewan McGregor, che ritrova espressività e dinamismo dopo parecchie prove fiacche. Spaesata, invece, la burrosa Scarlett Johannson, poco a suo agio come donna d'azione in perenne fuga sui tacchi (pare sempre bramare un comodo divano). Fotografia acida (tutta sgranature), ralenty enfatici e montaggio frenetico percorrono con poca originalità le orme del videoclip. D'effetto l'impatto delle scenografie e divertente l'ennesimo inseguimento in autostrada con tanto di camion dal carico instabile. Ma, date le premesse, era lecito attendersi qualcosa di più.

 

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