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USA contro Cina: opinioni a confrontoSecondo quanto dichiarato da Joseph Nye, ex segretario aggiunto alla Difesa degli USA e professore ad Harvard, “credere nell’inevitabilità di un conflitto può trasformarsi in una delle sue cause”. (www.project.syndicate.org) «Nelle ultima settimane – scrive - la Cina ha annunciato un aumento del 12,6% delle sue spese militari; il direttore della CIA, Porter Gross, ha riportato il peggioramento dell’equilibrio militare nello stretto di Taiwan, il presidente Bush ha chiesto agli Europei di non togliere il loro embargo sulla vendita di armi in Cina. Tuttavia, i leader cinesi parlano di “crescita pacifica” (...). Analisti come John Mearsheimer dell'Università di Chicago hanno dichiarato categoricamente che la Cina non potrà crescere pacificamente e predicono che “gli Stati Uniti e la Cina hanno alte probabilità di confrontarsi in un’intensa competizione riguardo alla sicurezza con un considerevole potenziale bellico". Gli ottimisti sottolineano che la Cina si è impegnata ad avviare politiche di buon vicinato sin dagli anni '90 (...). Ma gli scettici replicano che sta meramente aspettando che la sua economia getti le basi per un’egemonia futura. Chi ha ragione? – si domanda Nye - Non lo sapremo per molto tempo, ma i partecipanti al dibattito dovrebbero ricordare il monito che Tucidide fece più di duemila anni fa, dicendo che credere nell’inevitabilità di un conflitto può trasformarsi in una delle sue principali cause. Entrambe le parti, credendo che la conclusione sarà una guerra con l’altro, organizzano preparativi militari ragionevoli, che l’avversario interpreta come una conferma dei suoi peggiori timori». «Gli USA e la Cina – conclude - non hanno bisogno di entrare in guerra. Non tutte la potenze emergenti intraprendono una guerra - e un esempio è stato il sorpasso americano dell'Inghilterra alla fine del XIX secolo. (...) Ma, ricordando il consiglio di Tucidide, sarà importante non confondere le teorie degli analisti con la realtà, e continuare a segnalarlo ai leader e ai popoli». Come è noto ai nostri lettori, noi della redazione di Cenerentola siamo assai più pessimisti dello studioso statunitense; temiamo che il conflitto, in realtà, sia già cominciato, e si stia concretizzando in un reciproco accerchiamento. In questa prospettiva guardiamo a ciò che gli USA stanno facendo in Asia (altro che “guerra al terrorismo”!) e in America Latina (dove la Cina sta investendo in maniera massiccia). Ci è però sembrato opportuno far conoscere anche il punto di vista di Nye: non vorremmo essere accusati di costituire, proprio noi, “una delle cause” di quanto sta accadendo! Più simile alla nostra è la posizione espressa da Stefano Capello, in un lungo e interessante articolo pubblicato da Wobbly; «L’inizio del nuovo secolo – scrive - ha visto una significativa accelerazione delle dinamiche di concorrenza globale all’interno dall’economia-mondo capitalistica e del tentativo, da parte delle classi dominanti degli Stati Uniti, di mantenere la propria supremazia sulle reti commerciali e finanziarie attraverso l’utilizzo dello strapotere militare che attualmente detengono. Le linee direttrici di questa operazione sono sostanzialmente due: la prima rivolta verso i paesi del Sud del mondo, e in particolare delle zone produttrici di materie prime energetiche o necessarie allo sviluppo della moderna industria, consiste in una forma specifica e innovativa di colonizzazione il cui tramite sono le élite locali cresciute all’interno delle università USA (...) La seconda linea direttrice è rivolta verso i paesi appartenenti al centro dell’economia capitalistica mondiale, economicamente importanti ma politicamente soggetti alla direzione USA, ossia i paesi europei e il Giappone, e verso quei paesi che potenzialmente sono in grado di ricoprire il ruolo di competitori globali della superpotenza americana, ossia Cina e India; nei confronti di questi paesi la politica adottata è quella di impedirne l’indipendenza nel rifornimento energetico presidiandone militarmente i luoghi di rifornimento e condizionandone così le politiche e lo sviluppo, e soprattutto ottenendone l’attivazione di imponenti flussi di capitali diretti da questi paesi verso il centro finanziario USA. L’intervento in Afganistan, quello successivo in Iraq e quelli per ora in preparazione (...) rispondono a questo tipo di politica (...)». «Il