Estate fiorentina

 di Eugen Galasso

 

 

Disegno di una macchina di Leonardo

sei in Cenerentola>archivio>numero59>mostre

 

A Firenze, per tutta l'estate, sono da visitare almeno tre mostre: quella intitolata "Quando Dio abitava a Ife", a palazzo Strozzi, poi, sempre a Palazzo Strozzi, ma in altra parte, "La pittura figurativa del Novecento in Toscana" e "Le macchine di Leonardo", alla Galleria Michelangelo. Iniziando da quest'ultima, la più completa e "godibile", si dovrà dire che vi si vede la sintesi perfetta dello studioso d'anatomia, del pittore-architetto-scultore, anche divertendosi, ossia spostando manopole, attivando aggeggi: questo al servizio della comprensione di che cosa Leonardo intendesse progettando la bicicletta, l'aereo, le macchine più diverse (comprese quelle semplici, ma anch'esse attuate molto più tardi, come il salvagente - cfr. l'entusiasmo per lo  stesso nei "Quaderni di conversazione di Beethoven, all'inizio dell'Ottocento). L'aeroplano rimane la più affascinante sintesi di bellezza e funzionalità aerodinamica di quel mito di Icaro che, in forma delirante, tornerà poi malamente nel futurismo bellicista.

Poi "Quando Dio abitava ad Ife", ossia le più belle opere d'arte dell'antichità e fino al nostro (nostro, sottolineo) Umanesimo - Millequattrocento, nigeriane e non solo;  l'Africa "altra" è grande proprio per questo, per la sua "alterità", che, almeno dopo quel grande libro che è "Il Mondo attuale" di Fernand Braudel, storico, geografo, antropologo, sociologo, economista dovrebbe entrare nelle nostre delicate testoline, senza nessuna volontà di eurocentrismo, anzi cercando di imparare molto se non tutto: il "deforme" e il "brutto", lo smisurato e il sovradimensionato - meglio, ciò che prendiamo per tale - devono insegnarci qualcosa, come lo insegnarono a Pablo Picasso e alla sua "art nègre". Oreficeria, arte sacra e "bellica", arte apparentemente ornamentale: tutto per capire, con Senghor e non solo, il perché e il come della "negritude".

Poi l'arte figurativa toscana del Novecento, con le cose meno interessanti (i ritratti di Annigoni, con tutto il rispetto) ma anche la grandezza dei macchiaioli, l'unico pendant italiano di impressionismo e divisionismo, con tanto di luce, colore-luce e "creazione" (non  la "riproduzione" tanto cara a Lenin!) della realtà: con una segnalazione particolare di artisti meno noti di Fattori, come i Toscani (nonostante i nomi) Moses Levy, Elisabeth Chaplin (non parente di Chaplin regista-attore), Giorgio Kienerk, Lloyd Lewelyn; e a noi libertari la grandezza dissonante e provocatoria del Versiliese anarchico Lorenzo VIani, di cui finalmente attendiamo l'opera omnia come scrittore e pittore: altro che bozzettismo, l'umanità dostoevskijana degli "umiliati e offesi"!                

Eugen Galasso

Inizio pagina