![]() |
|
||||||
| sei in Cenerentola>archivio>numero62>cronaca | |||||||
Mi definisco socialista libertarioPersonalmente, mi definisco "socialista libertario", e non anarchico, per due motivi:a) Ritengo importante superare (far estinguere) lo stato gradualmente, non à la Marx-Engels (dove lo stato poi, almeno nelle "applicazioni pratiche", rimaneva, anche molto pesantemente...), ma invece facendolo implodere in nuove aggregazioni sociali, il cui supporto economico sarebbe la realtà autogestionaria vera, cioè non "dopata" alla COOP, ma intesa come libera realtà associativa.A livello di analisi, poi, penso che l'approccio di Daniel Guérin, "marxista libertario" sia eccelso: non il marxismo-sistema (orrendo e foriero di "fascismo rosso", come intuirono Wilhelm Reich e Bruno Rizzi, oltre che gli anarchici, ovviamente) ma le intuizioni socio-economiche di Marx, dove le controversie Marx-Proudhon e Marx-Bakunin, importantissime come retaggio storico, sono però "cosa vecchia", oggi totalmente superate nella forma d'allora.b) L'anarchia, invece, la ritengo un fine ultimo cui tendere, ma che non vedremo, probabilmente, mai, dove il "noi" non è rivolto solo a chi legge-scrive, ma anche a varie generazioni future. Conviene invece preparare, credo, più modestamente, realtà di "società libera" (e non "aperta", concetto à la Popper, che prelude al massimo al liberalismo e al liberalsocialismo – socialdemocratico di destra...), cercando anche "tranches de vie" (pezzi di vita).Cosa ne deduco?La necessità di riannodarsi con il socialismo nel suo complesso, almeno nelle sue componenti libertarie, spesso nascoste-castrate c'è (non faccio nomi attuali, ma la tradizione dei Rosselli, dei Gobetti, dei Lussu, non a caso tanto cara anche a Berneri, ripresa in modo serio, e non "di facciata", è ineliminabile!). Faccio parte di chi non crede ai "domani che cantano", il che non vuol dire non tendervi, anzi... quindi c'è la necessità di far in modo che si crei un "Frente Amplio" (fronte ampio, ma in America Latina l'espressione è più forte e rilevante) tra tutte le forze seriamente libertarie (il che esclude per esempio quasi sempre il Partito Radicale, per quanto mi riguarda), socialiste (penso all'interessante intervista con Occhetto inCenerentola, n. 61) e anti-autoritarie.Detto questo, da persona che si è sempre occupata di socialismo (un nonno socialista vuol dire qualcosa... ma non è solo questo), in tutta Europa, ma in particolare in Italia, le beghe di cortile tra Boselli e De Michelis e tra gli eredi diretti di "zio Bettino" (Bobo contro Stefania, e non da ieri...) sono assolutamente scoraggianti. Ciò non toglie, però, credo, che al di fuori di persone "targate", vi sia un bacino non di voti (che non ci interessa) ma di persone che sarebbero aperte a discussioni, ma anche a scelte differenti da quelle finora perseguite nei rispettivi partiti e partitini.Come poi ciò si debba tradurre a livello pratico è sempre da discutere in dettaglio, non in assoluto e in astratto. Saranno quindi scelte situazionali, dove ribadisco ancora una volta l'importanza dell'economia, proprio per far saltare ogni disegno economicista.Eugen GalassoAnch’io mi definisco socialista libertario, ma per un altro motivo Anch’io, quando parlo seriamente, preferisco definirmi "socialista libertario", piuttosto che "anarchico". Ma per un altro motivo: trovo poco corretto l’atteggiamento di quelle persone (e, in Italia, ce ne sono tante) che si definiscono "anarchiche" senza far parte del movimento organizzato (della Federazione Anarchica Italiana e della Federazione dei Comunisti Anarchici, per intenderci) o, addirittura, senza riconoscersi, neppure a grandi linee, nelle posizioni politiche che tali organizzazioni esprimono. Per cui, volendo essere coerente...Riguardo invece alla «necessità di riannodarsi con il socialismo nel suo complesso, almeno nelle sue componenti libertarie», mi trovo perfettamente d’accordo con Galasso. Il problema è che tali componenti, oggi, sono quasi inesistenti!Temo non sia un caso che Eugen sia stato costretto a scrivere «non faccio nomi attuali».Quanto «all'interessante intervista con Occhetto», pubblicata su Cenerentola n. 61, mi pare confermi quanto ho appena affermato. Infatti, anche ammettendo che, come egli dice, all’epoca della svolta della Bolognina, fosse sua intenzione «perseguire una fuoriuscita da sinistra, dai gravi errori e anche dai crimini del comunismo», mi pare gli mancassero, e gli manchino tuttora, i riferimenti teorici necessari per avviare una simile operazione.Domanda Ilaria Leccardi: «Al momento della svolta della Bolognina che riferimenti ideologici e politici seguì? Pensava forse all’idea di una socialdemocrazia alla tedesca, al modello del partito democratico americano? In qualche senso potrebbe dire di aver seguìto anche un ideale di socialismo libertario, per lo meno a livello ideologico?»