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Di P. Pawlikowsky con N. Press, E. Blunt, P. Considine Due ragazzine si incontrano e nasce un sentimento profondo. Per una sarà un grande amore, per l'altra un semplice gioco. Il regista Pawel Pawlikowski (anche cosceneggiatore insieme a Michael Wynne, dal romanzo di Helen Cross) sceglie la strada del minimalismo, sia nella scrittura che nella messa in scena, ma fallisce in entrambe. Difficile, infatti, lasciarsi coinvolgere da personaggi forzatamente sottotono, che fanno e dicono poco, come se il loro attraversare lo schermo fosse già un valido motivo di interesse. Il maggior difetto del lungometraggio è nella sua pretenziosità. Sembra in apparenza sfuggire i luoghi comuni calandosi con sincerità nell'intimo delle due protagoniste, invece si limita a raccontare gli stessi contrasti forti di sempre (una ricca, l'altra povera, entrambe con qualche trauma alle spalle) senza evitare scelte banali (lo scambio di vestiti, i giochi nell'acqua, il ballo a due, silenzi e capricci). Così come non basta muovere a mano la macchina da presa, frugare nei visi, cercare il dettaglio, per creare un'atmosfera di verità. Suona poco credibile anche la matura consapevolezza sessuale delle due ragazze, che sembrano vivere il loro rapporto con estrema serenità e senza i tanti interrogativi che galvanizzano e incupiscono la difficile età dell'adolescenza. Ulteriore colpo di grazia è la storia parallela del fratello di una delle due (il pur bravo Paddy Considine) ossessionato dalla propria redenzione attraverso il ritrovamento della fede cattolica, perché al limite del grottesco e anch'esso, come tutto il film, privo di reale approfondimento. Luca Baroncini di F. Bailey, R. Barbato È il giugno del 1972 quando la pornografia esce dalla clandestinità grazie al successo, inaspettato e colossale, del film "Gola Profonda" (25.000 dollari di costo per un incasso globale di oltre 600 milioni). Il documentario di Fenton Bailey e Randy Barbato ne ripercorre la storia, dalla rocambolesca genesi alle ripercussioni sociali, attraverso una formula che ricalca lo stile di Michael Moore: contrapposizione di pareri, voce fuori campo, musica accattivante e montaggio ad effetto. I due registi mostrano con efficacia, attraverso spezzoni del film, interviste a personaggi celebri (tra gli altri, Erica Jong, Gore Vidal, Hugh Hefner, John Waters) e materiale di repertorio, l'entità di quella che può essere definita come una vera e propria rivoluzione sessuale. Ed è curioso constatare come la causa di tanto fermento sia un filmetto al limite dell'amatoriale, definito dallo stesso Damiano "non certo un buon film", che ancora oggi, però, conserva una ruspante genuinità, lontana anni luce dalla grevità della seriale produzione pornografica contemporanea. Bailey e Barbato mostrano le reazioni dell'opinione pubblica, i numerosi tentativi di repressione del governo americano, l'interessamento di una platea quanto mai globale (dalle star del cinema alla casalinga), le interferenze addirittura della mafia nella suddivisione dei profitti. Seguono inoltre il destino di chi è stato coinvolto nel progetto del lungometraggio: dalla volubile Linda Lovelace (prima portabandiera della libertà sessuale, poi acerrima nemica del porno e poi ancora mezza nuda sulle pagine di riviste patinate), allo sfortunato Harry Reems, divenuto comodo capro espiatorio e salvato dalla galera solo grazie allo scandalo Watergate che portò Nixon alle dimissioni (immancabile, però, lo strascico devastante di droga e alcool). Senza dimenticare, ovviamente, il regista Gerard Damiano, che, con un'incoscienza oggi impensabile, diede il via a un mutamento dei costumi. La forza del documentario è nel prendere posizione a favore del libero arbitrio lasciando spazio a un'esplicativa alternanza di punti di vista e dando risalto, con ironia e incisività, al "lato oscuro" di una nazione. Luca Baroncini Triple Agent – Agente speciale di E. Rohmer con K. Didaskalu Dopo "Gioco di donna", un’altro film ambientato nella Parigi degli anni ’30, con sullo sfondo la guerra di Spagna e l’imminenza della tragedia europea. Piuttosto noioso, per la verità. Vorrebbe essere un film di spionaggio, ma è poco film (sembra piuttosto un’opera scritta per il teatro) e poco avvincente (tutto è piuttosto prevedibile). Ottima l’interpretazione della Didaskalu, grande nel ruolo della moglie di Voronin. Valido l’atto d’accusa contro l’ipocrisia dei politici di sinistra e la doppiezza degli stalinisti. Ma, nel complesso, la pellicola non regge il confronto con "Gioco di donna", assai meglio riuscita, anche se ingiustamente disprezzata dalla critica. Lucrezia Avitabile Le strane coincidenze della vita di D. O .Russell con D. Hoffman, I. Huppert, J. Law, J. Schwartzman, N. Watts, M. Wahlberg, L. Tomlin. Troppo chiacchierato, ma ben diretto e concepito, molto ben interpretato. Due giovani in carriera, uno idealista, l'altro "arrampicatore" si detestano: ma c'è di mezzo anche una società di "detectives esistenziali" (molto psicologismo d'accatto USA) e una pensatrice nichilista, almeno in apparenza. Tra le due tesi (tutto è connesso e da accettare, molto new-age e next-age / tutto fa schifo, nulla esiste) il film, che pure indulge a un certo ottimismo nel sottofinale, alla fine però ha il merito di "riaprire i giochi"... Eugen Galasso |
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