modello di crescita degli USA – prosegue Capello - risulta chiaramente basato sull’assorbimento di risorse dall’estero e finalizzato al finanziamento della domanda di spesa pubblica militare (...)». E «funziona su di una base di abbandono di qualsiasi riferimento di valore per il dollaro e di adozione di un doppio standard di relazioni finanziarie internazionali: creditorio verso i paesi del Sud del mondo e debitorio verso Europa, Cina e Giappone. Le tre caratteristiche sono ovviamente connesse tra di loro perché l’accentramento economico e l’espansione sui mercati esteri sono resi possibili dall’accentramento del potere politico e dell’uso della forza, e l’uso del dollaro come mezzo di pagamento internazionale sganciato da qualsiasi riferimento di valore è impensabile senza l’espansione del debito pubblico a sua volta garantito dalla solidità di un governo militarmente forte ed accentrato. (...) Il quadro così descritto – osserva Capello - segnala negli ultimi anni notevoli punti di fuga nel senso del suo incrinamento. Le risposte date dagli Stati Uniti ai fenomeni che mettono in crisi i meccanismi finanziari descritti sono ben lontane dall’essere vincenti: l’occupazione dell’Iraq e dell’ Afganistan e la quasi guerra a Siria e Iran, nonché la pressione indebita sulla Russia sono state tutte manovre costose e non risolutive (...) La crisi che si sta determinando – conclude - non sarà né facile né breve e vedrà probabilmente non il ripetersi di guerre mondiali, rese impossibili dalla diffusione di armamenti in grado di distruggere il mondo, quanto di crisi degli assetti statali e di quelli sociali non solo dei paesi del Sud del mondo ma, progressivamente, del cuore stesso dell’Occidente.(...)
Greenpeace sugli Organismi Geneticamente Modificati Riceviamo dall’Ufficio Stampa di Greenpeace, e volentieri pubblichiamo, il seguente comunicato: «I paesi europei non dovrebbero coltivare i mais Bt geneticamente modificati perché rappresentano una potenziale minaccia per l’ambiente. Questo è quanto affermato dal Professor Béla Darvas, dell’Accademia delle Scienze Ungherese, ospite della conferenza stampa organizzata a Bruxelles da Greenpeace. Il Prof. Darvas ha puntato il dito sulla necessità di ulteriori studi sugli effetti delle coltivazioni OGM e ha criticato la riluttanza dell’industria biotech a collaborare con scienziati indipendenti. I risultati delle ricerche commissionate al Prof. Darvas dal governo ungherese sul mais transgenico della Monsanto, Mon810, hanno portato l’Ungheria, lo scorso gennaio, a imporre il divieto di questo tipo di coltivazione, autorizzata invece dall’Unione europea con ben 17 varietà di questo OGM, iscritte nel registro europeo delle sementi. (...) "Il mais Bt può avere gravi e non volute conseguenze su diverse specie. L’Ungheria non può permettersi il rischio di autorizzare la coltivazione di questo mais fino a quando non saranno adeguatamente studiati i reali effetti che può avere sull’ambiente. E’ per questo che l’Ungheria ha adottato un approccio precauzionale vietando il Mon 810" ha dichiarato il Prof. Béla Darvas. (...) Greenpeace è preoccupata che la potenziale minaccia per l’ambiente del mais Bt e di tutte le altre coltivazioni geneticamente modificate venga consistentemente sottovalutata dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA)». Bolzano: la destra ha vinto le elezioni comunali Le elezioni comunali bolzanine (secondo turno: per l'elezione "diretta" del sindaco), svoltesi lo scorso 22 maggio, hanno visto Giovanni Benussi, esponente del "centro-destra", ma anche di una più ampia "aggregazione" (tipo lista civica, anzi quasi un "Frente Amplio", in salsa italo-tirolese-ladina) prevalere sul sindaco uscente, Salghetti Drioli, esponente del "centro-sinistra" (molto centro e poca sinistra, peggio che la giunta Cofferati bolognese) di solo sette lunghezze, cioè di soli sette voti. Un'incollatura, direbbero quelli che amano lo sport (ciclismo, motociclismo, io non ci capisco nulla..) ma forse abbastanza per vincere; sempre che a qualcuno non salti in mente di "rifare le elezioni", cosa che a Bolzano, ora, dopo un secondo turno in caduta libera (un'emorragia di voti rispetto al primo di tutto rispetto), comporterebbe - il che a chi scrive non dispiacerebbe - un astensionismo record. Chi scrive è convinto che complessivamente, con tutti i distinguo del caso (e con "altre lune") una forma di partecipazione libertaria (libertaria, non