UN TUFFO DOVE L'ACQUA E' PIU' BLU

 

Tuffo

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Ci sono momenti, nella vita, nei quali ci si ferma e ci si guarda indietro. Vale per le persone, ma anche per le riviste. A quasi tre anni dall’uscita del primo numero di Cenerentola (datato 7 ottobre 2002), siamo andati a rileggerne l’editoriale.

Non parlammo, allora, di noi; e non lo faremo adesso, nel momento in cui, con un tuffo dove l’acqua è più blu, usciamo in tutte le edicole di Bologna, Casalecchio e San Lazzaro. Parlammo della situazione italiana e in particolare:

«1) della guerra che gli USA, e l’Italia con essi, hanno dichiarato (non si sa ancora a chi);

2) dell’immigrazione, che il governo italiano vuole limitare utilizzando la legge Bossi-Fini;

3) dell’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Su queste cose – scrivevamo - come libertaria e come sindacalista, Cenerentola vorrebbe dire il suo parere» (La mitica fanciulla era assai attiva nella Federazione delle Servette).

«Il conflitto cominciato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 – proseguiva l’editoriale -non ha come scopo quello di fermare i terroristi (che, ovviamente, non si addestrano a pilotare gli aerei in Afghanistan), ma quello di appropriarsi delle riserve energetiche dell’Asia e, più in generale, di controllarla militarmente. Non finirà con l’arresto di Bin Laden e dei suoi seguaci ma, come Bush continua a ricordarci quotidianamente nei suoi deliranti discorsi, sarà lungo, sanguinoso e, per tutti i paesi coinvolti, estremamente costoso». Ciò che, purtroppo, si sta verificando.

«L’immigrazione dai paesi più poveri continuerà. Ed è bene che continui. Infatti, non solo non è possibile fermarla (nessuno ci è mai riuscito, neppure costruendo la "grande muraglia"), ma è l’unico strumento con il quale i paesi più sviluppati possono procurarsi la manodopera indispensabile alla sopravvivenza. Non tutto si può far fare ai computer, e neppure è possibile costringere le poche donne italiane in età feconda a fare quei tre figli a testa che sarebbero necessari per sostituire chi andrà in pensione». Un’osservazione quasi ovvia, cui si continua a rispondere rinchiudendo in centri di detenzione chi ha la sola colpa d’essere sprovvisto del permesso di soggiorno.

Certo, fornire accoglienza a tutti gli immigrati non sarebbe privo di costose conseguenze, per la popolazione italiana. Ma, come abbiamo detto, non è priva di costi neppure la sorveglianza dei confini e, soprattutto, la difesa armata dei privilegi che, rispetto a gran parte dei popoli da cui gli immigrati provengono, abbiamo.

Circa l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che garantisce una relativa sicurezza della continuità del salario L’abolizione di fatto c’è già stata. -scrivevamo - Grazie alla politica rinunciataria portata avanti negli ultimi anni da CISL, UIL e CGIL, sono pochi ormai i lavoratori che godono del diritto al posto di lavoro. E, anche per loro, i licenziamenti sono diventati molto più facili di quanto non fossero solamente alcuni anni fa».

Pertanto, concludevamo, «occorre innanzitutto richiedere con forza l’immediata uscita dell’Italia dalla guerra.

Non che ritirando le nostre truppe di occupazione ci si possa illudere di non esserne toccati. Almeno però si darebbe un segnale forte agli altri paesi coinvolti, e si eviterebbe di ripetere il criminale errore fatto dal governo fascista nel 1940 quando, sperando di approfittare senza fatica delle iniziali vittorie dei potenti alleati tedeschi, imboccò una strada che portò alla rovina l’intero paese.

Occorre inoltre mobilitarsi per ristabilire il diritto alla libera circolazione. Ciascuno deve poter andare dove vuole, e cercare lavoro dove lo può trovare: alle condizioni, s’intende, stabilite dai contratti collettivi nazionali. Così hanno fatto, e fanno ancora, molti nostri connazionali; così devono poter fare i lavoratori che provengono dai paesi più poveri.

Occorre infine affermare il principio che nessun dipendente deve essere licenziato senza gravi motivi. (...)

Su questi obiettivi, contro la concertazione, è necessario che (...) il sindacalismo di base si impegni unitariamente per coinvolgere tutti coloro che si oppongono alla guerra, al razzismo, all’insicurezza in cui è costretto a vivere chi ha soltanto un’occupazione precaria».

Sono affermazioni che rimangono valide: l’uscita dalla guerra, la riconquista della libertà di circolazione, l’ottenimento di un minimo di sicurezza sociale, rappresentano gli obiettivi che una sinistra degna di questo nome dovrebbe perseguire.

Più datato appare l’appello al sindacalismo di base, formulato sull’onda del successo ottenuto dalla grande mobilitazione del 15 febbraio 2002 quando, al termine della manifestazione di Roma, i principali quotidiani e le televisioni annunciarono la nascita del "quarto soggetto sindacale", antimilitarista e anticapitalista. A tre anni di distanza, all’interno di quest’area, la sola che continui a difendere gli interessi dei più deboli, le vecchie logiche settarie hanno ripreso il sopravvento, facilitate dal fatto che ad essa i lavoratori si accostano nell’ottica di chi, più che offrire il proprio contributo alla trasformazione della società, richiede un servizio.

E’ necessario, più che mai, un forte impegno sul piano culturale, per contrastare il particolarismo, stimolare la ricerca di un’alternativa all’attuale sistema di dominio, sradicare l’abitudine alla delega. Cenerentola vuole proseguire il suo lavoro in questa direzione.

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