«Credo – risponde Occhetto - che quello che mi ha sorretto al momento della svolta sia stato il ricordo che durante la Resistenza a casa mia c’era la sede della sinistra cristiana, dove si riunivano partigiani comunisti, socialisti, cattolici, che erano tutti uniti. Poi, dopo la Liberazione, sono venuti lo stalinismo, la Guerra Fredda, la divisione del mondo in due blocchi contrapposti e quei partigiani, che pure avevano combattuto assieme, si divisero, entrarono in partiti diversi, democristiani, socialisti, comunisti, alcuni al governo, altri all’opposizione. La caduta del Muro mi ha fatto pensare che quelli che erano stati divisi da quel Muro, che era un Muro ideale, non solo di pietra, potevano di nuovo unirsi sulla base degli ideali di fondo della Resistenza. Per cui credo che la cultura di base si possa ritenere una cultura di socialismo libertario legato alla tradizione migliore della sinistra italiana e di tutte le diverse esperienze del nostro riformismo, da quello cattolico a quello azionista, da quello comunista a quello socialista».A parte il fatto che lo stalinismo, quando è iniziata la Resistenza, c’era già da un pezzo (e aveva già provocato danni irreparabili), credo non sia casuale che l’intervistato non abbia citato nessuno dei maggiori teorici libertari (Malatesta e Berneri nell’area rivoluzionaria, Merlino e Caffi in quella riformista), limitandosi a riferirsi a "esperienze del riformismo cattolico, azionista, comunista e socialista" che, tranne per ciò che riguarda parte di quello azionista, col socialismo libertario hanno poco a che fare.Anch’io, come Galasso, «credo, che al di fuori di persone "targate", vi sia un bacino (...) di persone che sarebbero aperte a discussioni, ma anche a scelte differenti da quelle finora perseguite nei rispettivi partiti e partitini». Ma ritengo anche che, a tali persone, il pensiero libertario, in tutte le sue componenti, debba essere, prima di tutto, fatto conoscere. Non esiste, se non in minima parte, una rete di realtà socialiste e libertarie cui "riannodarsi": occorre, prima di tutto, ricostruirla.Luciano NicoliniDevo ammettere che l’intervista ad Achille Occhetto è stata una piacevole sorpresa ma, purtroppo lo devo dire, anche un poco sgradita. Piacevole perché dimostra che Cenerentola, aldilà della chiara connotazione libertaria, dimostra di saper travalicare i luoghi comuni e gli sterili settarismi in cui la stampa "d’area" si è rinchiusa da tempo. Spiacevole perché ho avuto la riprova, caso mai non fosse già abbastanza evidente, che di fatto i politici, specie quelli della sinistra da salotto, sono totalmente incapaci di vivere, sentire e fare proprie le istanze della gente comune. Mi piacerebbe essere in disaccordo o meno con le parole del nostro "personaggio in cerca d’autore", ma sarei un bugiardo patentato: in tutta l’intervista si è parlato solo di "massimi sistemi" alla Monty Piton, di strategia politica, di "ripartire dai programmi" e bla, bla, bla. Non un’idea concreta, non una riflessione che potesse andare oltre i luoghi comuni tanto amati dalla sinistra salottiera e radical-chic alla Bertinotti… ma in fondo cosa c’è da stupirsi? L’unica riflessione che mi sento di avanzare è quella relativa alla contrapposizione e totale inconciliabilità fra la nostra politica autogestionaria e libertaria e il loro partitismo che, è sempre bene ricordarlo, ragiona secondo la logica "Io dico come il popolo vive, so come dovrebbe vivere, ma non voglio vivere come il popolo"; una sottospecie scimmiottata di XI tesi di Feuerbach in salsa politico-italiota. Prima la sinistra, anche quella sedicente radicale, esce dall’errore diabolico di ritenere la contrapposizione destra-sinistra (non in termini elettoralistici) come la realtà oggettiva, prima si riuscirà a intavolare qualcosa di concreto e socialmente valido. Un indicatore del fatto che la politica dei palazzi è obsoleta, trita e ritrita, è evidente nella stessa Bologna: le occupazioni per la casa, il movimento dei migranti e tante piccole e piccolissime realtà che timidamente prendono vita ogni giorno. L’elemento di fondo, il motore di tutti questi fenomeni è l’elemento autogestionario, da intendersi come prassi del quotidiano che si basa su istanze del quotidiano. Nonostante negli ultimi tempi sia evidente il tentativo di strumentalizzazione partitica di certi individui, il movimento autogestionario dimostra una forte reattività, forse insperata, ma che rappresenta la nostra unica possibilità di licenziare definitivamente il parassita statolatrico. Terminando, mi permetto di ricordare a tutti coloro che hanno voglia di fare e brigare che ogni tentativo di confronto e/o scontro con i politicanti sarebbe perso. Vuoi perché i satrapi nostrani vivono un ordine di realtà differente, vuoi semplicemente per i paroloni che nascondono la non volontà di cambiare, coloro che ritengono di farsi portavoce delle istanze popolari rischiano di uniformarsi a coloro che pretendono di contrastare. Ritengo invece plausibile l’autogestione, questa grande eresia perseguitata da fascisti neri e rossi, come strada maestra: non essendo prevedibile nel suo divenire quotidiano, è larga e in discesa per coloro che vi si incamminano in buona fede ed abnegazione, ma tortuosa e dissestata per i politicanti che non ne vedono l’inizio e, per fortuna, la fine. Qualcuno penserà che sono un fanatico difensore dell’ortodossia anarchica, altri penseranno: "Ma cosa c’entra con l’intervista all’ "Achille Nazionale?" Forse nulla, per il semplice fatto che io e lui viviamo su due pianeti diversi. Questa è la tragica realtà degli eventi! Il Passatore |
|||||||