di chi si finge libertario per vincere qualche referendum...) alla vita politica sia concepibile. Certo non lo è, appunto, nelle condizioni attuali, dove vale l'anarchico-ottocentesco /novecentesco "élections pièges aux cons", "elezioni trappole da stronzi" (e scusate, ma l'espressione francese è più dura). Non c'è altra speranza, invero, che sparigliare le carte e rifarle totalmente: i comitati di quartiere, a Bolzano e altrove (ma a Bolzano è peggio, ora lo posso dire da non più residente, c'è l'aggravante etnica) non funzionano per nulla; si parli di fognature o di politica culturale (inutile che snoccioli citazioni: entrambe le cose sono importanti e "nobili" allo stesso modo), sono organismi meramente consultivi, ma senza voce in capitolo, senza che poi il consiglio comunale tenga conto di quanto deciso a livello di base... Bookchin piange, forse, ma è così: il suo eco-comunalismo, bellissimo in teoria, ha bisogno però poi di pratiche che non contemplino lacci e lacciuoli, cavilli d'ogni tipo. Ciò premesso, che cosa vogliono dire queste elezioni? Che i sostenitori del partito SVP (Suedtiroler Volkspartei - partito del popolo sudtirolese, etnicista non meno del Vlaams Blok o della Lega, ma senza il coraggio di esplicitarlo) hanno vinto; che non c'è più pazienza, da parte della "sinistra" italiana, sudtirolese, di immigrati regolarizzanti / votanti, di spartire con DS e affini (PRC, PDCI, SDI e centristi vari) un etnicismo folle, che separa, a ogni censimento, ma anche in altre occasioni (richiesta di lavoro o di casa a mutuo agevolato), i gruppi etnici (linguistici, si dice, ma è una foglia di fico...). Sarebbe come se a Bologna si chiedesse al singolo cittadino "Sei Bolognese /Emiliano del Contado/ Romagnolo/ Toscano o ‘altro’?" Ma poi c'è la città (Bolzano) che, economicamente, è a rimorchio di mamma-Provincia, mamma-SVP, sempre più "bleich" (cito la Von Trotta e Fassbinder, "pallida", cioè e matrigna) che fa da idrovora, anche proprio con i moneys, lasciando le briciole delle finanze ai poveri Bolzanini... Attività culturali, politiche, associative? Solo quelle che vanno bene all'altra "pallida madre", la Chiesa Cattolica. Dopo che la rivoluzione comunista-protestante di Michael Gaismayr nel 1525 fu estirpata con il ferro e il fuoco, l'offesa massima per il "buon Sudtirolese" è "Lutherer" (protestante, non solo luterano) o "Walscher" (taiàn in trentino o ladino, spaghetti o "macaroni" come dicono Francesi e altri). Un quadro catastropunk à la William Gibson? Forse, ma in realtà è quasi peggio; salvo i soldi erogati da Roma e, con la "Stille Hilfe" (aiuto silente), da Innsbruck (ma non da Vienna), il qualunquismo del Bolzanino tipo, dopo qualche bestemmia similetnica (l'unica cosa su cui i diversi gruppi convergano), dopo un "Gemma in die Pizzaria, host Lust?" (andiamo in pizzeria, hai voglia), è il qualunquismo diffuso per cui i due "Poli" (diversamente mescolati, ma, insomma...) pari son... "Viva la Fransa, viva la Spagna, pur che se magna", diceva un vecchio proverbio italiano, ora "ri-formulato"; ma l'asse tende, paradossalmente come a Catania, verso destra... O no? Eugen Galasso Modena: sgomberata la casa cantoniera Con un comunicato stampa datato 25 maggio 2005, il Comitato per il diritto alla casa di Modena e l’Unione Sindacale Italiana, sezione di Modena, hanno informato che «sono avvenuti da parte degli occupanti italiani e tunisini della casa cantoniera di via Canaletto due incontri con gli assessori Maletti, del comune di Modena, e Abiusi del comune di Sassuolo» nel corso dei quali «gli assessori si sono limitati ad elencare i già noti percorsi istituzionali, senza prospettare nessun tipo di soluzione nell'immediato». Gli occupanti desiderano, prosegue il comunicato, «poter continuare ad utilizzare ragionevolmente lo stabile di via Canaletto 211 fino alla soluzione del problema abitativo delle famiglie». Chiedono quindi di pagare un affitto ragionevole per il periodo dell’ utilizzo. «Aggiungiamo che, la casa cantoniera, per voce dei vicini, era luogo utilizzato da un intenso spaccio di eroina, spaccio con cui ci siamo già duramente scontrati. Ci chiediamo quale legalità ci sia nello sgomberare dei lavoratori per lasciar vuota una casa e regalarla nuovamente al degrado». Il 31 maggio, alle 7 del mattino, la casa cantoniera è stata sgomberata da oltre 60 tra agenti di polizia e carabinieri. |
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